[fonte: sito della Direzione Generale, Roma] *
Era il 24 maggio 1944 quando Celestina Bòttego acconsentì a diventare co-fondatrice della Società Missionaria di Maria. A diverse riprese p. Giacomo Spagnolo (missionario saveriano) glielo aveva proposto, ma Celestina non si sentiva adatta. Era alle soglie dei 50 anni, una vita già strutturata nel dono di sé, con impegni che le riempivano mente e cuore.
Ma quando p. Giacomo per Pasqua le inviò gli auguri con quella cartolina del Crocifisso di Velasquez dietro la quale aveva tracciato quell’unica parola “Tutto”, che esprimeva così bene il dono di Dio e interpellava in modo così eloquente la sua libertà, Celestina ne fu profondamente turbata. Il suo cuore ne restò inquieto fino al momento in cui riuscì a dire il suo sì, con la corona del rosario in mano. Avvenne a Capriglio, sull’Appennino parmense, accanto alla grotta di Lourdes.
Come quello di Celestina, ogni sì all’appello personale avvertito come volere di Dio per la propria vita richiama il sì di fede di Maria ed è sempre mediato da qualcuno che ci vive accanto e ci aiuta ad interpretarlo.
Maria aveva un suo programma di vita, ordinato secondo gli usi del tempo e della sua cultura; dal colloquio con l’angelo si intuisce la sua capacità di ascolto e di discernimento, nel Magnificat traspare il suo sguardo di fede; nelle sue parole “Avvenga di me secondo la tua parola!” il suo coraggio e la sua piena disponibilità. E’ pronta ad affrontare ogni difficoltà per collaborare al progetto di salvezza di Dio, anche se non sa cosa questo comporterà prima di gioire della gloria del Figlio. Oggi continuiamo a proclamare Maria beata e la consideriamo nostra madre nella fede.
Celestina fa un’esperienza molto simile. Si lascia vincere dalla bellezza del progetto: iniziare una famiglia missionaria che porti Gesù e il suo Vangelo a chi ancora non lo conosce, allargare ancora di più lo spazio della sua casa e del suo cuore all’accoglienza, lei già così aperta all’incontro e al dialogo con persone di altra età, ceto, religione, cultura. Ogni rinuncia è da lei accolta in vista di un bene maggiore e la sua vita diventa sempre più feconda.
Presto arrivano le prime giovani attratte dallo stesso ideale, a cui ne succederanno altre, e poi la nuova famiglia si arricchirà di giovani provenienti dal Brasile, dal Giappone, dal Messico, dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Ciad, dal Camerun e dal Burundi. Il suo sì è arrivato lontano. Anche per Celestina, come per Maria, il percorso non è stato tutto “rose e fiori”, ma il fatto che la Chiesa la consideri oggi “Venerabile” dice quale impatto la sua testimonianza di vita ha avuto sulle persone che l’hanno conosciuta e amata.
Nell’esperienza di Maria e di Celestina ritroviamo elementi comuni con chiunque accetti di diventare discepolo/a di Gesù. Tu avverti una proposta che ti attrae e ti seduce perché ti si presenta come la risposta più bella e adeguata ai bisogni materiali e spirituali tuoi e propri di ogni essere umano; questa proposta inizialmente ti fa paura perché non ti lascia uguale, sconvolge l’organizzazione della tua vita, non sei più padrone di te stesso, ti fa uscire dai tuoi schemi.
Gesù diventa il tuo punto di riferimento nel suo modo di relazionarsi con Dio, con gli altri, i poveri, i malati, i piccoli o i potenti, con le cose che ti circondano. Più grande è la tua disponibilità a fargli posto nella tua vita, più porti frutto.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






