TUTTO UN POPOLO ANNIENTATO - VIOLENZE IN CONGO: BASTA!
Una lettera dal Congo. Antonia è una missionaria laica di Vittorio Veneto, da anni nella diocesi di Bondo, la chiesa del vescovo Nkiere Kena.
QUI È TUTTO UN POPOLO CHE CONTINUA A ESSERE ANNIENTATO
Oggi hanno ucciso un ragazzo sulla strada di Aketi. Un militare, anche lui un ragazzo, ha ucciso un suo fratello per sottrargli la bicicletta.
È venuta una mamma, la sua nuora è morta di tubercolosi all’ospedale. È rimasta con un bimbo prematuro tra le braccia. “Sono venuta da te perché questo bambino deve vivere. È piccolo, ma è vivo, ha bisogno di latte”. Mi guarda con uno sguardo penetrante come una lama, dove sono concentrati tutti i sentimenti di un cuore di madre: stanchezza, dolore, fiducia, attesa.
La vita qui ti scava dentro e mi assale il pudore di parlarne… Stare a Bondo può dire dimenticarsi donde si viene, per assumere una realtà che domanda una disponibilità totale. Un annientamento progressivo, che sembra voler uccidere l’anima. Spesso è questo il sentimento che mi abita in questa terra, dove il mio desiderio di aiutare un popolo a ricostruirsi sembra spegnersi di volta in volta, o forse non essere mai esistito. Stare con i poveri ti confonde, perché molti di loro si aspettano tutto da te, un tutto che non hai. Anche la natura, con il suo caldo afoso e pesante, non ti dà tregua, con le zanzare che dopo la stagione secca sono tornate in massa a colpire. E la tentazione di dire…è tutto inutile.
Qui è tutto un popolo che continua ad essere annientato, una realtà continuamente sottoposta al mio sguardo, alla mia umanità.
Se non l’assumo, se non la condivido, che significato avrebbe per me celebrare l’Eucarestia? Nella Passione di Gesù cerco il significato del suo annientamento, non trovo risposta se non il solito invito a camminare con lui. Lo vedo passare tra le folle, che non hanno molto di diverso dalle nostre. Malattie, fame, stenti, oppressioni, giovani allo sbando come nei paesi in guerra, e lo stesso prepotente bisogno di vivere. Quante volte anche lui non avrà saputo che cosa fare. Lo vedo salire al monte, interrogare il Padre: cosa devo fare adesso?
Nell’accettare questo invito, faccio già un primo passo verso la Risurrezione. È un lasciarsi trasportare dall’esperienza, anche nell’apparente vuoto di senso, con nel cuore la certezza che cammino, insieme a questi miei compagni di viaggio, sulla strada della liberazione. Allora comprendo che l’annientamento è il luogo essenziale che denuncia l’ingiustizia, che smaschera l’ipocrisia e la violenza. Sta proprio qui il nodo della rivoluzione nonviolenta: la mia stessa vita diventata luogo di incoraggiamento per molti, luogo di speranza.
L’annientamento è dato dalla battaglia che si combatte nella mia persona diversa, straniera, perciò inquietante. Anche Gesù era diverso, il suo esistere era troppo chiaro e limpido per non provocare la gelosia del potere sacerdotale e politico. Anche oggi: quale potere si lascia mettere in discussione?
Guai a dare la parola agli esclusi, ai contadini, agli analfabeti, ai ragazzini! Anche qui a Bondo, in Congo, in Africa.
BASTA CON LE VIOLENZE IN CONGO
I Dehoniani, riuniti a Roma per il capitolo generale, hanno espresso la loro “profonda preoccupazione per gli avvenimenti drammatici che si stanno verificando nella zona orientale del Congo, in modo particolare nell’Ituri” e hanno chiesto al parlamento europeo, all’Onu e all’Unione africana di farsi carico della situazione.
“Siamo perplessi del fatto che le forze dell’Onu non abbiano né la possibilità né il mandato di intervenire per dissuadere chi crea disordini e porta morte; al contrario si fa strada il disegno di ritirare le forze dell’Onu da zone ritenute troppo pericolose. Questo significherebbe abbandonare le popolazioni alla loro triste sorte e consegnarle nelle mani di milizie capaci solo di saccheggiare e uccidere”.
“La comunità internazionale non deve permettere che i calcoli cinici di alcuni signori della guerra e i vergognosi interessi nascosti di altre nazioni si uniscano per far perdurare una guerra che, lungi dal risolvere i problemi, genera solo odio, divisione e morte”.







