Da fine febbraio sono di nuovo in Brasile. Prima di tutto, vorrei ringraziare la diocesi di Brescia e la comunità saveriana di San Cristo che, in questi ultimi anni molto delicati per la mia salute (nel luglio 2014 sono rientrato d’urgenza dall’Amazzonia per un tumore all’intestino), mi hanno accolto fraternamente. Mentre ero a casa dai miei genitori, a Rezzato, il parroco don Angelo mi ha offerto l’opportunità di aiutarlo nelle attività della parrocchia che si stava organizzando come Unità Pastorale. Nello stesso tempo, p. Mario Menin mi ha invitato a partecipare alla vita della comunità. È iniziato per me un tempo “sospeso”, tra esami e controlli, in cui riprendevo con più regolarità l’attività pastorale e la vita saveriana.
Il primo venerdì del mese, quando andavo a portare la comunione agli anziani, mi capitava spesso di imbattermi in persone che mi avevano conosciuto da ragazzo e allora la conversazione si faceva più interessante e il tempo passava senza accorgermi. Ho partecipato anche agli incontri di preparazione della catechesi. Sono rimasto positivamente impressionato dalla competenza dei catechisti. Oggi, i ragazzi sono “connessi” alle varie piattaforme social ed è necessario che la catechesi usi e abiti questi nuovi mezzi e spazi digitali per l’evangelizzazione. Un aspetto diventato ancora più urgente con la pandemia. Ricordo volentieri anche la preparazione liturgica della grande festa di Sant’Anna, a Rezzato, con la celebrazione di un’Eucaristia “a tappe”, denominata “Passi di Pace”.
Anche nell’Unità Pastorale di Bedizzole mi sono trovato a mio agio. Il parroco, don Franco, mi ha detto in modo inequivocabile: “Al Santuario di Masciaga fai il parroco, il vescovo…”. Il giovane curato, don Giovanni, mi ha introdotto agli incontri online e alle trasmissioni su Youtube. A Bedizzole, ci sono i Missionari della Consolata, molto accoglienti e felici di condividere le loro esperienze di missione. E che dire dei “Centri di ascolto”… A volte avevo l’impressione di essere in Amazzonia, dove la Parola di Dio è letta, meditata e pregata nelle case, nei “gruppi di vicini”. Sono momenti in cui la Parola illumina la nostra vita, aiutandoci a scoprire come Dio ci è vicino e presente.
A volte, il parroco mi chiedeva di celebrare l’Eucaristia domenicale nella frazione di Pontenove, dove mia mamma andava da bambina a trovare gli zii. Vivevano in un cortile vicino all’osteria, tutt’oggi in funzione. Lo zio lavorava come dacquaröl, supervisore all’irrigazione dei campi. Una bella domenica di sole, l’ho portata a Messa lì e poi, come di consuetudine, a prendere il caffè nella casetta-bar della comunità. Le sembrava di tornare indietro nel tempo. Il servizio nelle due Unità Pastorali di Rezzato e Bedizzole mi ha fatto sperimentare l’accoglienza fraterna dei presbiteri e la loro dedizione al popolo di Dio. Tutto questo ha contribuito sicuramente al recupero della mia salute.
La mia riconoscenza va anche alla comunità saveriana di Brescia, che mi ha accolto a braccia aperte. Ricordo volentieri il servizio nell’orto, curato da p. Gesuino Piredda. Un’attività davvero terapeutica! La precisione e meticolosità di p. Gesuino nel piantare è qualcosa di indescrivibile. È stata un’occasione per rinsaldare i rapporti con i miei confratelli, così come i dopo-pranzo e dopo-cena, quando ci sedevamo volentieri attorno al tavolo per confrontarci su tante tematiche.
Non posso dimenticare il momento delicato che vive la comunità saveriana di Brescia, dopo la decisione della Direzione Regionale di mettere in vendita il complesso “San Cristo”. Partecipando sempre di più alla vita comunitaria, in me maturava un “sogno” realizzabile: che la Congregazione creasse un suo centro, “baricentro” per le attività fondate sul binomio missione-cultura/e. Un centro animato dalla presenza di confratelli provenienti dai vari continenti per rispecchiare il volto sempre più internazionale e interculturale della congregazione. Un “baricentro” dei vari Centri Studi dei saveriani in Asia, Africa, America latina e, magari, in Europa.
A Brescia, infatti, ho potuto fruire di un “assaggio” di tutto questo. Anzitutto quando, nell’ottobre 2016, ho partecipato al congresso “Brasile, andata e ritorno”, presso l’Università Cattolica di Milano. È stata un’esperienza così positiva che i partecipanti hanno pensato di continuare attraverso i seminari di studio “Antropologi e missionari”, con il contributo della prof.ssa Anna Casella Paltrinieri. L’ultimo è stato realizzato nel 2019, a Brescia, alla presenza del saveriano p. Luigi Paggi, esperto di culture tribali - soprattutto “Munda” - e dei fuoricasta in Bangladesh.
Anche in questo modo si possono rafforzare i legami tra missione e cultura/e. Spero che un giorno questo mio sogno possa essere condiviso da altri saveriani e realizzarsi. L’auspicio è che al nostro “Collegio Conforti” di Roma, oltre agli specializzandi in Spiritualità, Bibbia, Teologia…, sia inviato anche qualche saveriano per specializzarsi in Antropologia culturale e sociale, Sociologia, Economia e Relazioni internazionali.
Completati gli esami clinici e dopo la morte del papà, nel frattempo intervenuta quasi a sigillare questo tempo “sospeso”, ho pensato di tornare al mio posto. Il 28 febbraio sono arrivato a Belém. Fuori dall’aeroporto, la prima sconcertante sorpresa: tanta gente per le strade senza mascherine, bar e negozi aperti come se niente fosse. Non sembrava di essere in un paese così colpito dal virus, come segnalavano i dati. Ma, proprio in quei giorni, la situazione pandemica del paese ha registrato un notevole peggioramento. A Belém, il governatore dello Stato del Parà, ha dichiarato il lockdown fino al Lunedì Santo. Altra sorpresa: il presidente Bolsonaro voleva processare i governatori che avevano dichiarato il lockdown nei loro Stati. Per fortuna, il Superiore Tribunale Federale l’ha fermato.
Un aspetto interessante è la cooperazione per le vaccinazioni tra il governatore del Parà e il sindaco di Belém, seppure di partiti politici differenti. Infatti, nonostante la scarsità dei vaccini, a Belém le persone dai 60 anni in su sono state vaccinate (almeno la prima dose). Si tratta del vaccino cinese, il cui acquisto è stato impedito da Bolsonaro l’anno scorso.
Il superiore regionale dei saveriani dell’Amazzonia, p. Saul, mi ha chiesto di dare una mano a p. Ferdinando Vignato fino alla nostra assemblea di fine luglio. P. Ferdinando ha la responsabilità della parrocchia-santuario Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, ad Abaetetuba. È la prima volta che svolgo un servizio pastorale in questa città. La diocesi conta 650mila abitanti, sparsi su un territorio un po’ più grande della Lombardia. La città ha circa 160mila abitanti. C’è stato un incontro del vescovo con i presbiteri della diocesi, tra loro alcuni miei ex alunni di missiologia.
Spero di mandarvi presto altre notizie. Intanto, vi saluto con affetto, ricordandovi nelle mie preghiere.







