Dare e ricevere, il segreto della missione
[dal sito delle Missionarie Saveriane - scritto da Emérenthiana Nakadiho mmx] *
Emerenthiana Nakadiho è una missionaria saveriana originaria della Repubblica Democratica del Congo. Ha lavorato 18 anni in Ciad – 15 anni a Koumi e 3 anni a Bérem – e 6 anni a Douala, in Camerun. Durante il suo ritorno in Congo le abbiamo posto alcune domande.
Quando ti hanno destinata al Ciad, qual è stata la tua reazione?
Ero contenta, era la mia prima missione. Allo stesso tempo, pensavo con timore al caldo, ai serpenti, al sistema dell’oralità… Gli inizi non sono stati facili. Pensavo che non potesse esserci un caldo più forte di quello di Uvira, dove sono cresciuta, ma, arrivando, ho sentito che cosa sono 45°. Avevo paura di dormire all’aperto, nel nostro cortile, come le altre, ma dopo un anno ho cominciato anch’io a farlo. Stessa cosa per i serpenti: all’inizio disfacevo il letto, controllavo tutto, poi mi sono tranquillizzata.
Quanto al sistema dell’oralità, ho visto che apprendere a memoria il Vangelo era il sistema migliore per persone che non avevano frequentato la scuola. Quando proclamano un passo, si sente che esprimono quello che sentono e vivono. È bello vedere che anche una persona analfabeta può diventare catechista.
Vi siete sentite accolte dal popolo ciadiano?
Ho raggiunto le mie sorelle, italiane e brasiliane, che erano già là. Ero la prima africana. Vedendo che faticavo ad esprimermi, la gente si meravigliava: “Com’è possibile che tu, che sei nera, non sappia parlare la nostra lingua?”. A poco a poco hanno capito, ed io ho cominciato a parlare la loro lingua. Siamo state ben accolte e anche amate, nonostante le nostre fragilità.
Che compito avevi a Koumi?
Ero incaricata della catechesi, in particolare dell’infanzia; lavoravo alla formazione dei catechisti. Accompagnavo i giovani, che incontravo nei diversi villaggi. Quando i Padri Oblati hanno lasciato la parrocchia, in attesa di trovare altri preti il Vescovo mi ha nominata responsabile della parrocchia, per due anni. Un prete veniva a celebrare due volte al mese. Ero anche incaricata dei giovani e delle vocazioni a livello zonale. Ho ammirato in modo particolare le donne: benché non fossero state a scuola, collaboravano molto con la Chiesa locale, e la parrocchia e la diocesi le valorizzavano. Ho avuto anche la gioia di veder crescere la prima saveriana ciadiana, Hélène.
Hai visto dei cambiamenti nella vita delle persone, nel senso del Vangelo?
Molti. Quando c’erano battaglie fra villaggi, i cristiani non vi partecipavano, o, se vi andavano, ne erano poi dispiaciuti. Anche il modo di celebrare il lutto è cambiato. Le ragazze frequentavano sempre più numerose la scuola. L’amore è cresciuto: le comunità di base decidevano di costruire l’abitazione di un povero, di coltivare o mietere per lui il suo campo senza tener conto dell’appartenenza etnica o religiosa.
Che cosa ti ha più colpita, in questi 18 anni in Ciad?
Vedere che una persona che abbiamo visto cominciare a fare il segno della croce, fa ormai catechismo agli altri. Seguire delle persone e vedere che diventano catecumeni, catechisti e anche preti, è una grande gioia.
Che cosa ha significato per te la tua presenza a Douala, in Camerun?
La scoperta di un altro mondo, quello della città. Tutti erano scolarizzati e perfino a loro agio con i nuovi strumenti elettronici. Agli incontri partecipano folle di giovani. Nonostante la mondializzazione, sono ancora molto sensibili al discorso religioso e si danno all’apostolato. In parrocchia, c’è una novena dopo l’altra. La gente contribuisce molto per il sostegno dei suoi sacerdoti o per costruire la chiesa.
Ti sei sentita missionaria in tutti questi anni?
Sì, da quando ho preso la mia valigia: missionaria perché ho condiviso e ho anche ricevuto dagli altri, dalle altre culture. Ho incontrato un mondo che non conosce Cristo, e il poco che conoscevo l’ho condiviso, e ho ricevuto quello che essi mi hanno condiviso. Ho collaborato alla crescita della Chiesa e la Chiesa a sua volta mi ha fatto crescere.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






