Nella nostra immaginazione conserviamo facilmente la figura del buon pastore che lascia le novantanove pecore nel recinto per andare a cercare la pecora che si è smarrita. E dopo averla trovata, la carica sulle sue spalle e la conduce nell’ovile (Lc 15,4-8). Il pastore con la pecora sulle spalle è l'immagine straordinaria di bontà che è una delle più amate dalla gente e da noi quando eravamo bambini.
Ma, dobbiamo completare questa immagine che è del capitolo quindicesimo di Luca con quella del capitolo decimo del Vangelo di Giovanni. Il quarto vangelo infatti presenta un pastore guerriero, un pastore che combatte, che difende le sue pecore contro i lupi e contro disonesti mercenari.
Il pastore è come David adolescente che non ha paura, che va con la sua fionda per abbattere il leone e l’orso entrati nel recinto del gregge, come sta scritto nel primo libero di Samuele (1 Sam 17,34-35).
I due evangelisti, Luca e Giovanni, si completano.
Gesù è misericordioso, compassionevole, colui che rivela la tenerezza di Dio, e nello stesso tempo è anche colui che è geloso appassionato del suo gregge, che è forte, guerriero, determinato, pronto a dire la verità, a denunciare il male, a difendere e a morire per amore.
Se Gesù è il pastore, bello e buono, coraggioso e forte, ma chi sono quelli che appartengono al gregge?
Gesù annuncia solennemente coloro che fanno parte del suo gregge.
Sono quelli che ascoltano la sua voce
"Le mie pecore ascoltano la mia voce ...". La sua voce è una che parla al cuore rispondendo alle domande più profonde.
La samaritana al pozzo, dopo l’incontro con Gesù, andava a dire a tutti: "Venite a vedere. C’è uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto”.
È una definizione molto bella. Il Signore è colui che dice tutto all’uomo, che risponde ai suoi desideri e ai suoi interrogativi della sua esistenza: "Io le conosco ed esse mi seguono".
Tornano alla mente le parole di Giovanni Paolo II: “In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è lui la bellezza che tanto vi attrae; è lui che vi provoca con quella sete di radicalità…; è lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vostra vita; è lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di far della vostra vita qualcosa di grande, che suscita il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”.
Per questo, la sua voce ci tocca, ci colpisce, ci ferisce perché sa che cosa c'è nel cuore. I due discepoli di Emmaus, il giorno di Pasqua, sulla strada del rientro, ascoltavano, senza saperlo, la voce di Gesù, che li aiutava a leggere gli eventi della storia nella logica di Dio, e sentivano ardere il loro cuore.
Uno dei salmi più belli, con cui le generazioni da millenni invocano Dio, è il salmo 22: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”.
Uno scrittore francese ha confessato: “Non ho mai trovato tanta consolazione nella mia vita come in questi pochi versetti della Bibbia”.
Racconta, p. Ermes Ronchi, un piccolo episodio. Un bambino, che non ha mai sentito parlare di Dio, è entrato con la nonna nella chiesa di San Carlo a Milano e si è fermato davanti a un grande crocifisso del 400. Tirando il prete per la manica gli chiese: chi è quello lì? Quella domanda improvvisa, ha bloccato il sacerdote. Poteva rispondere con dichiarazioni sapienti o con risposte della catechesi imparata a memoria. Ma poi, abbassandosi, occhi negli occhi, gli ha detto: Sai chi è quello lì? Uno che ha fatto felice il mio cuore. E’ Gesù.
Il criterio in base al quale noi possiamo sentirci “sue pecore”, non è l’appartenenza anagrafica o sociologica per il fatto di essere battezzati, ma nella misura in cui noi ascoltiamo la sua voce, tra le tante voci che ci raggiungono, e nella misura in cui questa voce entra nel cuore e nelle scelte sulle strade della vita.
Fanno parte del suo gregge quelli che hanno la vita
Appartengono al gregge di Cristo quelli che ricevono da lui la vita: "Io do loro la vita eterna". Attraverso lui la vita entra ...
Il gregge è composto da uomini e donne che sono in ascolto della loro anima, e la mantengono e la coltivano. Uomini e donne che sono consapevoli di avere un cuore che ama, un'intelligenza che capisce, una volontà generosa.
Sono uomini e donne che hanno forti motivazioni per donarsi e che lasciano agire in loro lo Spirito di Dio.
“Io do loro la vita”.
Il Signore la dona nel presente e non alla fine dei tempi. La sua vita è in noi come un seme potente, come linfa che germoglia in rami e in boccioli.
Alcune domande per noi: quali valutazioni accompagnano l’immagine di Gesù buon Pastore e la nostra immagine di gregge? Siamo gregge anonimo di un recinto chiuso, con barriere che dividono, o siamo comunità pasquali, aperte, libere e protese verso il futuro? La nostra vita è vissuta con gioia e in pienezza come fioritura o come triste comportamento di un obbligo morale?
Non dimentichiamo che in questa giornata del Buon Pastore siamo invitati a riflettere e a pregare per i ministeri nella chiesa a servizio dell’utilità comune.
DG – Vicenza, 10 maggio ’19
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






