Welcome nella Repubblica Centroafricana - Un altro mondo è possibile
WELCOME NELLA REPUBBLICA CENTROAFRICANA
Sono arrivata! Nonostante che tutti, per una ragione o per l’altra, mi abbiano bloccato a tutte le tappe del viaggio, compreso l’arrivo. Sono entrata nel Paese. Ma che tristezza! È un paese distrutto da tutti i vari conflitti, ammutinamenti, colpi di Stato, ecc. che si sono susseguiti per anni. Benchè si tratti di un Paese grande due volte l’Italia, con solo tre milioni e mezzo di persone e molte risorse naturali (foreste, diamanti, terre fertili, ecc.) la gente - sembra incredibile doverlo riconoscere - non è nella povertà, come altrove, ma è invece nella miseria più nera.
I vari gruppi armati (esercito, ribelli, e così via) sono passati e ripassati, rincorrendosi e, ad ogni passaggio, saccheggiavano, distruggevano, uccidevano, violavano, portavano via tutto ciò che potevano prendere; ma se ne è mai sentito parlare in Italia?
Qualcuno sa che esiste anche uno Stato che si chiama Repubblica Centrafricana?
Già, ma qui non sono le Twin Towers... Non ho ancora capito come la gente sopravviva, ma mi sforzerò di farlo. Intanto oggi ho capito brutalmente che la gente non può curarsi (almeno con la medicina occidentale). Ho infatti dovuto andare a prendermi delle medicine per la bronchite che mi ero trascinata dietro (peggiorata dalle torrenziali piogge di qui) ed ho pagato quasi 50.000 lire, che corrisponde più o meno al salario mensile di un manovale (quando ce l’ha: qui i dipendenti pubblici non sono pagati da più di un anno).
È come se dovessi spendere 900.000 lire su uno stipendio di un milione per prendermi un antibiotico e due pasticche per la gola!!! Beh, temo che avrò tempo di intristirmi ancora di più andando avanti, anche perchè qui non mi pare ci sia lo stesso dinamismo incoraggiante che si incontra in Africa Occidentale. C’è però gente coraggiosa, molto coraggiosa, come il mio amico Marc Karangaze che da anni stringe i denti e spinge avanti la carretta della sua ong benchè gli distruggano ogni volta gli uffici. Adesso ha la scrivania in ufficio, ma la segreteria con i computer e i documenti a casa, a qualche km di distanza, in attesa che passino le elezioni con tutte le turbolenze che possono comportare. Anche perchè l’attuale presidente si presenta alle elezioni, ma è uscito da un colpo di Stato, e non è detto che altri non vogliano fargli le scarpe allo stesso modo.
Quanto al lavoro, ho incominciato, ma mi chiedo che cosa veramente si potrà fare in queste condizioni. Dovrei elaborare con e per le organizzazioni contadine un progamma di formazione, ma qui ci vorrebbe prima la rivoluzione! L’insicurezza regna sovrana, sia in città che fuori. Figuratevi che per andare all’interno dovremo portarci dietro la scorta armata! D’altronde ci sono gli “zaraguinas”, i famosi “coupeurs de routes” che se del caso tagliano anche le teste, e non è il caso di avventurarsi da soli. Peraltro anche i militari taglieggiano, non noi se siamo in missione ufficiale, ma la gente che cerca di trasportare le sue cose da vendere al mercato. Questo Paese è un rompicapo.... Ma i francesi non lo mollano, perchè al di là di tutto, è ricco e strategicamente ben posizionato. Anche gli Italiani non scherzano con delle società di sfruttamento del legname più o meno regolari (ma comunque ammanicate col potere). P.S. Mi e stato detto poi che ci sono i farmaci generici che costano molto meno, ma molti medici preferiscono prescrivere gli altri perche hanno la percentuale dalle ditte farmaceutiche.
MARIA TERESA COBELLI Bangui (Repubblica Centroafricana).
UN ALTRO MONDO È POSSIBILE
Non vi conosciamo ‘di persona’ ma attraverso la vostra rivista. Siamo abbonati da tempo. Apprezziamo l’accurattezza delle informazioni, il coraggio di dire le cose come stanno, la volontà di interpretare la parola di Gesù nella vita reale concreta. Leggere Missione Oggi ci dà incoraggiamento. Tutti e due siamo molto impegnati non solo col lavoro e coi campi di montagna ma soprattutto con il commercio equo e solidale, siamo volontari della associazione Tapioca e gestiamo la bottega di Edolo. La speranza che un’altro mondo è possibile ci accompagna.
ANDREA E TINA, Edolo (Brescia).







