
From the Editor’s Desk
“The Tablet” – 11 settembre 2014
Non vi è stato alcun segno di spaccatura nella Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles circa il prossimo Sinodo straordinario che si terrà a Roma. Perciò la cauta approvazione di un saggio del vescovo di Anversa (Belgio), Johan Bonny, da parte dell’arcivescovo emerito di Southwark, Kevin McDonald, potrebbe essere un segnale indicativo della direzione in cui soffia il vento, e dell’approccio che probabilmente sarà adottato al Sinodo dal card. Vincent Nichols in rappresentanza dei suoi fratelli nell’episcopato.
L’analisi fatta dal vescovo Bonny della difficile situazione della Chiesa cattolica di fronte alle questioni del matrimonio, della famiglia e dell’etica sessuale, è centrata sulla procedura, ma non ignora l’effetto che le procedure possono avere sul contenuto della dottrina. La sua prima preoccupazione è per il ritorno a una genuina collegialità nelle decisioni – una collegialità di cui si è avuta esperienza nel Concilio Vaticano II, ma che in seguito è rapidamente scomparsa. La sua critica, ad esempio, del modo in cui papa Paolo VI gestì la questione del controllo delle nascite, compresa la pubblicazione dell’Humanae vitae nel 1968, lascia intendere che una procedura migliore avrebbe prodotto un risultato migliore. Si sarebbe potuto evitare quello che ora la Chiesa è costretta a fronteggiare – la totale inosservanza del suo insegnamento sulla contraccezione. I laici non furono consultati e non diedero il loro assenso a tale insegnamento.
L’enfasi posta sulla procedura piuttosto che sul risultato ha il vantaggio di far abbassare la temperatura di un dibattito che è stato a lungo surriscaldato.
A partire dal 1968, sottolinea Bonny, il disaccordo è stato trattato come dissenso o come slealtà. Non è così che dovrebbe funzionare la collegialità. Gli stessi trascorsi dell’arcivescovo Kevin McDonald fanno luce sulla questione. Egli era co-segretario della Commissione internazionale anglicano-cattolica romana (Arcic). Questa produsse una dichiarazione teologica congiunta su come avrebbe dovuto essere esercitata l’autorità nella Chiesa, che in seguito la Chiesa cattolica approvò in linea di principio.
Quella dichiarazione combinava il principio cattolico del primato (nella forma del pontificato) con il principio anglicano della sinodalità, come esemplificato dal sistema dei Sinodi con cui la Chiesa anglicana cerca un’unità d’intenti prima di agire. Questo stile collegiale di sinodalità, comune anche alla tradizione orientale ortodossa, è molto lontano dal ruolo meramente consultivo, e improntato alla segretezza, attribuito al Sinodo dei vescovi a Roma, che inoltre non dà spazio all’opinione dei laici.
La via indicata da Bonny, è già stata percorsa dall’Arcic. Ormai è tempo che tutta la Chiesa la persegua.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell’editore
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