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DA BUTTRIO A BERAT / MISSIONE IN ALBANIA / 20-28 GIUGNO 2025

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Padre Andrea Gamba, missionario saveriano, e i laici della sua Collaborazione Pastorale di Buttrio (Ud) mi avevano chiesto la disponibilità di accompagnare il gruppo che era previsto quest’anno per l’esperienza a Berat, sud dell’Albania. Si sarebbe trattato soprattutto dell’animazione spirituale del gruppo composto di tre coppie (di cui due con una figlia rispettivamente), due volontarie non sposate, una vedova anziana, una sposata (non accompagnata dal marito), una signora con una figlia con qualche problema. A questo gruppo si sono aggiunte le due religiose della comunità che ci accoglieva. Alcune di queste persone erano alla loro prima esperienza, come me. Si sono aggregati al gruppo anche due Laici saveriani di Ancona, Beatrice e Fabrizio, che hanno viaggiato per conto loro. Il resto dei membri della spedizione aveva seguito una serie di formazioni organizzate dall’Ufficio Missionario di Udine con alcune Congregazioni religiose interessate all’invio di laici nelle loro rispettive missioni. 

Partiti in aereo da Treviso il 20 giugno sera, abbiamo passato la notte al Seminario di Tirana, quindi siamo risaliti verso il nord a Scutari il mattino dopo. Abbiamo celebrato l’eucaristia nel convento delle Carmelitane che hanno cominciato ad introdurci nella storia del martirio dei cristiani albanesi nel periodo del dopoguerra, con particolare riferimento a Scutari, cuore della persecuzione, soprattutto nei riguardi del clero e dei religiosi, considerati pericolosi dal regime marxista-leninista perché tra loro c’erano i più grandi intellettuali del paese. Il convento conserva una parte del lager, trasformato in memoriale, nel quale sono stati torturati e massacrati a centinaia. Un prete albanese ci ha guidati nella visita. Al pomeriggio, incontro con il vescovo (religioso italiano), in cattedrale, all’altare dei martiri. Anche lui ci ha parlato della lunga Via crucis dei cattolici, ma anche degli ortodossi e dei musulmani che è ufficialmente finita negli anni 90, con lunghi e dolorosi strascichi di democrazia formale. 

In serata siamo arrivati a Berat, nel sud, dopo 4 ore di strada e una tappa sulla spiaggia di Durazzo. Paese essenzialmente montagnoso, ma con larghi spazi coltivati con un’agricoltura apparentemente ancora tradizionale, sta vivendo il boom turistico, organizzando le strutture di accoglienza e rivalutando i beni culturali e naturalistici con investimenti importanti. La domenica 22 abbiamo partecipato alla messa in uno dei tre luoghi di culto cattolico della città (Uznova). Sotto una tenda, una piccola comunità si è adunata, diversi giovani, partecipazione attiva. I tre luoghi di culto sono coordinati e animati da alcuni membri della “Piccola Famiglia” dei dossettiani, uomini e donne, con un prete (italiano anche lui, don Paolo). Nel pomeriggio, visita turistica al castello, una larga rupe cinta da mura che rinchiudevano tutto un abitato importante con diverse chiese ortodosse di cui alcune hanno potuto conservare i loro tesori d’arte sacra. Una delle meglio conservate contiene anche un museo che vale la pena di essere visitato. 

Dal lunedì mattina al giovedì si sono svolte le attività con i bambini della scuola gestita dalle suore Maestre Pie Filippini. Una trentina di bambini, probabilmente di famiglie benestanti, animate dalle maestre e dai nostri volontari. Gli uomini si occupavano di lavori di manutenzione. Al pomeriggio ogni giorno abbiamo dedicato del tempo alla formazione e allo scambio di esperienze. Il gruppo si è rivelato molto maturo e sensibile ai temi proposti (da Evangelii gaudium, la dimensione sociale dell’evangelizzazione) e alle condivisioni di esperienze vissute. Un’esperienza comunitaria significativa per tutti, secondo la valutazione finale fatta insieme. Al mattino celebravamo l’eucaristia. Il venerdì, giorno del Sacro Cuore, si è celebrato con la comunità del quartiere nella sala che funge da chiesa proprio dietro la scuola. La mattinata, l’abbiamo trascorsa con la comunità dei disabili gestita dalla “Piccola Famiglia” a Uznova. Una testimonianza che non può lasciare indifferenti. È stato il mezzo attraverso il quale la comunità cristiana della zona si è costituita e cresce anche con battesimi di giovani e di musulmani. Il sabato pomeriggio 28 giugno abbiamo ripreso il cammino di ritorno, arrivando a Treviso presto al mattino del 29 a causa di un ritardo dell’aereo. 

Alcuni punti salienti. Il lungo martirio dei credenti albanesi e una Chiesa che sta rinascendo dal sangue dei martiri, la cui storia si intreccia con quella del paese con una identità e una lingua particolari, per lungo tempo luogo di conquiste (tra le quali quella italiana). Paese che tenta di uscire dalla povertà e marginalità, con ambizioni europee, e gioca la carta del turismo, purtroppo dominato dalle diverse mafie. Religiosamente il paese sembra essere molto dipendente da una lunghissima tradizione cristiana ortodossa. Il nord è tradizionalmente più cattolico con comunità importanti ma piuttosto sociologiche. Il sud è visibilmente dominato dall’islam (4 secoli di dominazione turca ottomana), anch’esso vissuto in modo sociologico. Ci sono delle conversioni al cristianesimo. La comune sofferenza dei tempi delle persecuzioni ha favorito buone relazioni interreligiose e la convivenza. Tutto il grande sud costituisce istituzionalmente un solo Vicariato apostolico. Dicono che il lungo periodo del regime dichiaratosi ufficialmente “Stato ateo” ha lasciato comunque delle tracce profonde e molte persone non seguono alcuna religione e non hanno più nessuna cultura religiosa. Il sud del paese è chiaramente “terra di missione”. Il personale missionario è scarsissimo.



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