
From the editor’s desk
“The Tablet” - 20 luglio 2013
Nell’agenda di Papa Francesco, la principale questione amministrativa è la riforma della Curia romana. Questo è il compito fondamentale affidatogli dal collegio dei cardinali al momento della sua elezione. Recentemente, egli ha confidato agli amici quanto difficile tale compito si stia dimostrando, ricevendo l’incoraggiamento dal cardinale Karl Lehmann di Mainz, già presidente della conferenza episcopale tedesca. In effetti, considerando la chiusura agostana a Roma e l’incontro previsto solamente in ottobre del gruppo di cardinali da lui nominati quali consulenti per la riforma della Curia, è un po’ presto per mostrarsi impazienti.
La questione che si è già trovato ad affrontare è quella del personale. Egli ha ereditato le nomine fatte da Papa Benedetto, comprese le figure chiave del cardinale Tarcisio Bertone quale Segretario di Stato e l’arcivescovo Gerhard Müller quale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Il cardinale Bertone è diventato il centro dei malumori cresciuti all’interno della Curia durante il periodo dell’inaspettata chiusura del pontificato di Papa Benedetto. Il problema potrebbe risolversi da sé, perché a 78 anni Bertone ha superato l’età della pensione. La sopravvivenza della posizione di Segretario di Stato nella prossima riforma della Curia, è una questione che sarà al vaglio del gruppo di cardinali consulenti del Papa. Ma il prestigioso titolo di Segretario di Stato non pare in immediata sintonia con il Discorso della montagna, che sembra essere il tono con cui Francesco sta tentando di dare un nuovo stile al papato.
Il caso dell’arcivescovo Müller è più complicato, non da ultimo perché è stata una scelta personale di Papa Benedetto, con il quale Papa Francesco tuttora si consulta regolarmente. Ma l’arcivescovo chiaramente non è più in sintonia con il nuovo clima, come ad esempio è successo per la sua recente affermazione secondo la quale i cattolici divorziati e risposati che desiderano ricevere la comunione non possono fare appello alla misericordia divina. Müller non potrà accettare di pensarla diversamente. È noto infatti che molti dei suoi colleghi vescovi tedeschi – ed altri in varie parti del mondo – non sono per nulla d’accordo con lui.
Una possibilità di riforma potrebbe essere quella di dividere in due la Congregazione, con una parte che si prenda in carico la disciplina del clero – aggiornata in maniera idonea da evitare la ripetizione dei disastrosi errori nella gestione degli abusi sui minori da parte del clero – e l’altra responsabile del controllo della dottrina, una questione che lo stesso Papa Francesco ha lasciato intendere non debba essere presa troppo sul serio.
Così ridimensionato, il ruolo di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede scomparirebbe. Entrambe queste funzioni dovrebbero in primo luogo essere svolte dalle locali Conferenze episcopali, con il ritorno di Roma al suo tradizionale ruolo di corte d’appello. Ciò dimostrerebbe il principio che, in ambito collegiale, il governo della Chiesa cattolica non è costituito dal Papa e dalla Curia, ma dal Papa e dai vescovi, con il supporto della Curia. L’era dei decreti tipo “una misura va bene per tutti” emessi dal Vaticano avrebbe così fine.
Papa Francesco sta già incontrando resistenze, e ha recentemente detto a un amico che i cambiamenti da lui intrapresi in Vaticano sono stati difficili: “Non è stato facile, ci sono molti ‘maestri’ del Papa qui e occupano le loro posizioni da molto tempo”. Ciò lascerebbe intendere che i cambiamenti che egli ha in mente siano vasti e profondi.
Se è così, egli ha davvero compreso a fondo le sfide che gli stanno davanti – per salvare la Chiesa cattolica da se stessa.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell’editore
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