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SULLE ORME DEL VESCOVO MARTIRE MUNZIHIRWA

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Riceviamo da d. Tarcisio Nardelli, direttore del CMD di Bologna, questo importante invito a Bukavu sulle orme di mons. Christophe Munzihirwa, vescovo martire della tormentata area del Nord Kivu (Repubblica Democratica del Congo). Lo facciamo nostro e lo promuoviamo presso i nostri amici e lettori, nella speranza che qualcuno possa aderirvi.

A BUKAVU (CONGO RD) DAL 26 GIUGNO ALL’8 LUGLIO 2014

SULLE ORME DEL VESCOVO MARTIRE MUNZIHIRWA

DON TARCISIO NARDELLI, Direttore CMD

Bologna, 24 febbraio 2014

Un pellegrinaggio a Bukavu è un desiderio che portiamo nel cuore da tempo, sia per essere in comunione con la Chiesa del Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, che da anni vive il calvario della guerra – legata dallo sfruttamento delle ricchezze minerarie –, sia per metterci in ascolto dei suoi profeti e testimoni, in particolare del martire Christophe Munzihirwa, vescovo di quella Chiesa locale.

Il progetto è stato sottoposto al vaglio della Chiesa di Bukavu e da essa positivamente accolto, attraverso il vescovo mons. François-Xavier Maroy, i Missionari Saveriani e le Missionarie di Maria-Saveriane là presenti. Anche il vescovo di Goma, Theophile Kaboy si è detto pienamente favorevole al progetto. Questo ci dà più coraggio nel concretizzarlo.

Mons. Munzihirwa, vescovo di Bukavu, è stato ucciso il 29 ottobre 1996, segno luminoso nella notte della tragedia congolese. In lui vediamo l’immagine di Cristo pastore, che dona la vita per la dignità del suo popolo. Uomo povero e di fede, ha condiviso tutta la sua vita con la gente, cercando giustizia e verità, in spirito di dialogo e di amore autentico.

“Ci sono cose – amava ripetere – che solo gli occhi che hanno pianto possono vedere”.

Andare pellegrini sulla sua tomba, tra la gente del Kivu, assume perciò un profondo significato:

a) conoscere meglio la figura di Munzihirwa nel contesto in cui ha operato;

b) ascoltare e conoscere in qualche modo il dramma di un popolo;

c) valutare con gli occhi della fede i fatti avvenuti in questi anni;

d) vivere la comunione tra Chiese sorelle (Chiesa congolese e Chiesa italiana) aperti ad assumere le responsabilità e gli impegni che ne derivano.

Per informazioni ed iscrizioni rivolgersi a:


POVERTÀ SÌ, MISERIA NO! - CRITICANDO BANNING POVERTY 2018

GRAZIANO ZONI, Firenze, 26 febbraio 2014

Carissimo Mario, ho letto l’editoriale di Missione Oggi di febbraio 2014. Condivido lo “spirito” dell’iniziativa. Capisco anche, come leggo nell’ultimo paragrafo dell’editoriale, che sia “necessario non delegare l’iniziativa a pochi volonterosi, ma fare in modo che tutti quei cittadini che […] hanno preso coscienza del problema, si mobilitino per mettere fuori legge le cause strutturali che riducono in miseria miliardi di esseri umani”.

Ma allora, se “le cause strutturali ci riducono in miseria”, la campagna deve essere fatta per dichiarare illegale la miseria, non la povertà!

E l’amico Dom Helder, che se ne intendeva, era solito dire: “Povertà sì! Miseria, no!” E quando lanciò una campagna su queste realtà, la chiamò: “Anno 2000, senza miseria”! Dello stesso avviso e pratica, è stato anche l’Abbé Pierre, di cui allego alcune considerazioni in merito.

* Graziano Zoni, già presidente di “Mani Tese” e di “Emmaus Italia”, nonché grande amico e collaboratore di “Missione Oggi”, ci scrive il suo disagio per la nostra adesione all’iniziativa “Banning Poverty 2108”. La ragione è molto semplice: Graziano non concorda con il termine “povertà” usato dall’iniziativa. Vorrebbe piuttosto dichiarare illegale la ricchezza. In realtà per “povertà” non intendiamo quella volontaria, per esempio dei religiosi che ne fanno voto, e nemmeno quella del movimento della “decrescita felice” o dei “nuovi stili di vita”, ma l’impoverimento come grande furto di vita, umanità e futuro. In altre parole, di fronte al fenomeno dei 10 italiani più ricchi che posseggono quanto i 3 milioni di italiani più poveri, non possiamo limitarci a rispondere con qualche elemosina ai più poveri, ma dobbiamo mettere fuori legge la finanza predatrice.



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