Ci accingiamo a celebrare quella che per noi Missionarie di Maria è “la festa del raccolto”. Fino al Concilio Vaticano II la Chiesa celebrava in questa data la visita di Maria alla parente Elisabetta, icona a noi molto cara.
Nel 1944, in questo stesso giorno, padre Spagnolo, missionario Saveriano e nostro Fondatore, non ha potuto celebrare la messa in seguito ad un rastrellamento dei tedeschi sull’Appennino a Capriglio (PR), i quali lo hanno portato, insieme agli studenti Saveriani, al campo di concentramento di Bibbiano (RE). Furono rilasciati lo stesso giorno.
È per noi “la festa del raccolto” perché in questa data siamo solite emettere i voti, rinnovarli e celebrare i giubilei con grande rendimento di grazie al Padre che nella sua infinita misericordia ci ha condotte ed accompagnate nel cammino.
Quest’anno ringraziamo il Signore per il SI di Mukonge Françoise (Rosine) Wakilongo in Repubblica Democratica del Congo. Con lei e le sorelle, che rinnovano i voti, confermiamo la nostra consegna a Dio in ordine alla missione.
Insieme ai vari giubilei che ricorrono come ogni 2 luglio, per la prima volta celebriamo 70 anni di consacrazione missionario-religiosa di Rosetta Serra, una delle nostre prime sorelle, la quale, dopo aver emesso la prima professione nel lontano 1952, è partita con madre Celestina nel 1954 alla volta degli Stati Uniti, dove si è dato inizio alla nostra prima presenza missionaria in un altro Paese.
Fare memoria grata della fedeltà di Dio nella nostra storia è guardarci indietro e riconoscere i segni della sua presenza nella nostra vita e da ciò attingere forza e speranza per continuare il cammino, rinnovando il nostro SI a Lui e all’audace progetto iniziato dai nostri Fondatori.
Significa anche vivere la nostra consegna secondo alcuni atteggiamenti, così come ci indicava in una sua meditazione del 2 luglio 1964 padre Spagnolo. Egli in quell’occasione ci ha ricordato che il nostro SI deve essere prima di tutto “un sì libero e gioioso”, un dono fatto volentieri, con la consapevolezza di aver trovato un tesoro grande.
E poi il nostro SI è “un sì totale”, consegna di tutto quello che è in noi (opere, pensieri, affetti, tutto quanto…). “Un sì integro, un sì che non tenga nessuna riserva, che dà tutto”.
Tale SI porta anche il marchio dell’esclusività. “Ci doniamo del tutto a Gesù, completamente, e quindi non ci resta più niente da riservare a noi o da dare ad altri… Noi siamo un monopolio di Gesù”. Inoltre esso è connotato dalla profondità e non dalla superficialità; è un SI che arriva là dove Dio agisce nel nostro profondo, dove noi non arriviamo e non osiamo pensare.
Infine il nostro SI è un SI definitivo e ardente: un SI per sempre acceso d’affetto, di sentimento e forte nella volontà, che persegue il fine a costo di tutto e in mezzo alle difficoltà che la vita inevitabilmente presenta.
Oserei però aggiungere un’ultima caratteristica molto attuale che è quella dell’universalità. Perché se fare memoria dei valori fondamentali della nostra consacrazione, non è fare della “preistoria”, allora ritroviamo le motivazioni più profonde per il nostro impegno oggi per questa umanità gravida di attese di vita, soprattutto accanto agli ultimi e i piccoli; allora più che mai ci impegniamo in un SI volto a una “sorellanza universale” offrendo gratuitamente la nostra amicizia sull’esempio di Gesù che amava tutti e in maniera speciale chi aveva più bisogno della sua presenza, guardando al modello che la Chiesa ci ha, recentemente, presentato in Charles de Foucauld.
Come ci ricorda Papa Francesco, è attraverso il dono totale che troviamo la nostra pienezza e contribuiamo a pensare e generare un mondo alla vita e all’amore universale (cf. FT 87ss).
- fonte: sito delle Missionarie Saveriane
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






