Marocco, La mia prima esperienza missionaria
Alcuni viaggi rimangono impressi sul passaporto, altri nell'anima.
La mia prima esperienza missionaria mi ha portato a Tatouine, in Marocco. Un luogo che non compare facilmente sulle mappe, ma che, ne sono certo, rimane per sempre impresso nella memoria di chiunque lo visiti.
Tatouine è un luogo che ti costringe a rallentare e a connetterti con l'essenziale, dove la Chiesa non arriva per imporsi, ma per accompagnare con la sua presenza silenziosa e il suo servizio disinteressato. Situata nel cuore delle montagne dell'Atlante, l'esperienza lì non si limita all' "aiuto", ma è pura comunità in un ambiente dove il paesaggio è mozzafiato quanto la semplicità della sua gente.
Sebbene l'arabo e il francese inizialmente rappresentassero una barriera, ho scoperto che il servizio è un linguaggio universale. Una mano sulla spalla, uno sguardo di comprensione o giocare per strada con i bambini comunicavano più di mille parole.
Il Marocco è un paese dove la fede permea ogni angolo; la sua ospitalità è immensa.
Ho imparato che una tazza di tè è un rituale sacro. Dietro ogni invito in una casa umile, ho scoperto la carità: donare quel poco che si ha con un sorriso che non conosce confini.
Il tutoraggio è stato il ponte che mi ha permesso di immergermi completamente nella realtà della sua gente. I bambini, con la loro energia inesauribile nonostante le distanze che percorrono, mi hanno insegnato che l'istruzione è un tesoro per cui vale la pena lottare. Sono stati i miei maestri di pazienza e gioia; vedere i loro quaderni aperti sotto la limpida luce delle montagne mi ha ricordato che non serve la tecnologia all'avanguardia per accendere la scintilla dell'apprendimento.
Ho lasciato Tattouine con i polmoni pieni di aria pura e il cuore colmo di nomi e volti, comprendendo che il bene e il male non hanno religione né nazionalità... e comprendendo che il tempo non si misura in ore, ma in tazze di tè condivise, e che spesso, per aiutare qualcuno a scalare, basta essere disposti a camminare al suo fianco.
La seconda parte del viaggio è stata la visita al Monastero di Notre-Dame du Atlas. Un luogo dedicato alla preghiera intensa e dove regna un silenzio rigenerante.
All'interno non troverete dibattiti teologici; regna una pura convivenza, basata sul rispetto reciproco di coloro che condividono la stessa terra da decenni. È comune vedere i vicini musulmani aiutare negli orti, nella foresteria o prendere il tè con i monaci. Il monastero ospita il memoriale dedicato ai monaci di Tibhirine, che aiuta a comprendere la vocazione di questo luogo.
Questa è stata la mia prima esperienza di missione e preghiera, ma la lezione di umiltà mi accompagnerà per tutta la vita, insieme alla certezza che Dio parla tutte le lingue.
Jesús Sánchez García.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






