Non è vero che l’integrazione è avvenuta semplicemente perché questa generazione di giovani ha frequentato le stesse scuole, ha la cittadinanza italiana, frequenta gli stessi locali. Guardandoci attorno abbiamo notato che gli spazi che pensavamo diventassero spazi naturali di dialogo e conoscenza non hanno investito in tale percorso di integrazione. Ad esempio le famiglie stesse a volte sono ancora isole, le scuole non hanno sempre una didattica strutturata di integrazione. Con questo percorso vogliamo dare loro l’opportunità di conoscersi veramente e di capire che le diversità vanno incontrate, conosciute e non annientate perché annullarle vorrebbe dire annullare il proprio io. Siamo convinti che il rispetto e la pace parta proprio da qui.
Perché dopo tanti anni continuare questo percorso? Il dialogo non è un qualcosa che nasce spontaneo, pur avendo la natura umana un’indole alla vita di gruppo. La voglia di conoscersi magari l’abbiamo nel DNA, si chiama curiosità; la nostra etica a volte “ci forza” a fare dei passi verso l’altro, ma la voglia di camminare insieme è altro. Per questo è importante creare delle occasioni che “rompono il ghiaccio”, e che suscitino il desiderio di andare incontro all’altro con verità e al di là della sensazione emozionale iniziale.
In questo cammino abbiamo scoperto che le convinzioni del mio vivere, del mio fare, del mio dire derivano dal mio credo; solo riportando il tutto nel silenzio della preghiera e nelle radici della mia fede, qualunque sia la mia fede, l’idea prende VITA, l’altro diventa una persona, il cielo diventa uno ma nostro, tutto “A GRATIS”. È un qualcosa in più o in meno del mio percorso di personale di fede? Non è né di più né di meno, è un pezzo del puzzle, anzi per me tante volte è stato collante e rafforzativo perché per poter dialogare ho dovuto per prima ritrovare la mia fede ed essere credibile nel viverla.
È vero siamo costretti a vivere sotto lo stesso cielo, perché il cielo è uno, ma chi ha fede sente la gioia e la responsabilità di andare a costruire storie di vita sotto lo stesso cielo.
Giorno dopo giorno, i passi diventano cammino. E camminando si apre la strada. Questo ci ha portato in modo naturale a vivere la vita quotidiana insieme. Insieme per fare festa con le nostre famiglie, insieme nei momenti importanti (i nostri matrimoni, la perdita dei nostri cari…), insieme a giocare, insieme a “dire no allo spreco”, insieme ad aiutare durante la pandemia le famiglie che erano in difficoltà, ma spesso tornare insieme per pregare. Se penso ad un momento in cui il dialogo e l’integrazione ha assunto un aspetto concretamente vero è quando insieme preghiamo, ognuno davanti al proprio libro e con il proprio stile.
Il cammino 2021-22 sarà legato al festival della missione e ci vedrà lavorare sui temi del vivere (il senso vero della vita) per (per chi o per che cosa vale la pena vivere) dono (celebriamo la vita).

i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.






