RD Congo: La progressiva avanzata dell'M23 nel Nord Kivu - Gravi fallimenti
Il Movimento del 23 marzo (M23), appoggiato dal regime ruandese, ha continuato la sua offensiva su diversi assi del Nord Kivu, combattendo contro l’esercito congolese appoggiato, a sua volta, dalle milizie locali. La forza militare regionale della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC) non ha ancora ingaggiato alcun combattimento diretto contro l’M23, accontentandosi di proporre la via del dialogo. Bloccata anche la via diplomatica. Un incontro previsto a Doha tra le autorità ruandesi e congolesi non ha avuto luogo. Anche i processi di pace di Nairobi (Kenia) e di Luanda (Angola) sembrano fermi e la roadmap che avrebbe dovuto assicurare il ritiro dell’M23 dalle zone occupate e normalizzare le relazioni tra la RDCongo e il Ruanda non è ancora stata attuata.
Le misure adottate a Luanda (Angola) alla fine del mese di novembre scorso non hanno avuto alcun impatto sulla situazione locale.
L’M23 non si è ritirato verso est com’era stato concordato, ma ne ha approfittato per avanzare verso ovest e occupare nuove località, tra cui Kirolirwe, Nyamitaba e Rushebeshe, in territorio di Masisi. Ancora una volta, l’esercito congolese si è dimostrato impotente di fronte agli attacchi dell’M23 e la forza militare regionale dell’EAC si è accontentata di osservare l’avanzata dell’M23 come semplice spettatrice. Continuando la sua avanzata verso Ovest, l’M23 sta ultimamente tentando di prendere il controllo sulla cittadina di Sake, per isolare e asfissiare la città di Goma, capoluogo del Nord Kivu situato a 25 km di distanza, impedendole ogni tipo di comunicazione stradale con il resto della provincia.
Due mesi dopo il mini vertice di Luanda (Angola), i Capi di Stato della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC) si sono incontrati a Bujumbura (Burundi), senza tuttavia registrare alcun progresso significativo. Il comunicato del vertice di Bujumbura assomiglia a quello di Luanda, con gli stessi appelli al cessate il fuoco e al ritiro dei gruppi armati, compreso l’M23. In un successivo incontro, anche i Capi di Stato Maggiore degli eserciti dell’EAC si sono limitati ad aggiornare la roadmap relativa al ritiro dell’M23 dalle zone occupate e al dispiegamento delle proprie truppe nel Nord Kivu. Il problema è che, per il momento, la forza militare regionale dell’EAC è visibilmente riluttante ad intraprendere delle operazioni militari dirette contro l’M23. Per il momento, si accontenta di essere solo una semplice forza di interposizione.
Ciò che è preoccupante è che non si vede alcuna via di uscita dal conflitto.
Le rivendicazioni dell’M23 vengono ignorate da Kinshasa, che rifiuta ogni tipo di dialogo; localmente, l’esercito congolese non riesce ad avere il sopravvento militare e i soldati dell’EAC si limitano a un semplice ruolo di osservatori. Il dialogo tra le autorità congolesi e ruandesi è ormai diventato un vero e proprio dialogo tra sordi, dove tutti si accusano a vicenda di “genocidio”: Kinshasa denuncia l’appoggio di Kigali all’M23, mentre Kigali accusa Kinshasa di usare le FDLR come forze ausiliarie nella lotta contro l’M23. Se la situazione militare non cambia, solo la via di un negoziato politico potrebbe contribuire a risolvere questa crisi di insicurezza che, da quasi 30 anni, mantiene l’Est della RDCongo in una situazione di guerra interminabile. Il documento finale del vertice di Bujumbura propone infatti il dialogo come principale via di uscita dalla crisi. Questo dialogo dovrebbe svolgersi a due livelli: tra i due Presidenti della RDC e del Ruanda, da un lato, e tra il governo congolese e l’M23, dall’altro ma, per il momento, nessuno vuole negoziare in posizione di debolezza.
2. IL MOVIMENTO DEL 23 MARZO AL CENTRO DI UN CONFLITTO TRA LA RDCONGO E IL RUANDA
Due incidenti che hanno deteriorato le relazioni tra la RD Congo e il Ruanda
Il 24 gennaio, verso le 17h00, mentre iniziava il suo, un aereo militare congolese è stato colpito da un missile lanciato dalla città ruandese di Gisenyi (Rubavu) mentre era in fase di atterraggio all’aeroporto di Goma (Nord Kivu). In un breve comunicato, il governo ruandese ha dichiarato: «Oggi alle 17:03, per la terza volta, un Sukhoi-25 della Repubblica Democratica del Congo ha violato lo spazio aereo ruandese. Sono state adottate delle misure difensive. Il Ruanda chiede alla RDC di cessare questi tentativi di aggressione». Da parte sua, il governo congolese ha reagito con un altro comunicato stampa: «Un missile ruandese ha colpito un aereo militare congolese che volava all’interno dello spazio aereo congolese senza entrare nello spazio aereo ruandese. L’aereo è atterrato senza gravi danni materiali. Il governo congolese considera questo ennesimo attacco del Ruanda come un deliberato atto di aggressione equivalente a una dichiarazione di guerra, con l’unico obiettivo di sabotare e impedire l’attuazione di quelle azioni concordate nell’ambito dei processi di pace di Luanda (Angola) e di Nairobi (Kenia), intrapresi per riportare la pace nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nella regione dei Grandi Laghi Africani».[2]
Il 30 gennaio, il governo congolese ha ordinato a degli ufficiali ruandesi, membri dello staff della Forza militare regionale della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC), di lasciare il territorio congolese. In un comunicato, il portavoce delle Forze Armate della RDC (FARDC), il Generale Sylvain Ekenge, ha rivelato che, «per motivi di sicurezza, la Repubblica Democratica del Congo ha ordinato al Comandante della Forza Militare Regionale della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC) di rimpatriare, verso il loro Paese d’origine, gli ufficiali ruandesi membri del quartier generale di questa forza basata a Goma». Gli ufficiali ruandesi in questione hanno lasciato il territorio congolese il 29 gennaio. Secondo il comunicato stampa dell’esercito congolese, «in seguito a questa decisione, il Ruanda ha richiamato in patria anche gli altri suoi ufficiali membri di organismi militari regionali basati nella RDCongo».
Il giorno prima, le Forze Armate della RDC (FARDC) avevano riportato delle informazioni sulla «presenza, nel territorio di Masisi (Nord Kivu), di un contingente di forze speciali dell’esercito ruandese, con la missione di commettere dei massacri di Tutsi congolesi, al fine di attribuirne la responsabilità alle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo e di avere un alibi convincente per giustificare, davanti all’opinione pubblica nazionale e internazionale, la presenza delle truppe ruandesi nell’est della RDCongo».[3]
Il 3 febbraio, il segretario generale della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC), Peter Mutuku Mathuki, ha chiesto al governo congolese di chiarire con urgenza il motivo dell’espulsione di tre ufficiali ruandesi in servizio presso la forza militare regionale basata a Goma. In una lettera indirizzata al Vice Primo Ministro congolese e Ministro degli Affari Esteri, Christophe Lutundula Apala, il segretario generale dell’EAC ha ricordato che «l’inserimento di questi tre ufficiali ruandesi nell’equipe di coordinazione della forza militare regionale era stato deciso dai Capi di Stato della regione il 7 novembre 2022, a Sharm El Sheik, in Egitto, in occasione della COP 27». Il segretariato generale dell’EAC ha inoltre ricordato che, conformemente al protocollo dell’EAC sulla cooperazione militare tra i Paesi membri e all’accordo dell’8 settembre 2022 relativo alla creazione di una forza militare regionale per l’est della RDCongo, l’articolo 2 dello statuto di tale forza militare regionale prevede una serie di privilegi e di immunità a favore del suo personale dipendente.[4]
Il 6 febbraio, il ministro congolese degli Affari Esteri, Christophe Lutundula, ha dichiarato: «Ho risposto questa mattina al segretario esecutivo della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC), Da parte nostra, non abbiamo espulso alcun ufficiale ruandese. L’espulsione ha un contenuto diplomatico. È stato un loro collega congolese che ha loro dato un consiglio. Oggi c’è molta tensione tra la RDC e il Ruanda, tra il nostro popolo e lo Stato del Ruanda. Non sto dicendo tra il popolo congolese e il popolo ruandese. I Congolesi sono massacrati. Il loro paese è saccheggiato e il loro territorio è sotto occupazione straniera. Non si rispetta il piano internazionale di pace. Di fronte a questa situazione, non vogliamo che domani qualcuno possa dire che si sia lesa l’integrità fisica di un ufficiale ruandese. Quel loro collega congolese potrebbe aver loro consigliato di fare temporaneamente un passo indietro, in modo che, quando la tensione si sarà abbassata, possano continuare a lavorare tranquillamente nella RDC. È la stessa logica che ha prevalso quando, con grande coraggio, il nostro presidente ha detto al suo omonimo ruandese, Paul Kagame, che non era conveniente che dei soldati ruandesi facessero parte della forza militare regionale. Si deve vedere il contesto. Non c’è stata alcuna espulsione di ufficiali ruandesi, tanto più che la loro presenza era stata prevista nello statuto della stessa forza militare regionale».
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






