[dal sito della Direzione Generale, Roma] *
“Gesù pieno di Spirito Santo, si allontanò dalla regione del Giordano. Poi, sempre sotto l’azione dello Spirito, andò nel deserto e rimase là quaranta giorni, mentre Satana lo assaliva con le sue tentazioni. Per tutti quei giorni non mangiò nulla e alla fina ebbe fame” (Lc 4,1-2).
Carissimi,
iniziamo il tempo della Quaresima, tempo liturgico che ha come fine pedagogico prepararci ad accogliere nelle nostre vite il mistero pasquale, “fonte e culmine della vita cristiana”. Il mistero pasquale appare come punto di partenza, poiché è proprio lì che nasce la nuova vita che riceviamo dal Signore, e anche punto di arrivo perché appunto tutta la nostra vita tende a diventare ciò che per natura divina siamo, vita eterna per la salvezza dell’umanità.
Ci fa bene ricordare le nostre Costituzioni, quando parlando del Voto di Missione, dicono a questo riguardo: “La partenza, vissuta come avvenimento pasquale di una vita che si abbandona e di una nuova vita che comincia, diventa per sé stessa parte del mistero di salvezza per il mondo” (C 19). Siamo nella linea pasquale.
Quaresima, dunque, come tempo di preparazione, di allenamento, di ricerca della giusta direzione, che ci permetta, come gli sportivi che si preparano per una gara, di arrivare ben preparati al momento di grazia che è la Pasqua. Per questo, la Chiesa ci dà tre mezzi che troviamo nel Vangelo di Matteo 6,1-6.16-18, cioè, l’elemosina, la preghiera e il digiuno.
- La preghiera come stile di vita, come il soffio vitale che permette al corpo di poter vivere con vigore ed energia. La preghiera va accompagnata da un atteggiamento di apertura incondizionata a Dio: pregare per essere ogni giorno più in comunione con Dio, e conseguentemente con l’opera di Dio. La preghiera arricchisce chi la fa, con il dono della disponibilità, dell’apertura, l’impegno, nonché della gioia profonda di sentirti amato da chi ti ha dato la vita.
La preghiera va fatta con assiduità, nell’intimo del cuore, in dialogo sincero e aperto con il Maestro. Fatta così, essa diventa una necessità quotidiana per l’equilibrio personale, spirituale e apostolico.
Evidentemente il posto centrale nella preghiera lo occupa la Parola di Dio. Essa va ascoltata, meditata, pregata e applicata alla vita.
- Il digiuno, anch’esso come stile di vita. Il digiuno fisico purifica, permette di eliminare ciò che fa pesante il corpo, lo alleggerisce, lo aiuta a ritrovare l’equilibro. Lo stesso si può dire per il digiuno spirituale, il quale permette di eliminare ciò che rende difficile e pesante la vita secondo lo Spirito, ciò che la rende goffa e non armonica.
Quando, con il passare dei giorni, la vigilanza su sé stessi diminuisce, allora appaiono alcune crepe, giusto quelle di cui ha bisogno lo spirito del male per poter entrare e installarsi. Una volta dentro, sarà lui a dirigere i nostri passi.
Digiunare vuol dire vigilare su sé stessi, essere intransigenti con ciò che allontana dalla sensibilità per le cose di Dio; vuol dire abbandonare pratiche, modi di fare, di parlare, di occupare il tempo che ti portano lontano dall’amore di Dio, da quel modo di essere nel quale Gesù non potrebbe riconoscerti (Mt 7,21-23)
- L’elemosina, anch’essa come stile di vita. L’elemosina è il rimedio contro la tentazione dell’accumulare. Ci sono fondamentalmente due modi di vivere: uno, centrato su sé stesso, cioè egocentrico, e uno centrato sull’altro, cioè, aperto alla realtà del prossimo, dimenticando sé stesso. L’elemosina dunque è l’espressione dell’atteggiamento vitale di chi vive radicato in Dio, nella sua Parola.
L’elemosina si traduce in gesti concreti di condivisione e solidarietà. Ed essa è espressione di una vita povera (C 25-30).
Auguro ad ognuno di voi una santa e feconda Quaresima. Non lasciare per domani ciò che devi iniziare oggi.
Fraternamente, Fernando García, sx.






