(fonte: Rete Pace per il Congo, "Congo Attualità" n- 513)
INDICE
1. IL “GENOCOST” CONGOLESE: LA COMMEMORAZIONE DEL 2025
2. I COLLOQUI DI PACE TRA IL GOVERNO CONGOLESE E L’AFC/M23: BLOCCO TOTALE
3. L’ACCORDO DI PACE TRA LA RDC E IL RUANDA: I PRIMI TIMIDI PASSI
1. IL “GENOCOST” CONGOLESE: LA COMMEMORAZIONE DEL 2025
Il 2 agosto, la RDC ha celebrato la Giornata Nazionale del “Genocost”, una contrazione di “Geno”, che significa genocidio, e “cost”, che significa il costo dello sfruttamento illegale delle risorse del Congo. In altre parole, Genocost indica il “genocidio economico” attualmente in corso in Congo. Il termine “Genocost” è stato coniato a Londra nel 2013, da un attivista del CAYP, una Piattaforma d’Azione composta da giovani congolesi, in seguito alla pubblicazione del “Mapping Report”, un rapporto delle Nazioni Unite che documenta l’orrore dei crimini commessi nell’Est della RDC a partire dal 1996, con l’implicazione di alcuni paesi limitrofi: Uganda, Ruanda e Burundi e con la complicità di grandi potenze occidentali.
La parola “Genocost” è quindi diventata l’espressione di un popolo congolese che si sente vittima dell’avidità delle multinazionali minerarie che si servono dei Paesi limitrofi per fare man bassa delle ricchezze minerarie del sottosuolo congolese, in una logica di sfruttamento economico che affonda le sue radici nel periodo della colonizzazione.
La società civile congolese ha rapidamente fatto propria questa idea.
Una piazza di Kinshasa è stata simbolicamente ribattezzata “Place du Genocost” e la data del 2 agosto, che segna l’inizio della seconda guerra del Congo nel 1998, è stata scelta come giorno di commemorazione annuale del “Genocost” congolese. Uno degli obiettivi principali è quello della richiesta di istituire un tribunale penale internazionale per il Congo.
È solo alla fine del 2022 che le autorità congolesi si sono appropriate del termine “Genocost”, cioè dopo la ricomparsa dell’M23 alla fine del 2021 e la ripresa del conflitto con il Ruanda.
Secondo Gloria Menayame, giurista e responsabile del settore progetti presso CAYP France, l’istituzione di una giornata ufficiale di commemorazione il 2 agosto e la sua approvazione da parte del governo rappresentano una “vittoria”, ma “dal sapore di incompiuta”: «Il riconoscimento ufficiale della campagna “Genocost” è qualcosa che apprezziamo. Ciò che vogliamo evitare è un suo ricupero strumentalizzato che prende in considerazione solo ciò che conviene al governo. Si parla molto di responsabilità internazionale o della creazione di un tribunale internazionale. Ma il governo evita espressamente di creare, all’interno del sistema giudiziario, dei meccanismi specializzati che possano permettere di processare gli autori dei crimini commessi […]. Il governo avrebbe la possibilità e la capacità di farlo, ma gli manca la volontà».
Gloria Menayame aggiunge che, «nel governo congolese e nelle zone di conflitto, ci sono politici e generali che sono stati citati in diversi rapporti delle Nazioni Unite come autori di crimini commessi nella RDC, senza essere né indagati, tanto meno processati».
Tuttavia, il concetto “Genocost” non è unanimemente accettato da tutti e rimane giuridicamente controverso. Ithiel Batumike, ricercatore presso Ebuteli afferma che, «a livello teorico, il concetto di Genocost è problematico» e che il suo uso affonda le radici in decenni di frustrazione e impunità per i crimini commessi nel Paese.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






