Vittorio Bachelet, L’uomo della scelta religiosa
“In passato l’Azione cattolica [Ac] ha fatto molte varie e nobili cose; ma ora ha ritenuto che fosse suo compito proprio puntare sui valori essenziali dell’annuncio evangelico e della vita cristiana (…). Il Concilio ha aiutato l’Ac a ritrovare la sua funzione e il suo compito essenzialmente religioso e apostolico” (p. 41) In queste parole, pronunciate alla prima assemblea nazionale dell’Ac (1970) dopo il nuovo statuto, bene si coglie il percorso di rinnovamento nel quale Bachelet ha guidato l’associazione durante il suoi tre mandati come presidente (1964- 1973), a partire dal dibattito sulla revisione statutaria (1966-1969).
La cosiddetta “scelta religiosa” ha segnato il passaggio da un’Ac che si identificava con il movimento politico dei cattolici ad un’Ac impegnata “a riscoprire la centralità dell’annuncio di Cristo, l’annuncio della fede da cui tutto il resto prende significato” (p. 39). Una scelta a più riprese spiegata e difesa dalle molte obiezioni di disimpegno dai problemi della vita civile: “La scelta religiosa insegna al cristiano che la testimonianza di carità si fa per lui anche impegno civile e politico che non può delegare alla comunità ecclesiale, ma alla cui coscienza e alla cui responsabilità il gruppo e la comunità ecclesiale deve formarlo” (p. 126).
A parlarci di Bachelet, testimone di una laicità cristiana impegnata per la Chiesa e per il Mondo, ucciso brutalmente dalle Brigate Rosse sulle scale dell’università di Roma il 12 febbraio 1980, è un agile volumetto curato da Angelo Bertani e stampato dall’Editrice La Scuola nella collana “Maestri”. Sotto la direzione di due storici dell’educazione e della scuola, Fulvio De Giorgi e Luciano Pazzaglia, ogni volume della collana presenta un testimone, un “maestro” di vita con un profilo che evidenzia la testimonianza, l’insegnamento civile e religioso che nasce dalla sua vita e con un’antologia di suoi scritti che ne illustra il pensiero e il progetto di vita. Affetto e gratitudine sono le due corde che caratterizzano il profilo che Bertani traccia e che lo hanno motivato in questo lavoro: “C’è un legame affettivo profondo, il ricordo di un lavoro fatto insieme, la lunga amicizia e, se posso dire così, l’affinità spirituale che si crea tra un maestro e un discepolo” (p. 7). Giornalista - ha lavorato a Jesus e Famiglia cristiana e recentemente ha diretto per un breve periodo “Segni nuovi”, il dorso arancione di Adista -, Bertani è stato uno stretto collaboratore di Vittorio Bachelet durante la sua presidenza all’Azione cattolica, come responsabile dell’ufficio stampa dell’associazione. Successivamente (1984-1993) ha fondato e diretto il settimanale Segno Sette che esprimerà ulteriormente lo spirito della scelta religiosa.
La parte biografica del volume ci segnala alcuni significativi rapporti che hanno segnato la biografia ecclesiale e civile di Bachelet. Giovanni XXIII e Paolo VI che lo nominano vicepresidente e poi presidente dell’Azione cattolica, l’amicizia con il sociologo Achille Ardigò, Alfredo Carlo Moro dai tempi della Fuci, don Franco Costa, poi arcivescovo e primo presidente della Commissione Giustizia e Pace della Cei (Bachelet ne sarà il vice presidente), il cardinale Martini.
Bertani ci propone qui anche un interessante parallelo tra le scelte di Dossetti e di Bachelet: “In entrambe le prospettive la risposta alla crisi della Chiesa e del mondo, è quella di lasciar perdere tante cose periferiche ed inutili, non attardarsi sul passato, le tradizioni, le forme, le leggi esteriori... E concentrarsi, invece, sul nucleo incandescente del messaggio evangelico. La ‘scelta religiosa’ del monaco Dossetti e la ‘scelta religiosa’ che il laico Bachelet proponeva alla Chiesa e ai cristiani nella società sono non solo compatibili, ma in radice sono veramente la stessa cosa” (pp.49-50).
La lezione di vita del “maestro” Bachelet, sembra dirci Bertani, si esprime nel modo più alto nell’atteggiamento della famiglia di fronte alla sua tragica morte.
È il “ponte del perdono” lanciato dal figlio Giovanni nella preghiera dei fedeli durante il rito funebre. In questo testo si riassume la mitezza, l’impegno civico da cattolico democratico e la lezione cristiana che Vittorio Bachelet ha passato alla sua famiglia e che attraverso una preghiera funebre diventa un manifesto che porterà gli stessi terroristi ad interrogarsi sul senso etico della loro lotta armata.







