
From the Editor’s Desk
“The Tablet” – 20 giugno 2015
Quando si è saputo che papa Francesco stava scrivendo la prima enciclica in assoluto dedicata a temi ambientali, la domanda che sorgeva spontanea era che cosa ciò avesse a che fare con la Chiesa cattolica. Ora abbiamo la risposta: tutto. Da un lato ciò che il papa ha scritto è interamente compreso nella tradizione cattolica.
Dall’altro, egli ha ribadito le verità della fede cattolica per renderle significative nel mondo moderno, che ha di fronte un’imminente catastrofe ecologica. L’effetto è rivoluzionario. Egli desidera una spiritualità cattolica rinnovata che sia centrata sul rispetto e sull’amore per la totalità della creazione divina; e desidera altresì che la Chiesa diventi protagonista nelle politiche globali a difesa dell’ambiente.
La sua enciclica Laudato si’, pubblicata giovedì, riconosce il debito che Francesco deve al suo omonimo San Francesco d’Assisi, che salutava il sole e la luna, gli uccelli e il vento, come fratelli e sorelle.
La sua non era follia: era una profonda consapevolezza della bellezza del Creato e di come esso riveli il mistero di Dio.
La grandezza della visione del papa, ispirata al Francesco del tredicesimo secolo, mostra la chiusura mentale di coloro che negli Stati Uniti hanno denigrato l’enciclica prima ancora che fosse pubblicata. Essi protestano perché sostengono che il papa non può sapere con certezza che il riscaldamento globale è causato dall’attività umana, e che perciò egli non può basare il suo insegnamento morale su una mera ipotesi scientifica.
Papa Francesco riconosce il nesso causale tra il cambiamento atmosferico e le cosiddette emissioni di gas serra, ma sostiene che, anche se i fatti sono scientificamente incerti, l’umanità non può utilizzare quell’incertezza come una scusa per non far nulla. “Se un’informazione oggettiva suggerisce che ne può derivare un danno grave e irreversibile”, egli scrive, “un progetto deve essere fermato o modificato, anche in assenza di una prova inconfutabile. Qui l’onere della prova, in effetti, è invertito, perché in tali casi le dimostrazioni oggettive e conclusive devono essere anticipate per dimostrare che l’attività proposta non causerà gravi danni…”. Egli fa anche notare che accettare il rischio di danneggiare l’ambiente è spesso parte di una mentalità che pone il conseguimento del profitto prima di qualsiasi altra considerazione. È significativo che quelle voci critiche che negano che il cambiamento climatico abbia una causa dovuta al comportamento umano siano spesso associate all’ideologia del libero mercato che si oppone a qualsiasi tipo di regolamento da parte dello Stato.
Una mentalità vergognosa
È qui che papa Francesco unisce la sua analisi ecologica con le preoccupazioni tradizionali della dottrina sociale della Chiesa – la povertà, la desolazione e la disuguaglianza che si verificano quando le forze del mercato vengono lasciate senza alcun freno. Ma egli la mette in relazione non soltanto alla disuguaglianza e all’ingiustizia sociale, ma allo sfruttamento della natura. È necessario “integrare le domande che riguardano la giustizia nei dibattiti sull’ambiente, per ascoltare sia il grido della terra, sia il grido dei poveri”.
Egli respinge l’argomento secondo cui, poiché all’umanità è stato dato il dominio sulla natura, come viene narrato nell’allegoria della Creazione nella Genesi, non vi siano limiti di sorta all’utilizzo delle risorse naturali. Il dominio sulla natura deve essere esercitato responsabilmente. E tale responsabilità non può essere limitata a un calcolo utilitaristico. Essa richiede una mentalità totalmente diversa – “un senso di profonda comunione con il resto della natura”. Ma ciò “non può verificarsi se i nostri cuori mancano di tenerezza, compassione e attenzione per i nostri fratelli umani”. Ciò lega insieme gli aspetti ecologici, economici, politici e sociali, che non possono essere visti isolatamente. Egli sottolinea che coloro che cercano il profitto a qualunque costo tendono a intascarsi i guadagni, ma a scaricare le perdite – sotto forma di degrado ambientale – su altri meno in grado di sopportarle.
Una sfida di principio
Tutto ciò riguarda molti altri aspetti, oltre al riscaldamento globale, che tuttavia rimane “un problema mondiale, con gravi conseguenze: ambientali, sociali, economiche, politiche e nella distribuzione delle merci. Rappresenta una delle sfide principali che l’umanità ha oggi di fronte”, afferma papa Francesco. Egli si riferisce ai passi piuttosto esitanti finora intrapresi dalla comunità internazionale per affrontarla. Ciò conferisce all’enciclica un carattere di grande attualità, perché prepara il terreno per la visita autunnale di papa Francesco negli Stati Uniti – uno dei maggiori inquinatori dell’atmosfera al mondo – quando si rivolgerà al Congresso e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I leader mondiali saranno chiamati a sottoscrivere i nuovi “Obiettivi per uno sviluppo sostenibile” proposti dalle Nazioni Unite, di cui la protezione ambientale per la prima volta fa parte.
Ma, ancor più significativamente, in un summit previsto per la fine dell’anno, i leader mondiali cercheranno un nuovo accordo per limitare il riscaldamento globale a un livello accettabile e per un’equa divisione dei costi tra le nazioni. Papa Francesco fa riferimento alla mancanza di una leadership con una visione globale, che in passato ha impedito la ricerca di un accordo. L’enciclica si propone chiaramente di riempire quel vuoto, il che spiega perché si è preoccupato di includervi una vasta serie di riferimenti – dal Patriarca ecumenico Bartolomeo al mistico sufi Ali al-Khawas, da Dante a Teilhard de Chardin – che normalmente non s’incontrano nelle encicliche papali. Nuova è anche la disponibilità a citare le dichiarazioni di un gran numero di conferenze episcopali nazionali e regionali. È un consenso impressionante, che mostra un’invitante disponibilità a inserire le conferenze episcopali nello sviluppo del magistero papale.
Ciò a sua volta pone la domanda – come risponderà la Chiesa universale a questo tempestivo e forte atto di leadership papale, che tocca la vita ad ogni livello, dallo spegnere la luce e riciclare la carta, alle grandi decisioni che riguardano gli investimenti internazionali, il tentativo di influenzare gli uomini politici e decidere come votare? Le Chiese nazionali e locali dovranno ripensare i loro stili di vita, i vescovi il programma delle loro conferenze, i preti le loro prediche settimanali, le scuole i loro libri di testo, le famiglie come spendono e ciò di cui possono usufruire. Se questa enciclica ispirerà gli adulti a ritrovare la meraviglia dei bambini di fronte agli intricati misteri della natura, al “significato mistico che si può trovare in una foglia, in un sentiero di montagna, in una goccia di rugiada, sul volto di un povero”, ciò porterà a una nuova spiritualità, ma anche ad una molto antica. Richiederà una conversione dell’anima.
L’ideale, dice papa Francesco, è non soltanto scoprire l’agire di Dio nell’anima, “ma anche scoprire Dio in tutte le cose”. Questo è un grande cambiamento.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell’editore
© The Tablet Publishing Company Ltd.


