PIGMEI E GLOBALIZZAZIONE
Mi domando se i due principi – profitto e aggressione (= violenza) – siano nella natura stessa delle culture ed economie di produzione o se sia possibile ispirare e orientare tali culture ed economie a principi di non-profitto e non-aggressività.
Se ciò non fosse possibile, allora le culture e le economie di sussistenza sono condannate alla scomparsa (genocidio culturale), e tutti coloro – me compreso – che operano per la loro salvaguardia e il loro sviluppo sono degli sconfitti in partenza: dalla parte delle culture ed economie di produzione stanno istituzioni e organismi dalle dimensioni ormai planetarie, al cui confronto i difensori delle economie e culture di sussistenza sono (siamo) pateticamente microscopici.
Sperare o credere che si possa salvare e sviluppare la cultura dei Pigmei attraverso la loro integrazione nella cultura bantu, è quanto meno ingenuo:
la storia stessa dei popoli bantu sta a dimostrare come la loro integrazione nella cultura ed economia occidentali ha comportato concretamente il loro genocidio culturale e l’attuale situazione di marginalizzazione culturale ed economica, con la loro riduzione ad una condizione di schiavitù (ancora!) economica nel contesto odierno della globalizzazione.
Antonio Mazzucato.
DUE OBIETTIVI A LUNGO TERMINE
A lungo termine, il Progetto Pigmei-Etabe ha due importanti obiettivi:
- il riconoscimento giuridico delle zone forestali riservate esclusivamente ai Pigmei, affinché possano continuare a vivere secondo la loro cultura;
- l’autonomia amministrativa dei Pigmei e delle loro zone d’insediamento, sempre nell’ambito dello stato congolese.
Attualmente i Pigmei hanno già ottenuto il riconoscimento, per ogni “campo”, di un’autorità propria per i loro problemi correnti. Il fatto è innovativo e importante perché consente ai Pigmei di non dovere sottostare, almeno per la vita di villaggio, a un’autorità che fa riferimento a criteri altri da quelli della cultura pigmea.
M.E.






