baba, starehee, ikikupendeza. Unaona ya kama bibi yako analia sana. Ugonjwa wake inaendelea saana (papà, stai tranquillo. Vedi che tua moglia piange molto. La sua malattia sta andando avanti)”. Dicevo a un papà che era appena uscito dal bar e che stava gridando a sua moglie, perché voleva mangiare e non voleva sentire ragioni, perché lui era l’uomo e aveva tutti i diritti. Anche i figli si avvicinano al papà e cercano di farlo ragionare. All’inizio si rifiuta, poi passata la sbornia di birra di banane, si siede e comincia a chiedere cosa stia succedendo alla moglie. La figlia più grande gli spiega che la mamma era tornata stanca dai campi e aveva dei capogiri. Erano andati dall’infermiere che aveva dato qualche pastiglia, ma niente era cambiato. Allora la faccio portare al dispensario della missione di Luvungi. La suora responsabile la visita e poi mi dice che la mamma da qualche giorno non mangia e quindi non ha la forza di andare a lavorare. Fa chiamare il marito e lo rimprovera, dicendogli di smettere di buttare i soldi nel bar, ma di cominciare a pensare ai problemi della famiglia. A malincuore accetta. Dopo qualche giorno, la mamma comincia a stare meglio e vedo che il marito ha smesso di frequentare il bar. Si da da fare per la casa e ha ricominciato a lavorare. Speriamo che duri.







