STATI UNITI / ELEZIONI / UN NUOVO INIZIO PER IL PAESE E IL MONDO?
La vittoria di Biden alle elezioni presidenziali, seppure non ancora digerita da Trump, delinea un nuovo inizio per gli Stati Uniti, sia nel paese, sia a livello internazionale. È la fine della politica wrestling (spettacolo), suprematista e populista, e l’inizio di un nuovo corso, che dovrà fare i conti con sfide nuove e antiche. Anzitutto, la pandemia e la ricostruzione economica del paese, ma anche il razzismo, l’Obama care, l’immigrazione, il cambiamento climatico e, last but not least, la profonda divisione del paese.
La stampa nazionale e internazionale ha ripetutamente sottolineato l’incompetenza del presidente in carica nell’affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19. In effetti, Trump ha sottovalutato il virus fin dall’inizio, definendolo una grande bufala (hoax in inglese). Quando poi la situazione è precipitata, i governatori dei singoli Stati, di loro iniziativa, hanno cominciato a prendere delle misure di contenimento della diffusione del contagio. Dal canto suo, Trump ha dichiarato la sua contrarietà ad ogni forma di lockdown e, in qualità di presidente, ha ordinato ai governatori di riaprire l’economia. Ma i governatori – sia democratici, sia repubblicani – hanno ricordato al presidente di non avere questo potere in una democrazia federale come quella degli Stati Uniti, denunciandone così l’ignoranza nei confronti del suo stesso ruolo di presidente, oltre che l’incompetenza nell’affrontare un’emergenza così devastante.
L’ADDOMESTICAMENTO DELLA CORTE SUPREMA
A rimescolare le carte in tavola durante la campagna elettorale ci ha pensato anche la morte di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema di Giustizia, nota per le sue idee femministe e progressiste. Con abile strategia, l’amministrazione Trump ha usato questa circostanza in proprio favore. Infatti, ha proposto di sostituirla con la cattolica ultra-conservatrice Amy Coney Barret, subito confermata dal Senato (a maggioranza repubblicana) nel ruolo di giudice della Corte Suprema (una carica a vita negli Usa). Senz’altro un’abile mossa dal punto di vista della tempistica, alla vigilia del 3 novembre, l’Election day, ma soprattutto dal punto di vista della campagna elettorale, per raccogliere i voti dei cattolici indecisi e delle Chiese evangeliche ultra-conservatrici, pro-life, ideologicamente anti-abortiste, come la neonominata Amy Coney. Ma forse anche per risolvere a suo favore alcuni conteggi elettorali in bilico tra i due candidati. La Corte Suprema sarà divisiva o aiuterà a ri-unire il paese?
L’OBAMA CARE
Per quanto riguarda la sanità, uno dei primi passi fatti da Trump come presidente è stato quello di indebolire l’Obama care, il primo progetto in assoluto negli Stati Uniti per garantire un accesso minimo alla sanità per tutti, non solo per chi può permettersi un’assicurazione. Negli Usa, infatti, si contano ben 27,8 milioni di cittadini (pari all’8,5 per cento della popolazione) senza alcuna protezione medica e perciò senza diritto di accesso all’assistenza. Siamo in un paese dove quando uno chiama il numero del pronto soccorso (911) per chiedere l’intervento di un’ambulanza, deve esibire un’assicurazione medica. Siamo in un paese dove quando uno ha bisogno di un’operazione chirurgica, gli viene chiesto prima di quale piano assicurativo dispone. Siamo in un paese dove l’accesso alle cure mediche non è uguale per tutti e non è universale. Ma di queste ingiustizie l’amministrazione Trump non parla. Per il presidente in carica, è importante indebolire l’Obama care per risparmiare qualche spicciolo per i fondi federali.
IMMIGRAZIONE E CLIMA
Sull’immigrazione Trump ha dato, fin dall’inizio del mandato, pieni poteri all’Ice (Immigration and custom enforcement), un corpo governativo che ha l’incarico di “stanare” – letteralmente – gli immigrati irregolari e rispedirli nei paesi di origine. Tuttavia, anche se questo organismo esisteva già ai tempi di Obama, aveva soltanto il compito di identificare gli immigrati irregolari che avevano commesso qualche crimine. Ora, invece, con Trump, ha pieni poteri di arrestare e rispedire “a casa” tutti i senza visto regolare. Anche il cambiamento climatico è un hoax per Trump, che ha negato più volte l’esistenza del riscaldamento globale e dunque della crisi climatica, mentre i ghiacciai continuano a sciogliersi, il livello del mare ad alzarsi e le temperature a crescere ovunque.
LE PRIORITÀ DEL TYCOON
Trump ha sempre detto che ci sono problemi più importanti da affrontare: completare il muro tra il Messico e gli Stati Uniti; rendere più difficile l’immigrazione per studenti stranieri; limitare la possibilità di accesso al paese di persone provenienti da alcuni paesi islamici (Muslim ban); aumentare i dazi sui prodotti dall’estero (Italia inclusa); dare più poteri alla polizia, con meno restrizioni sull’uso della violenza. Per queste priorità sono stati effettivamente approvati altrettanti decreti esecutivi dal presidente tycoon. Trump ha piuttosto isolato gli Usa dal resto del mondo, uscendo addirittura dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dagli accordi di Parigi sul clima. Ha invece liberalizzato la violenza in nome della “sicurezza” nel paese.
UN NUOVO INIZIO?
L’Election day si è rivelato uno scontro all’ultimo voto. Quelli che sembravano pronostici super favorevoli per Biden, si sono rivelati invece momenti di grande suspense per entrambi i partiti. Le prime ore dello spoglio sembravano confermare le attese di una grande “onda blu” per Biden, che ha vinto, ma non con il vantaggio tanto atteso. Comunque gli Stati Uniti possono tirare un gran sospiro di sollievo: si sono liberati del “tiranno”. Ma non sarà semplice per Biden governare nei prossimi quattro anni, senza una maggioranza in Senato e con una maggioranza risicata nella Camera dei Rappresentanti. A questo punto, quello che più preoccupa è la reazione di Trump nei prossimi due mesi, fino al 20 gennaio, quando sarà ufficialmente insediato Biden come nuovo presidente degli Stati Uniti.
SFIDE CRUCIALI
Il 7 novembre Kamala Harris e Joe Biden hanno fatto il loro primo discorso da vincitori non soltanto davanti al loro paese, gli Stati Uniti, ma davanti al mondo intero in attesa di conoscere il risultato del voto. L’impressione che hanno dato è quella di un’America che torna a sognare e a far sognare un mondo diverso, proponendo un messaggio di unità, uguaglianza e progresso. La scelta di Harris come vicepresidente, prima donna e prima asio-americana a ricoprire un incarico ufficiale nella Casa Bianca, ha riunito l’elettorato americano e ha portato al voto milioni di americani insoddisfatti della politica dell’odio seminata da Trump.
Harris e Biden non hanno parlato di muri da alzare, di primati da mantenere, né di nemici da combattere. Biden ha ribadito più volte che non sarà il presidente solo di chi lo ha votato, degli Stati blu, ma degli Stati Uniti d’America. Non ha definito la pandemia una “bufala”, ma ha ribadito che sarà una delle priorità del suo governo, con un team di esperti che si metterà al lavoro subito all’inizio del suo mandato. Un discorso promettente, che dona speranza soprattutto alle donne, alla comunità afro-americana, alla comunità Lgbtq (Lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer), al mondo dell’educazione, alla lotta contro il cambiamento climatico, alla dignità dei migranti, al paese e, perché no, al mondo intero.






