Nel terribile naufragio del 18 aprile 2015, nel mare tra la Libia e l'isola di Lampedusa una imbarcazione eritrea con un migliaio di migranti naufragò. Superstiti 28. Il medico legale Cristina Cattaneo che ha proceduto alla ricognizione dei corpi, da alcuni particolari ha ricostruito le loro storie che ha raccolto in un libro dal titolo: Naufraghi senza volto (Cortina Editore). Commosso da una di quelle storie, il designatore Makkox su Il Foglio pubblicò la vignetta che ho riportato sopra.
- (presa da: www.repubblica.it/cronaca/2019/01/17news)
Nella tasca dei pantaloni di un giovane corpo fu trovata la sua pagella scolastica, cucita alla stoffa dei pantaloni. Forse a cucirla fu la sua mamma. La pagella riportava l'età: 14 anni, e la provenienza: il Mali. Aveva attraversato il deserto. Quella pagella era la sua carta di identità: testimoniava la sua voglia di studiare, di conoscere, di incontrare, di diventare grande... Ma non incontrò esseri umani. Il mare lo inghiottì nelle sue onde. Attorno, pesci, polipi, cetacei... e il piccolo nufraga con la pagella in mano: "Sono Io!".
Alcuni potenti costruiscono muri, altri chiudono i porti.
Papa Francesco ammonisce che la migrazione è un arricchimento umano. I suoi nonni furono migranti dall'Italia all'Argentina.
Un migrante giapponese a Milano ha aperto due ristoranti dove offre la refezione delle sue isole. I milanesi accorrono e fanno fila per gustare una portata di sushi o di yakitori o di tempura. Grazie ai due ristoranti di Shiro (è il nome d'arte del ristoratore giapponese), Milano è più allegra. Nel dicembre scorso il governo giapponese ha rilasciato a Shiro la medaglia di riconoscimento come il giapponese che nel 2018 ha fatto amare di più il Giappone all'Europa. Nel 2009 Shiro ha chiesto a me, cappellano per i giapponesi, la grazia del battesimo cristiano. Cristiano, il suo stile giapponese è rimasto intatto.
Nella città di Milano e anche altrove circolano molti questuanti. Forse due terzi sono non italiani, un terzo italiani. Non tutti chiedono per superare un'urgenza temporanea e ritrovare un proprio lavoro dignitoso. Piuttosto chiedono proprio per non dover cercare un proprio lavoro. Spesso lo si comprende dall'atteggiamento con cui chiedono.
Discernere se si deve dare o non dare, se dare un euro o rivolgere una domanda che fa riflettere, è difficile e ci mette alla prova.
Ma è un dovere di coscienza e di dignità umana.
Se il piccolo naufraga si fosse salvato e ora fosse proprio lui a stendermi la mano, e io, convinto che tutti sono sfaccendati, gli voltassi la schiena, quanto sarei disumano! Lui tirerebbe fuori la sua pagella per farmela vedere, ma io sarei già voltato da un'altra parte.
Verso quale parte?
Verso la disumana faciloneria di sentenziare che tutti sono uguali, e così io non ho da fare la fatica di discernere. Oppure, se lo posso, scegliere di dare un euro a tutti in modo uguale per togliermi dall'impaccio. Oppure, se sono uno dei potenti, dire che gli scafisti sono criminali e quindi l'immigrazione va combattuta, anche i migranti. Criminali! Anche il piccolo naufrago!
Restare umani è la sfida più ardua di noi esseri umani.
p. Luciano.
i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.





