Testimonianza missionaria tra i più vulnerabili
Cercare perché amiamo: una missione di speranza nel cuore dell’assenza.
Il Messico porta nel cuore una ferita profonda: migliaia di famiglie vivono il dramma della scomparsa di un figlio, di una figlia, di un marito, di un fratello. Dietro i numeri ci sono nomi, fotografie portate per le strade, posti vuoti a tavola e una domanda che attraversa i giorni e gli anni: dove sono?
Di fronte a questa realtà sono nati numerosi collettivi di ricerca, molti dei quali promossi da madri che si rifiutano di accettare che l’assenza dei propri figli possa trasformarsi anche in oblio. Cercano negli uffici, negli ospedali, nelle carceri, lungo le strade e nei terreni; fanno domande, indagano, marciano e fanno sentire la propria voce.
Ma non camminano completamente sole. Religiose, sacerdoti, laici e diverse organizzazioni si sono fatti vicini per accompagnare, ascoltare, consolare e rendere visibile davanti alla società questa sofferenza. È una presenza forse semplice, ma profondamente missionaria: essere là dove la vita è ferita e dove il Vangelo ha bisogno di farsi vicinanza.
Qualche giorno fa, durante una marcia in occasione della Giornata internazionale delle vittime di sparizioni forzate, abbiamo camminato accanto a queste famiglie.
Tra fotografie e nomi abbiamo ascoltato le loro grida:
- «Figlio, ascolta, tua madre è qui e lotta.»
- «Perché li cerchiamo? Perché li amiamo!»
- «Signore, signora, non restate indifferenti: portano via i nostri figli davanti agli occhi della gente.»
- «Vivi ce li hanno portati via, vivi li rivogliamo.»
Sono parole forti, ma dietro di esse ho scoperto qualcosa di ancora più forte: l’amore di una madre che si rifiuta di arrendersi.
Queste donne mi fanno pensare a tante pagine del Vangelo in cui il dolore non ha l’ultima parola. Hanno trasformato la loro sofferenza in ricerca, l’assenza in memoria, l’impotenza in organizzazione e il pianto in una speranza che si mette in cammino. Senza pretenderlo, molte di loro ci ricordano che sperare non significa rimanere immobili: la speranza cerca, domanda, denuncia, accompagna e persevera.
Per questo, accompagnarle è anche una missione al servizio della pace e della riconciliazione. Ma non di una pace costruita sul silenzio o sull’oblio. La vera riconciliazione ha bisogno di verità, giustizia, ascolto e riconoscimento della sofferenza delle vittime. Ha bisogno di una società capace di uscire dall’indifferenza e di tornare a guardare il dolore dell’altro come qualcosa che riguarda anche noi.
Forse la nostra missione non è avere tutte le risposte. A volte sarà semplicemente camminare accanto a loro, tenere in mano una fotografia, ascoltare una storia, accompagnare una ricerca, pregare insieme e contribuire affinché le loro voci non vengano dimenticate.
- Perché nessuno dovrebbe cercare da solo la persona che ama.
- Perché ogni nome ha un volto.
- Perché ogni assenza conta.
E perché, finché una madre continuerà a chiedere «Dov’è mio figlio?», il Vangelo continuerà a chiamarci a camminare al suo fianco.

fonte: sito delle Missionarie di Maria, Saveriane.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






