La comunità di Vicenza nel tempo di coronavirus
“Insegnaci a contare i nostri giorni!” (Sal 90,12)
La piazza è vuota, il silenzio è impressionante, il cielo si oscura e piange con l’arrivo della notte. Sono le sei della sera quando papa Francesco sale lentamente i gradini che conducono al baldacchino che protegge una semplice sedia bianca. Tutt’intorno nella piazza sono accesi i bracieri e davanti alla solenne basilica sono esposte due immagini care alla città di Roma: il crocifisso dei Miracoli di San Marcello al Corso e l’Icona originale della Salute del Popolo Romano. Il crocifisso ricorda la sofferenza e i le migliaia di morti dovuti dalla coronavirus e l’Icona di Maria assicura la sua presenza di Madre. Nel deserto e nel silenzio della grande piazza, ecco che la voce di Francesco, per esprimere il dolore del mondo e per intercedere la liberazione dal male: “Siamo smarriti e impauriti… Signore, non lasciarci nella tempesta?”.
In questa sera del venerdì, 27 marzo, noi della casa di Vicenza siamo riuniti davanti al televisore, come tantissimi altri nelle varie città e nei diversi paesi, un popolo invisibile e immenso, per vedere, ascoltare, vivere, pregare con Francesco. Il deserto della piazza di San Pietro, i momenti di lungo silenzio, le parole e i semplici gesti del papa impressionano il nostro cuore. Come in tantissime altre famiglie, il dolore della morte è entrato anche nel nostro istituto. A Parma 17 confratelli ci hanno lasciato. Li conosciamo e con alcuni abbiamo lavorato insieme. Ognuno di loro, morendo in modo inatteso e in tempi ravvicinati, strappa qualcosa della nostra vita. Ma il Signore aiuta noi, fragili e disorientati, a guardare con ammirazione la missione portata a termine da loro e a implorare la loro preghiera per continuare sul loro esempio. È deceduto tra gli altri fratel Lucio Gregato, ultimo arrivato dal Congo e in attesa di ripartire. È è stato grande nell’amore per la gente e splendido nelle opere da lui realizzate come costruttore (scuole, case, chiese, e da ultimo un acquedotto che serve decine di villaggi…). Era maestro nell’arte di muratura, insegnava ai suoi operai con precisione, ed era loro fratello nella gioia e nella sofferenza. Ogni sabato pomeriggio, finiti i lavori della settimana, passava del tempo con loro per uno scambio di notizie, bevendo un bicchiere di birra insieme. Generoso nell’aiutare, pagava la dote a coloro che trovavano difficoltà per concludere il matrimonio e contribuiva per le spese scolastiche dei bambini di famiglie povere.
La notizia della morte di sette missionari che erano stati in Congo e delle migliaia di deceduti a causa della pandemia in Italia, gli universitari di Bukavu mi hanno scritto per avere notizie della mia salute con una certa preoccupazione e qualcuno anche ha sentito voci (rumeur) sulla mia morte…e poi ha esclamato: “Grazie al Signore perché siete ancora in vita. Ma inviateci una foto per assicurarci!”
G. Dovigo
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






