[scritto da Teresita di Mulongwe] *
Teresita abita a Uvira [Congo RD] nel quartiere di Mulongwe. in una piccola casa in affitto, col pavimento di terra battuta e i muri scrostati, che è diventata casa per tante persone in difficoltà. Mentre ci raccontava la sua storia, delle persone arrivavano a cercarla: un bambino cercava il bagno prima di entrare a Messa, una ragazza del movimento della Legio Mariae che lei accompagna voleva parlare… e anche un po’ mangiare, una donna l’ha informata che sua figlia stava per uscire dall’ospedale, un’anziana le è venuta a dire che è stanca di vivere perché si sente rifiutata in casa… Le abbiamo chiesto che cosa significa essere cristiani.
Essere cristiani è amare Dio, servirlo, donarsi in ogni cosa.
Il Signore è misericordioso, ma bisogna sforzarsi di donarsi in ogni cosa, nelle gioie e nelle difficoltà; amare Dio sempre di più e amare tutte le persone, come Dio ci ama. E trasmettere la sua Parola.
Ho cominciato ad accogliere persone quando ero a Fizi. Non sono stata io: è Dio. Andando al campo, ho incontrato un uomo, seduto ai bordi della strada, sporco e in disordine. “Perché quel giovane se ne sta sempre lì seduto?”, ho chiesto. “È un matto!”, mi hanno risposto. “Matto? Ma ha uno sguardo buono”. “No, catechista, non avvicinarti: è pazzo!”
Tornando dal campo, ho sentito dentro di me una voce: “Prendilo anzitutto!”. Gli ho detto: “Alzati!”. Si è alzato, mi ha guardato e ha riso. “Come ti chiami?”. Ha cominciato a sfregarsi le mani: “Tito!”. “Tito, ti porto con me!”. Ha riso ancora. L’ho preso per mano. Per strada la gente esclamava: “Teresita sta portando con sé quel pazzo!” e scappava.
Entrati in casa, ho preso il necessario e sono scesa con lui al torrente. Le donne che attingevano l’acqua sono scappate. “Non preoccupatevi, scendo più in basso”, ho detto loro. L’ho spogliato e l’ho ripulito e poi vestito con il mio telo e un golf, non avevo altro. Tito dormiva nella piccola cucina che avevo all’esterno. Ho visto il miracolo di Dio. Quello che gli davo da mangiare, anche se tanto, lo terminava. La notte cantava così, in kirundi: “T’invoco, Signore pastore, sono tuo!”. Ho capito che era cristiano e che era dotato di tutta la sua intelligenza. Dunque non curare un uomo è male!
Ho vissuto con lui circa due mesi. Gli dicevo: “Tito, per favore, va’ ad attingere acqua!”. Andava e tornava col secchio. Allora la gente veniva con un bidone e mi diceva: “Di’ a Tito di andare ad attingermi l’acqua!”. “No. Se volete che vi attinga acqua, sarà un lavoro e lo pagherete”. Tito cominciò questo lavoro. Del denaro guadagnato, prendeva una parte per mangiare e il resto me lo dava perché glielo custodissi. Ho visto che sapeva gestire la sua vita. Le cose di Dio sono misteriose e io non so come avvengono.
In questa casa dove siamo ora sono già morte sei persone. Una era Katarina, molto anziana: l’ho trovata davanti alla porta con la sua stuoia: “Mamma, eccomi qui!”. Ho vissuto con lei sei anni, poi è morta. Vedi come il Signore agisce? Quando è morta, mi sono detta: “Adesso che faccio?”. Le suore hanno comprato la bara, con le donne della Legio abbiamo acquistato un lenzuolo e se n’è andata con dignità.
Ho vissuto con Teresa, per 44 anni. È venuta una mattina mentre spazzavo il cortile: “Tu sei Teresa, la mia omonima!”, mi ha detto. “Da dove vieni?” “Sono ruandese. Da tanto tempo non vedo i miei”. Le ho detto: “Io sto per trasferirmi a Fizi (villaggio a circa 125 km)”. “Andremo insieme”. Siamo partite insieme e dopo anni siamo tornate insieme a Uvira. Teresa si è ammalata ed è morta qui. Il Signore mi ha aiutato e anche per lei c’è stata una bara; un vicino ci ha dato la sua auto e con essa siamo andati fino al cimitero.
Ho vissuto con Monica. Come Legio, a due a due andavamo a visitare dei poveri nel quartiere. “Là c’è una donna che non esce di casa, è ammalata!”, mi hanno detto Era una casetta piccola piccola, dove c’era una donna stesa: “Mamma, mamma!”. “Chi sei?” “Mi chiamo Monica” “Perché non esci di casa?” “Non ce la faccio!”. “Aiutami a mettermela sulle spalle”, ho detto alla mia compagna. L’abbiamo portata a casa mia. Monica era malata di AIDS. Davvero Dio è Dio! Ad ogni momento, diarrea. Andavo a lavare i panni cinque o sei volte al giorno e lavavo lei. Era magrissima. La gente mi diceva: “Come mai sei andata a prendere una persona come questa quando anche tu sei povera?”. Abbiamo passato tre mesi con lei e poi è morta qui. Anche per lei c’è stata una bara.
È arrivato Heri, un uomo mite e poverissimo. Ho detto alle suore: “Ha bisogno di un alloggio, vicino a me”. “Cerca una casa per ospitarlo”, mi hanno risposto. La mia padrona di casa possedeva lì vicino un’altra casetta: “Questa casa che tu non apri… c’è qui un uomo di Dio, pagheremo ogni mese!”. Ho vissuto con lui sette anni. Un giorno mi ha detto: “Non andare al campo oggi, mi sento molto male”, e alla sera mi ha detto: “Io oggi dormirò da te”. L’ho massaggiato con l’acqua calda. All’indomani mi ha detto: “Sento che sto per andare da Dio”. Ed è morto.
Da quando ho cominciato questo apostolato, non ho ancora visto una persona della mia tribù di cui Dio mi dica: “Prendila con te”. Mi dà solo tribù diverse. Come Maria che ora vive con me. E Riziki (nome fittizio). Un giorno ero andata al Tanganika a cercare qualche pesce e ho visto una bimbetta: “Come va?”, le ho chiesto. La gente mi ha raccontato che mentre era nel letto con sua madre, una notte, suo padre è arrivato, ha afferrato sua madre e l’ha strangolata. L’ho presa per mano: “Vieni a casa a spiegarmi il problema che hai avuto”. La bambina mi ha raccontato, agitata. Le ho detto. “Tu hai bisogno di vivere in un posto dove la tua mente possa riposarsi”. È con me da sei anni.
Certi pensano che sia ricca e sono astiosi nei miei confronti. Io guardo Gesù sulla croce e vado avanti.
Nessuno sulla terra possiede qualcosa, Dio solo possiede. Vado nel campo, porto a casa tante foglie di manioca, il mais, la manioca dolce… Non so come Dio porta tutta questa verdura. Prego: “Signore, tu ricordi la tua gente, ti ringrazio. Aiutami, sono molto debole, ma so che mi hai scelto fin dal ventre di mia madre”. A volte mi siedo sul letto per pregare e dico:
“Signore Gesù! Apro il libro dei Salmi e cerco che cosa vuoi da me”. Leggo e mi metto a ridere con Dio.
Dio è mio Padre, Dio è Padre di tutti, Dio non discrimina. Le sue opere sono stupende.
- dal sito delle Missionarie Saveriane.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.





