“Swedi, ulishiba leo?” dico a un papà che stava passando la mano sulla pancia, facendo un sospiro di soddisfazione. Mi guarda e mi dice: “lakini, ingaliki fasi kidogo kwa kuongeza. Nitaomba kwa bibi yangu kiongezo kidogo (ma, c’è ancora un posticino per aggiungere. Lo chiederò a mia moglie una piccola aggiunta)”. Lo guardò e mi metto a ridere. Mi guarda ancora, un po’ stupito e mi dice: “padiri, haujiu ya kama mwamaume anapashwa kula bien? Bila ile, nitaweza kutumika mu shamba namna gani? (padre, non sai che l’uomo deve mangiare bene? Altrimenti, come potrò lavorare nel campo?)”. io continuo: “lakini ni bibi yako yule anayetumika. Weye unaangalia tu (ma se è tua moglie quella che lavora. Tu stai solo a guardare)”. E lui, senza scomporsi mi risponde :”Ulitufundisha ya kama Mungu alitia kwanza mwanaume duniani, kiisha mwanamke, si vile. Maana yake mimi niko ya kwanza na bibi ni ya pili (ci hai insegnato che Dio ha messo nel mondo per primo l’uomo e poi la donna, non è forse vero? Quindi: io sono il primo e mia moglie la seconda)”. Cominciavo a spazientirmi. Per finirla gli dico “Weye unashiba ya maneno. Sasa, uende kusaidia bibi yako kwa kusafisha saani na acha maneno. Ukipenda kuwa mkristu ya kweli, usaidie bibi yako. Kwa heri (tu sei sazio di parola. Adesso, vai ad aiutare tua moglie a pulire i piatti e finiscila. Se vuoi essere un buon cristiano, aiuta tua moglie. Arrivederci)”. Rimane a bocca aperta, poi, a malincuore, va ad aiutare la moglie!







