UN MONDO IN GUERRA / LA PACE ASSENTE
Il 10 giugno 2023 durante il primo Meeting Mondiale della Fraternità Umana a Roma, in piazza San Pietro, è stata firmata la Dichiarazione sulla Fraternità umana scritta da Premi Nobel e rappresentanti delle Organizzazioni internazionali insignite del Nobel per la Pace. La dichiarazione si apre con una frase del documento del 2019 firmato da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, conosciuto anche come Documento sulla Fratellanza umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune: “Siamo diversi, siamo differenti, abbiamo differenti culture e religioni, ma siamo fratelli e vogliamo vivere in pace”. È a partire da queste riflessioni che a giugno la Fondazione Fratelli tutti, l’Azione Cattolica Italiana, la Comunità Giovanni XXIII, le ACLI e molte altre associazioni hanno lanciato la campagna per l’istituzione del Ministero della pace (https://www.ministerodellapace.org/) cercando di dare concretezza alla richiesta dell’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco: “Creare istituzioni più sane, ordinamenti più giusti, strutture più solidali” (n. 186).
Scrivo il 22 giugno 2025, mentre la guerra in Iran ha fatto l’ennesimo salto verso il baratro con il bombardamento effettuato dagli Usa. Nel frattempo il “genocidio” di Gaza passa nel dimenticatoio assieme alla guerra in Ucraina.
Rimbombano dentro di me le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che ha detto: “Se la Palestina fosse una scena del crimine, avrebbe le impronte digitali di tutti noi”. E le parole del presidente Donald Trump che, nella conferenza stampa successiva al bombardamento Usa in Iran, ha fra l’altro detto: “Voglio ringraziare tutti, in particolare Dio, voglio solo dire: ti amiamo Dio, amiamo il nostro grande esercito, proteggilo. Dio benedica il Medio Oriente, Dio benedica Israele e Dio benedica l’America”.
Da Roma invece papa Leone XIV parla di “un grido [di pace] che chiede responsabilità e ragione, e non dev’essere soffocato dal fragore delle armi e da parole retoriche che incitano al conflitto”, oltre che di “voragine irreparabile”. Mi risuonano le sue prime parole, appena eletto, dedicate alla “pace disarmata e disarmante”. Una pace debole, flebile. Ma anche unica speranza.
Così, mentre lavoro alla preparazione della Marcia della pace PerugiAssisi del 12 ottobre sento che parteciparvi, assieme a tantissimi giovani, famiglie, scuole, studenti e studentesse, è come il gesto di Geremia (32,7-8) che mentre è in prigione riceve un messaggio: «Ecco Canamèl, figlio di Sallùm tuo zio, viene da te per dirti: “Comprati il mio campo, che si trova in Anatòt, perché a te spetta il diritto di riscatto per acquistarlo”. Venne dunque da me Canamèl, figlio di mio zio, secondo la parola del Signore, nell’atrio della prigione e mi disse: “Compra il mio campo che si trova in Anatòt, perché a te spetta il diritto di acquisto e a te tocca il riscatto. Compratelo!”».
Comprare un campo. Scommettere sulla pace disarmata e disarmante. E sulla possibilità che gli esseri umani hanno di vivere insieme in pace. Differenti ma fatti fratelli nella pace.






