“padiri, nilifanya safari ya pekee. Nilienda mpaka kijiji kabambi karibu ya capital ya Congo (padre, ho fatto un viaggio speciale. Sono andato fino a un villaggio vicino alla capitale del Congo)”. “sawa, unifasirie, ili mimi pia naweza kufurahi pamoja nawe (bene, spiegami, affinchè anch’io possa essere contento con te). Io non ci sono mai stato nella capitale, perché era a duemila chilometri da Baraka e bisognava prendere l’aereo. E poi, avevo molte cose da fare in parrocchia, però ero curioso di sapere che cosa aveva affascinato il mio amico. Comincia a descrivere il viaggio (aereo, camion, taxi…) fino ad arrivare alla capitale dove abitava un suo zio, colonnello dell’esercito. Aveva gli occhi eccitati, perché era la prima volta che andava lontano. Era stato ben accolto dalla moglie dello zio. Gli avevano assegnato una cameretta. Lo zio non era molto presente, perché spesso i suoi superiori lo mandavano in missione, però gli aveva promesso di portarlo un giorno nel centro della città e fargli vedere come si viveva. Era rimasto impressionato dal traffico, dalla gente che riempiva le strade, dalle grandi case, dai luoghi di ritrovo. Una domenica era riuscito anche ad andare allo stadio a vedere una partita dei “leopards”(la nazionale congolese). Aveva fatto amicizia con i vicini di casa, tutti figli o parenti di militari. Qualche volta usciva con loro, ma doveva fare attenzione perché non conosceva la città e c’era sempre qualcuno pronto ad approfittare di lui. La sera dava una mano alla zia. Lei era contenta. Lo considerava come suo figlio. In effetti ne aveva già tre. Quindi non c’erano problemi. Lo zio ritorna a casa e gli dice che domani andranno a visitare la città e poi, lo riporterà di nuovo a casa. Tutto contento si prepara all’ultimo giro nella grande città e scopre tante cose che poi racconterà agli amici. Finalmente si prepara per il viaggio di ritorno, perché fra poco sarebbero ricominciate le scuole. Questa volta, riesce ad avere un posto in aereo (suo zio era una persona importante) e il viaggio è meno faticoso. Poi dovrà andare a Bukavu (dove era arrivato con il piccolo aereo da Goma), prendere un posto nel camion che lo avrebbe portato ad Uvira e poi a Baraka. Stanco, ma contento. Gli chiedo se preferirebbe vivere in città. Mi risponde che certo è interessante, ma nel villaggio la vita è un po’ più tranquilla.







