TRANSIZIONE ECOLOGICA / QUANDO LA CRISI SI TRASFORMA IN OPPORTUNITÀ

I libri sulla crisi economica si dividono in due categorie: quella, più affollata, di chi racconta o critica l’economia vigente; e quella, più esigua, di chi offre proposte di soluzione.
Lo studio di Giraud fa parte della seconda. Apre strade inedite, forse anche perché tiene insieme la duplice vocazione dell’autore: economista e gesuita. All’economista si deve la capacità di analisi dei perversi meccanismi economici che hanno sancito la fine di un’epoca. Al gesuita, invece, la fortezza di chi non si rassegna al pessimismo e sa vedere germi di speranza, come il profeta Geremia, che di fronte a eserciti in arrivo per distruggere Israele scorge nel ramo di mandorlo una nuova primavera.
Giraud ritiene che dalla crisi si esce solo con un nuovo paradigma o una nuova visione. L’etica, a questo livello, mette a nudo strutture di peccato e propone logiche differenti per evitare la ripetizione a catena di errori. La crisi finanziaria ha conosciuto i volti della recessione e disoccupazione, soprattutto tra i lavoratori e le famiglie, alimentando la cultura dello scarto.
L’A. sa comporre le domande più semplici (“Perché i profitti delle banche dovrebbero essere ridistribuiti tra i loro azionisti e le loro perdite finire sulle spalle dei contribuenti?”: p. 219) e gli slanci prospettici (“Non è più sufficiente rispettare le regole del gioco, dobbiamo riscriverle, quando sono palesemente ingiuste o quando conducono dritto al disastro”: p. 280).
Che cosa non ha funzionato nell’economia globale?
In primo luogo, l’illusione di creare una società di proprietari, che ha alimentato la cultura dell’indebitamento. Le cartolarizzazioni hanno trasformato un credito in uno strumento finanziario da scambiare sul mercato. L’effetto domino della crisi è noto a tutti. Non funziona neppure il criterio secondo il quale a guadagnare sono solo alcuni e a perdere tutti. Le coperture dei rischi di fallimento (Cds) hanno portato a speculare sui rischi di credito: un castello di cartapesta che è crollato su se stesso. Persino gli aiuti a Stati in difficoltà sono diventati un affare per le banche di altri paesi. Curare la Grecia con nuovi prestiti è stato come proporre a un alcolista di prendersi un grappino all’inizio della terapia disintossicante. Il salvataggio ellenico si è rivelato un affare per le banche francesi e tedesche che hanno commesso errori madornali e rimediato vendendo alla Bce il loro debito.
Lo stesso mercato finanziario si è dimostrato inefficace. Non solo perché spesso non socialmente utile, ma soprattutto perché fondato sulla legge del più forte. In economia la classica e discutibile logica della mano invisibile di Adam Smith, che in qualche modo offriva a tutti un miglioramento, è ormai sostituita da quella darwiniana che elimina i deboli. Lo si vede ogni volta che si opera un aggiustamento strutturale: riduzione dei lavoratori o degli stipendi, de-indicizzazione delle pensioni rispetto all’inflazione e revisione delle coperture delle spese sanitarie sono le cosiddette riforme ciclicamente messe sul tavolo. Le stesse riforme del lavoro hanno scelto la riduzione delle tutele.
L’idea di una transizione ecologica sarebbe per l’A. la soluzione auspicabile.
Si tratta di creare milioni di posti di lavoro, rinnovando l’edilizia dal punto di vista termico e la mobilità. La crescita “verde” è il superamento della logica “ciascun per sé”: le nostre società potrebbero passare da un’organizzazione energetica incentrata sul fossile (con conseguenze drammatiche sul clima) a una basata sulle rinnovabili e sul trasporto smart. Il libro analizza le possibili trasformazioni delle case e delle città. Il finanziamento potrebbe avvenire con una creazione monetaria ad hoc. Il passaggio da attuare è pensare la moneta (liquidità e credito) né come bene privato né come bene pubblico, ma solo come bene comune. Bisognerebbe affidare la creazione monetaria a una Bce sotto il controllo dell’Ue politica.
La transizione ecologica ha molti punti di forza: riconsegna delle istituzioni europee ai cittadini (non sovrastrutture senza mandato democratico), superamento della logica concorrenziale in nome della reciprocità e cooperazione e, soprattutto, elaborazione di un’Europa dei beni comuni capace di rispondere alle aspirazioni democratiche delle persone rimediando ai vizi strutturali di società costruite sui mercati finanziari.
Al termine della lettura, si fa strada la consapevolezza che il libro non è la visione di un sognatore disilluso. Dopo Laudato si’, questo libro ne percorre con audacia le direttrici.
È possibile un mondo alternativo con al centro le persone che imparano a condividere un nuovo paradigma sociale! Solo così la transizione ecologica sarà associata in futuro all’invenzione della stampa nel XV secolo o alla rivoluzione industriale dei secoli XVIII-XIX. C’è ancora da sperare.







