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Animazione Missionaria e Vocazionale

Desio (MB)



Presentazione

La nostra casa vuole dunque essere “spazio aperto” di condivisione con la famiglia saveriana, composta dai missionari saveriani, dalle missionarie saveriane e dai laici saveriani. Insieme incroceremo cammini di vita alla luce di Cristo con un grande desiderio di felicità e di pace.

Cdesio celebrazionei rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.

Qui, dall’inizio alla fine, la missione è intesa come incontro tra persone in Cristo che, secondo continenti, modalità e tempi diversi, suscita sfide, accende il cuore di desideri e porta a formulare progetti.

Offriamo, dunque, strumenti di animazione, itinerari e proposte di formazione, incontri di Spiritualità alla luce del Vangelo, l’ascolto di testimoni, di missionari che hanno già fatto la loro scelta di vita accanto agli ultimi del mondo.

Insieme, ci collegheremo con tante persone già impegnate nella diffusione del Vangelo e anche noi potremo scoprire cammini per farlo a partire dal nostro territorio, dal nostro ambiente lavorativo, scolastico o universitario, per essere anche noi proiettati verso gli altri… “fino agli estremi confini della terra!

Forum delle Religioni: Un dialogo tra Musulmani e Cristiani

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Questo articolo a quattro mani nasce dopo un incontro ricco di significato e di contenuto. Oltre a presentare Eleonora e Cosimo, vorrei anch’io condividere cosa ho ricevuto dall’incontro di domenica scorsa quando vedevo gli occhi illuminanti dei giovani quando parlavamo della fede in Dio. La conclusione sarà affidata al nostro diacono Jean Paul.

Eleonora è una giovane della comunità pastorale di Desio. Studia filosofia e scrive in un giornale del territorio. Si dedica, oltre allo studio, al servizio dei più bisognosi collaborando con la caritas della città. Nel suo scritto, descrive succintamente quel che è accaduto durante l’incontro. Il suo scritto dà l’ossatura di come si è svolto l’incontro.

Cosimo Iodice, invece, è papà, insegnante. Da alcuni anni collabora in modo molto attivo con i missionari saveriani nei vari progetti di annuncio e missione soprattutto nel cammino del dialogo interreligioso/interculturale. La sua competenza teologica e la sensibilità missionaria lo rendono presente e disponibile in vari ambiti della vita comunitaria, in modo particolare nella parrocchia san Giovanni Battista.

Prima quindi di gustare le loro testimonianze, vorrei spendere due parole circa l’effetto che ha avuto questo incontro sulla mia vita in quanto persona umana e cristiano missionario. L’incontro ha avuto un impatto molto positivo su di me.

I giovani hanno ribadito in me la convinzione secondo la quale “è possibile incontrarsi nella diversità. È possibile camminare insieme. È possibile abbattere i muri dell’ignoranza se soltanto ci mettessimo in ascolto dell’altro. È possibile andare oltre i pregiudizi. È possibile sognare un mondo dove ci si incontra, ci si parla, ci si conosce a vicenda nel rispetto dell’altro e della sua storia e appartenenza. È possibile.

In quanto cristiano, questo incontro ha purificato qualcosa in me. Sentire, vedere, leggere negli occhi dei ragazzi musulmani quella lucidità, convinzione, brillantezza con cui descrivevano la bellezza e la gioia di digiunare con Dio ha provocato in me interrogativi: come ho vissuto la quaresima, quanto sono cristiano, quanto posso sacrificarmi per i fratelli?

Spero davvero che ci siano ancora e ancora incontri come questi per provocare conversine e amore verso Dio e la Chiesa. La testimonianza dei ragazzi risuona come una voce che urla: coraggio, cammina sulla strada del dialogo, non smettere di dialogare, di incontrare.

Più ti lasci incontrare dal diverso più diventi persona umana.

Ecco il momento di leggere Eleonora e Cosimo. [Emmanuel Adili Mwassa sx]


 

 [di Eleonora Murero]

Non uno scambio teologico sull’interreligiosità, non una lectio, ma semplicemente un dialogo aperto, tra persone comuni, tra credenti cristiani e musulmani.

Questo è stato possibile a Desio grazie alla mediazione dei Missionari Saveriani, con il rettore padre Emmanuel Adili Mwassa e Padre Jean Paul. Ma non solo c’era anche Cosimo Iodice, l’ausiliaria Barbara Olivato, don Pietro Cibra della pastorale giovanile della comunità pastorale Santa Teresa di Gesù Bambino di Desio e Ashraf Mohammed Koakhar, che ha rappresentato la comunità musulmana pakistana a Desio.

In totale erano presenti 26 persone, tra giovani e religiosi cristiani e musulmani che hanno voluto partecipare a questo forum di discussione aperta, che si è tenuto domenica 18 aprile alle 18.30 sulla piattaforma Zoom.

Il momento per fare questo incontro non è stato casuale, ha corrisposto con la fine del periodo più importante per i cristiani, la Pasqua e l’inizio di uno dei momenti più forti della religione musulmana, il mese di Ramadan.

Sono state le domande che hanno guidato il dialogo e la serata, la prima è stata per la comunità musulmana, come faccio a tenere vivo il senso della preghiera per tutta la durata e come si fa a resistere tutto il giorno senza mangiare? La risposta non ha tardato ad arrivare, infatti senza esitazione una giovane ha risposto che “Il nostro cibo è Dio, la sua parola, la preghiera ci accompagna in modo sempre diverso in questo tempo di purificazione per noi”.

Qual è il senso profondo del mese di Ramadan? C’è un motivo? C’è piacere nel farlo?Sì, perché è il nostro mese di perdono, quando anche Allah è più felice. Noi per vivere abbiamo bisogno dei pasti, ma il pasto dell’anima è la lettura del Corano ed è di gran lunga più saziante”. Tutti i giovani musulmani che hanno parlato hanno affermato, a modo loro, quanto gli piaccia fare il Ramadan. “È un tempo speciale, nel quale posso pregare di più, è pesante perché vado a scuola e c’è il sole, però mi piace farlo e non do tanto peso alla fatica”.

Come influisce nella vita quotidiana? La preghiera, vi aiuta a vivere meglio la giornata? “Questo mese mi aiuta a essere più vicino a Dio e pregare tanto con lui. Se durante l’anno non riesco a rileggere il Corano, in questo mese cerco di farlo più volte. Mi sento più vicino a Dio, nonostante tutta la fatica, questa ti dà la forza. Non è bere o mangiare, ma un amore dentro che senti quando fai il Ramadan”.

Il Ramadan è anche il mese della solidarietà, infatti molti musulmani fanno tanta carità in questo mese, donando il 2,5% del reddito. Insomma è un periodo che consente di vivere bene i pilastri della fede musulmana.

Andando dall’altra sponda, invece, sul lato dei giovani cristiani sembrava suonare un’altra musica: c’è più insicurezza nel vivere bene i momenti di quaresima, avvento, di penitenza e riflessione. Ci si chiede maggiormente quale sia il senso della fede al di là delle formule tradizionali delle preghiere, della recita del rosario, etc. C’è tanta voglia di riflettere e guardare dentro sé stessi, cercando di mettere a fuoco Gesù, che non è dato per scontato.

L’incontro si è concluso lasciando andare i fratelli musulmani a pregare per poi poter mangiare al calar del sole, dopo le 20.30.

La speranza è che ci sia un secondo incontro in presenza.


 [da Cosimo Iodice]

Domenica 17 aprile su zoom ho partecipato ad un momento veramente unico. Giovani, cristiani e musulmani, si sono parlati, confrontati, chiamati per nome. Su che cosa? Sulla festa (Pasqua-Ramadan). Con quale intento? Conoscersi e conoscere. La conoscenza è alla base dell’accettazione fra diversi, pur se il credo religioso è diverso, ciò che importa è l’unità e non la divisione.

Cosa ha reso particolare questo incontro? È stato anzitutto la semplicità, un linguaggio franco, sincero, non arrogante, un linguaggio di dialogo, vero e intenso. I ragazzi hanno preferito dialogare senza filtri. Gli adulti di entrambe le religioni, spesso si domandano: Una vicinanza non è affatto facile e gli esiti sono incerti, prevarranno il dialogo e una buona convivenza, oppure, ci si attende incomprensioni e conflitti?

I ragazzi domenica pomeriggio hanno risposto in forma diretta a questo quesito. La comprensione e l’assenza di conflitto è possibile. Questi giovani mi hanno fatto riflettere sulla gioia della fraternità: siamo tutti figli dell’unico Dio, che «fa piovere sui giusti e sugli ingiusti»; per questo, ogni uomo e donna va considerato fratello, superando ogni pregiudizio.

Sullo schermo del mio PC durante il collegamento non ho visto noi e loro, non ho visto un muro che distanzia e separa, non ho visto mancanza di perdono. Ho visto solo capacità di iniziare percorsi, sorrisi, speranza, gratuità e semplicità di cuore. Grazie ragazzi, da voi ho maggiormente imparato, che per vivere valori e migliorare la qualità nei rapporti è importante il dialogo, pertanto, siamo sulla strada giusta.

Ho capito ulteriormente, che il dialogo del futuro è aperto, è disponibile a varie e diverse possibili esperienze e direzioni; i giovani hanno chiaramente testimoniato che, partendo da un contesto pur piccolo, è possibile e ragionevole pensare al dialogo del futuro e impegnarsi a costruirlo come luogo dell’incontro, come libera pluralità di scelte e comportamenti, se si vuole, si è capaci di coabitare, confrontarsi, arricchendosi reciprocamente.

Nel guardare e sentire questi giovani, ho trovato una motivazione in più per dire con chiarezza: io credo nel dialogo, nella possibilità di un rapporto positivo e costruttivo con l’altro, sia da un punto di vista religioso che sociale/culturale. Credo che il presente, pur nella sua indubbia fragilità e complessità, contenga però le basi per un cambiamento, per una novità di vita sociale fondata sul rispetto, sulla convivenza di persone diversi e plurali; in definitiva, sulla pace.

Si: io credo nella pace. Per questo dico ancora grazie ragazzi, che con il vostro atteggiamento dialogante, di rispetto e pacifica convivenza avete contribuito alla pace nel mondo intero.


[del diacono Jean Paul Majambere]

La fede si rinforza incontrando e conoscendo la fede dell’altro.

Questa è la frase che può riassumere l’incontro che si è fatto via zoom il 18/04/2021 tra i giovani cristiani e musulmani. Durante l’incontro i giovani cristiani e musulmani hanno condiviso fraternamente qualche aspetto della loro fede partendo dalla festa di Pasqua per i cristiani, e dal periodo di Ramadan per i musulmani.

La condivisione dei giovani ha suscitato in me una grande gioia perché ho scoperto quanto la fede è più importante in quanto dono. Perché ci sono alcuni aspetti che si vivono grazia alla fede come è emerso nella condivisione. Alcune cose o pratiche considerate come impossibili agli occhi umani come il digiuno diventano sorgente di grazia e di forza spirituale per resistere al male.

Infatti, nella loro condivisione, i giovani musulmani hanno manifestato l’aspetto molto bello del digiuno, dicendo che il digiuno bene osservato diventa l’energia per concentrarsi sulla preghiera. Quest’ultima a sua volta diventa l’arma per resistere alla tentazione della carne. In questo periodo, il digiuno per loro è un tempo propizio per ascoltare e aprire il loro cuore ad Allah. Questa loro condivisione può essere per noi, cristiani una spinta per riscoprire la bellezza spirituale che scaturisce dal nostro privarci di qualcosa non per l’eroismo ma per concentrare tutta la nostra mente e forza all’ascolto di Dio; cosa che si sta perdendo pian piano ma che era di grande importanza per i primi cristiani.

Incontri come questi aiutano a scoprire come la fede dell’altro può rinforzare la propria fede tramite la condivisione vicendevole. Inoltre è una occasione di conoscenza reciproca che aiuta a rispettare le tradizioni religiose dell’altro e a valorizzare le proprie tradizioni. Perché conoscendo le pratiche religiose dell’altro diventa anche un’opportunità di camminare insieme nel cammino del dialogo interreligioso integrando le nuove generazioni. I momenti di scambio come questo potrebbero essere una occasione di offrire ai nostri giovani rispettivi la possibilità di conoscere e rispettare l’altro con la sua fede. Nello stesso momento conoscere i tempi forti e le pratiche religiose che ne derivano favorisce l’accompagnamento mutuo e l’aiuto reciproco nel favorire il clima propizio per esprimere le proprie credenze.



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