MEZZO SECOLO SUI PASSI DI CRISTO: LA MISSIONE SENZA CONFINI DI PADRE OLIVIERO FERRO, SX

Che cosa sping
e un uomo a lasciare la propria terra, le proprie certezze e gli affetti più cari per incamminarsi verso l'ignoto? La risposta risiede in un mistero di vocazione e abbandono che, per padre Oliviero Ferro, missionario saveriano, ha avuto inizio ufficialmente il 3 ottobre 1976. A distanza di cinquant’anni da quel sì pronunciato davanti all'altare, la sua vita si rivela come una lanterna accesa capace di illuminare due mondi apparentemente distanti: il cuore antico dell'Europa e le terre vibranti dell'Africa. Celebrare il suo giubileo d'oro sacerdotale significa ripercorrere non solo una biografia personale, ma una vera e propria epopea dello spirito, dove la fedeltà a Dio si traduce quotidianamente in amore per l'umanità.
Il punto di partenza: le radici piemontesi e la gratitudine
Ogni grande viaggio missionario si radica in un terreno fecondo. Per padre Oliviero Ferro questo terreno è Plello di Borgosesia, un piccolo borgo del Piemonte di appena trecento anime. È qui che si coltivano i primi semi della fede, ed è qui che il missionario ritorna ciclicamente per attingere linfa vitale. Il sentimento che domina lo sguardo di padre Ferro dopo mezzo secolo di ministero non è la nostalgia, bensì la meraviglia e la gratitudine. Camminare tra le tombe del cimitero del suo paese natale diventa un rito di comunione: un grazie silenzioso a chi lo ha preceduto, a chi ha aggiunto un tassello invisibile ma eterno alla sua crescita umana e sp irituale. Questa profonda consapevolezza delle proprie radici è ciò che gli ha permesso di non perdersi mai, nemmeno nelle periferie più remote del mondo.
I due mondi: la cattedra dell'Africa e l'approdo in Sardegna
Il carisma dei Missionari Saveriani ha spinto padre Oliviero oltre i confini nazionali, portandolo a vivere per oltre tredici anni tra il Congo e il Camerun. L'Africa non è stata per lui una semplice terra di evangelizzazione, ma una vera e propria cattedra di vita. Lì, tra strade polverose, ponti fragili e comunità di base ferventi, padre Ferro ha appreso la virtù più difficile per l'uomo occidentale: l'arte di non correre. La lentezza africana, il valore sacro del tempo dedicato alle relazioni e i quattro lunghi anni di preparazione richiesti per un singolo battesimo gli hanno insegnato che la missione non è efficienza, ma presenza.
Accanto all'esperienza africana si colloca lo snodo fondamentale della Sardegna, in particolare Macomer e Cagliari, che da sedici anni è diventata nuovamente la sua casa. In quest'isola ricca di storia, archeologia e tradizioni, padre Oliviero ha saputo innestarsi con la stessa umiltà profusa in terra d'Africa. Il suo "cuore sacerdotale" si è dilatato per accogliere le sfide di una Chiesa locale che, in un mondo moderno secolarizzato e complesso, chiede di essere ascoltata, incoraggiata e guidata verso una speranza che non delude.
L'Eredità ai Giovani: Essere Originali per il Vangelo


Il valore profondo del tema di una vita interamente spesa per il Vangelo si misura anche nella capacità di trasmettere il testimone. Padre Oliviero Ferro non si stanca di dialogare con le nuove generazioni, offrendo loro una bussola spirituale ispirata alle parole del giovane Beato Carlo Acutis: l'invito a rimanere "originali" e a non trasformarsi in grigie "fotocopie". In un'epoca dominata dal nichilismo e dalla precarietà dei legami, la testimonianza di padre Oliviero dimostra che scommettere la vita su Gesù Cristo non è un azzardo, ma una certezza. Il suo invito ai giovani è radicale: non accontentarsi delle briciole o dei piccoli compromessi, ma donare il meglio di se stessi, affrontando il futuro senza paura perché "Gesù Cristo non imbroglia mai".
Conclusione

I cinquant'anni di sacerdozio di padre Oliviero Ferro, SX, rappresentano la testimonianza tangibile che la missione non ha una data di scadenza. Essa è una disposizione permanente del cuore. La sua "lanterna", alimentata dall'olio della preghiera e dal servizio saveriano, continua a brillare a Cagliari così come ha brillato nei villaggi africani e tra le montagne piemontesi. La sua vita ci ricorda che l'unico modo per non sprecare l'esistenza è farne un dono totale, camminando con gli altri e offrendo a chiunque si incontri sul proprio sentiero un motivo per sperare e un sorriso per ricominciare.












