Nello scorso mese di febbraio 2024, don Fabio Corazzina, prete bresciano, già coordinatore nazionale di Pax Christi e attualmente collaboratore delle parrocchie di Camignone, Passirano e Monterotondo (Bs), ha realizzato il suo primo viaggio in Africa, in Burundi, su invito di alcuni amici dell’Associazione Museke di Castenedolo, che da molti anni vi è presente con diversi progetti. Gli abbiamo chiesto come le sue impressioni, per le quali gli siamo grati.
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L'Africa, una terra affascinante che da piccolo avevo percorso sull'atlante e poi sugli strumenti che la rete regala e ci permettono di viaggiare a distanza. L'ho apprezzata nella musica, nei colori e volti, nelle tradizioni e nella religiosità, nei protagonisti spesso dimenticati, nei film e documentari. L'ho ascoltata dalle voci dei molti missionari e volontari che l'hanno amata, servita, apprezzata e ritenuta maestra. L'ho anche vista con gli occhi di quella parte di mondo che la sfrutta, prosciuga, rapina, sfrutta, compra e vende. L'ho temuta nei suoi eccessi violenti e fondamentalisti e amata nelle sue storie di riconciliazione e condivisione. L'ho incontrata nelle mie terre bresciane in molti fratelli e sorelle giunti in mezzo a noi come studenti, operai, imprenditori, braccianti, badanti, insegnanti, infermieri, richiedenti asilo, preti, imam o religiose, cooperanti, amici e collaboratori.
Poi, con molta emozione e imbarazzo l'ho visitata in uno dei suoi paesi più piccoli, il Burundi, con alcuni amici dell'Associazione Museke di Castenedolo che da anni vi lavorano con progetti che nei decenni hanno risposto sempre più alle esigenze di quella terra più che ai nostri bisogni di "fare qualcosa", come si dice a Brescia.
Con l'umiltà di chi non pretende di sapere, ma ha avuto la fortuna di respirare quel mondo, ne traccio alcuni sentieri che ho percorso.
I giovani e i bambini sono l'evidenza di un continente giovane, che destabilizza i miei occhi e il mio animo più abituato ad adulti e anziani. Strade, chiese, case, scuole, parchi, colline abitate da un’infinità di minori che ci stanno chiedendo futuro. Già, sono un appello e sempre più diventeranno presenza. Ascoltarli e vederli illuminati e appassionati al futuro mi ricorda l'alba, dolce e irrefrenabile.
Le donne, belle, piegate, madri, lavoratrici, mogli, insegnanti, infermiere, manovali, contadine, oranti e danzanti di fronte a una vita e cultura non facile. Quanta strada percorrono quotidianamente per rispondere alle attese di una società che vede in loro colonne indomite e fragili progettualità, sorrisi evidenti e pianti nascosti, mani callose e corpi rigogliosi, abbracci forti e carezze dolci, sfide potenti e sfruttamenti evidenti.
La scuola, la formazione, un investimento fondamentale per dare parola, come diceva don Milani, e abituare alla libertà responsabile, come suggeriva Paulo Freire. Bambini e ragazzi in cammino a ogni ora per andare a scuola, due o tre turni al giorno perché non ci sono ambienti sufficienti, un sistema scolastico che prova a rispondere alle esigenze e si affida ancora ai privati. Perché non sempre la scuola è un diritto, troppo spesso è privilegio.
La natura come difficilmente ammiri, una costante stagione dei fiori e frutti. Mille colline, fiumi, cascate, laghi, boschi, valli coltivate a risaia e pendii a the, caffè e banane. Mai ho visto tante sfumature di verde in poco spazio e tempo: il verde del mais, del banano, del the, del riso, del caffè, dell'avocado, degli eucalipti, delle patate. Una natura che potrebbe sfamare, ma un’agricoltura essenziale che non dà a sufficienza a meno che si venda alle multinazionali per una semente adatta e per mezzi adeguati. Ma vendersi è sempre l'inizio di una nuova schiavitù.
La guerra resta in un fastidioso rumore di fondo che racconta di ciò che è accaduto e accade nella zona dei Grandi Laghi: le violenze etniche e la guerra civile in Burundi, il genocidio nel vicino Ruanda, le razzie delle bande militari al soldo dei predatori di materie prime e preziose nel vicino Kivu (Congo RD). Poco sopra il Sudan e il Sud Sudan che abbiamo evitato perfino con l'aereo facendo un ampio "fuori rotta" perché i cieli erano interdetti. Spero che nessuno alzi il tono di tutte queste violenze riproponendole.
La riconciliazione come strada conosciuta e percorsa è una bella pagina di storia da imparare e completare. Incontrare chi fa parte della "Commissione Verità e Riconciliazione" in Burundi mi suscita speranza. Un processo che non calpesta la verità delle vittime e che ha un’origine tipicamente africana e protagonisti come Nelson Mandela e Desmond Tutu in Sudafrica. Un prodotto d'eccellenza esportato in tutto il mondo, gratuitamente, come dono all'umanità.
La Chiesa, in maggioranza cattolica, racconta di uomini e donne capaci di vivere il Vangelo, missionari che hanno dato la vita, attenzione ai poveri, vocazioni abbondanti che noi nemmeno immaginiamo, celebrazioni vive e vivaci, cura per l'educazione, i poveri, i malati, gli esclusi. Una Chiesa che vede la presenza minoritaria di altre confessioni cristiane e religioni. Una Chiesa che non può ignorare la religione animista e la spiritualità di popoli aperti alla Provvidenza e a Dio più di un mondo dubbioso, autosufficiente e indifferente come il nostro.
Il canto e la danza capaci di offuscare un quotidiano difficile e un futuro incerto. Quanto è affascinante vedere visi scavati dal dolore, occhi inquieti, mani nodose, corpi piagati e piegati, uomini e donne, piccoli e anziani che in un attimo, al ritmo dei tamburi, della terra, del cosmo, della natura, della vita, della regalità di una storia di popolo libero da ogni catena ed elegante, danzano, volteggiano, ondeggiano e descrivono la loro avventura, la loro anima, la loro gioia, la loro sofferenza, i loro sogni, il loro essere comunità danzante.
La gratuità e l'amore di uomini e donne, senza etichette e interessi, capaci di prendersi cura di carcerati, abbandonati, analfabeti, persone senza casa e sanità, senza acqua e cibo, senza ascolto e progetti, dei poveri fra i poveri come i Batwa. Quelle foreste sono il racconto, albero per albero, di storie belle, buone e giuste, di dedizione umile, competenza condivisa, generosità fatta politica, futuro compartecipato.
Le criticità socio-politiche accanto a una società civile attiva; le fragilità economiche mancanti di mercati, strutture, coordinamento, autonomia, sovranità monetaria, e indebolite da infrazione e debito estero; l'offuscarsi di un’identità culturale che ha condotto a uno squilibrio interiore, corruzione, rilassatezza morale, scelta della violenza come strumento, sono l'altro volto di questa terra. Come da noi chiedono responsabilità, competenza e dedizione al bene comune.
Mi sono portato in viaggio e mi hanno accompagnato le parole di papa Francesco ai giovani nello stadio dei martiri a PAPA FRANCESCO A KINSHASA (2 febbraio 2023): «Ora vorrei chiedervi, per alcuni momenti di guardare le vostre mani. Aprite i palmi delle mani, fissateli con gli occhi. Amici, Dio ha messo nelle vostre mani il dono della vita, l'avvenire della società e di questo paese. Fratello, sorella, le tue mani ti sembrano piccole e deboli, vuote e inadatte per compiti così grandi? Vorrei farti notare una cosa: tutte le mani sono simili, ma nessuna è uguale all'altra; nessuno ha mani uguali alle tue, perciò tu sei una ricchezza unica, irripetibile e incomparabile. Nessuno nella storia può sostituirti. Chiediti allora: a che cosa servono queste mie mani? A costruire o a distruggere, a donare o ad accaparrare, ad amare o ad odiare? Vedi, puoi stringere la mano e chiuderla, diventa un pugno; oppure puoi aprirla e metterla a disposizione di Dio e degli altri. Sta qui la scelta fondamentale, fin dai tempi antichi, fin da Abele, che offrì con generosità i frutti del suo lavoro, mentre Caino «alzò la mano contro il fratello [...] e lo uccise» (Gen 4,8). Giovane che sogni un futuro diverso, dalle tue mani nasce il domani, dalle tue mani può venire la pace e la giustizia che manca a questo paese».







