Paolo e i suoi collaboratori
A differenza degli altri apostoli, di Paolo conosciamo anche alcuni collaboratori. Ne parla il libro degli Atti, e lui stesso nelle sue lettere fa spesso riferimento alla loro opera, purtroppo solo per cenni. Questo getta un fascio di luce sulla sua personalità e anche sul suo metodo di evangelizzazione, e sulla vita della Chiesa dei primi tempi. Seguendo la parabola storica delle sue vicende, agli inizi troviamo Paolo in Arabia e a Damasco, già impegnato, probabilmente, nella predicazione. Atti non menziona nessuno che lo accompagni e stia con lui.
BARNABA E MARCO, COLLABORATORI INTERCULTURALI
La prima impresa missionaria antiochena invece vede Paolo insieme a Barnaba e a Giovanni Marco. Chi è il leader del gruppo? Sembra Barnaba, dal momento che Atti pone il suo nome prima di quello di Paolo, almeno fino a Cipro (At 13,3.7; a partire da At 13,9 Saulo, che qui cambia nome, comincia ad agire da protagonista), e che gli abitanti di Iconio chiamano Barnaba Zeus (At 14,12).
La prima esperienza di collaborazione vedrebbe dunque Paolo come secondo, al seguito di Barnaba, anche se Atti, distinguendo la posizione di Marco (chiamato aiutante in At 13,5) sembra porre i primi due su un piano di parità. Questa impresa inoltre nasce su diretto intervento dello Spirito (At 13,2). Barnaba aveva aperto nuove vie alla Chiesa, gestendo l’esperienza di comunità interculturali in modo più che soddisfacente, e Paolo probabilmente aveva appreso molto nell’anno in cui era rimasto con lui in quella comunità; e con lui era salito a Gerusalemme (At 11,30) a portare i frutti di una colletta in occasione della carestia.
PAOLO, UN FONDATORE ANTE LITTERAM
Perché all’inizio del secondo viaggio Paolo si separa da Barnaba?
Luca parla di differenti vedute rispetto al prendere di nuovo con loro Marco (At 15,36-40). Che ci sia stato di mezzo anche l’incidente di Antiochia (Gal 2,13)? Rimane che Paolo prende con sé un altro fratello, Sila, e parte, questa volta in veste di responsabile dell’impresa. Forse in tutto questo entra in gioco anche il misterioso interagire delle personalità: non tanto un discorso di potere, quanto un sentimento d’urgenza rispetto all’opera da compiere, alle sue modalità, e la percezione di un’affinità che appare fondamentale, in vista del lavoro insieme. Sono dialettiche note, che si ripropongono in tempi e modi diversi nella missione e nel misterioso mondo dei carismi.
Paolo appare anche come un fondatore ante litteram, un carismatico che sente il bisogno di incarnare la sua particolare esperienza dello Spirito in una forma storica precisa, nei rapporti vissuti all’interno di un gruppo, non grande, ma molto vivace, di collaboratori. Anche per poter mostrare ai suoi ascoltatori una forma incarnata del proprio insegnamento (cfr. 2 Cor 1,19).
IL GRUPPO MISSIONARIO DI PAOLO
Di fatto, Paolo avrà come poli di riferimento, da una parte le comunità che fonda e l’insieme della Chiesa; dall’altra il gruppo di coloro che condividono con lui la fatica della missione itinerante. Di altri sappiamo che si muovevano da soli (Apollo, At 18,27), o con un gruppo (ad esempio Pietro, 1 Cor 9,4); ma solo del gruppo di Paolo si ha l’impressione (certo, non molto di più che un’impressione) che sia unito da fattori spirituali speciali, tra i quali la figura dell’apostolo e la sua visione non sono certo i meno importanti. Quasi come Gesù per gli apostoli, Paolo aggrega Timoteo al proprio gruppo (At 16,1- 3); nello stesso viaggio sembra che anche Luca ne diventi membro, in connessione con il sogno del Macedone (cfr. At 16,9-10 e l’improvvisa comparsa del “noi” nella narrazione).
Non conosciamo i rapporti esistenti all’interno di questa piccola comunità. Di certo, sia dal punto di vista materiale (l’affrontare insieme i pericoli nei viaggi e le fatiche della predicazione, delle persecuzioni), che spirituale (il continuo scambio di idee, le discussioni, la condivisione di intuizioni e dubbi), devono essere stati molto ricchi, se Paolo usa queste persone per le missioni più delicate, in pratica come dei suoi alter ego, dei figli (1 Cor 4,17), che hanno il suo stesso sentire (Fil 2,19-22) e si comportano come lui (2 Cor 12,17-18). In 2 Tim 4,9-15 si può vedere la fedeltà di questo gruppo a Paolo anziano e sotto processo, mentre altri lo abbandonano.
LIDIA E LE ALTRE COLLABORATRICI DONNE
Nel racconto dell’evangelizzazione di Filippi compare la figura di Lidia, commerciante di porpora. Convertitasi al Signore, diventa l’ospite di Paolo e di coloro che si raccolgono attorno a lui. Lidia inaugura un ruolo importantissimo nella Chiesa dei primi tempi, quello dei patroni delle comunità, persone in qualche modo agiate, che offrono il loro patrocinio alle nascenti Chiese. Nelle loro ampie case i credenti possono riunirsi per la preghiera e le celebrazioni; all’occorrenza possono proteggere l’apostolo, anche a scapito personale (At 17,5-9). Per l’aiuto e l’ospitalità offerta da queste persone, il gruppo dei cristiani può distinguersi dalla sinagoga e acquisire una fisionomia e autocoscienza propria.
Paolo sarà praticamente sempre ospite di questa persone, e cercherà anche di sdebitarsi verso di loro, raccomandandole a sua volta (cfr. Rm 16,1-2).
Affine al ruolo di queste figure, e anche più ricco, è il contributo di persone come Aquila e Priscilla. Questa coppia di credenti non solo offre ospitalità e lavoro a Paolo (At 18,1- 3); essi fanno evangelizzazione diretta e figurano come patroni di una comunità, nella quale forse hanno anche ruoli di guida.
FEBE, SPONSOR DELL’EVANGELIZZAZIONE IN SPAGNA?
Secondo un’ipotesi, Febe, la diaconessa di Cencre, sarebbe incaricata da Paolo di fare gli opportuni preparativi non solo per la sua venuta a Roma, ma anche per la successiva impresa di evangelizzazione in Spagna. Queste persone non sono sempre con Paolo, non viaggiano con lui. Sono comunque un validissimo sostegno delle comunità e dell’opera di evangelizzazione a livello locale e ovunque si spostino; anche se i loro viaggi sembrano dettati da motivi diversi che i progetti missionari.
Tra i collaboratori di Paolo, o meglio, della sua missione, si possono distinguere altre figure, come ad esempio Epafra, l’apostolo della Valle del Lico (Col 4,12-13). Su sua richiesta, sembra, Paolo scrive la Lettera ai Colossesi e la Lettera ai Laodicesi (citata in Col 4,16; potrebbe essere l’attuale Lettera a gli Efesini, per la sua complementarietà dottrinale con Colossesi, e visto che il latore di entrambe è Tichico, cfr. Col 4,7-8, Ef 6,21). E’ possibile che Epafra abbia conosciuto Paolo negli anni in cui egli era a Efeso (At 19,8-10), forse insieme a Filemone. Convertitosi, avrebbe fatto proprio l’impegno di Paolo per la missione e sarebbe andato, o tornato, in quelle città, dove avrebbe annunciato il Vangelo e fondato delle comunità. Preoccupato poi dall’affermarsi di visioni teologiche non del tutto chiare, avrebbe chiesto a Paolo di indirizzare una parola di insegnamento ai suoi cristiani, richiesta a cui Paolo avrebbe acconsentito volentieri. Epafra sembra muoversi in modo indipendente da Paolo, pur avendo con lui un profondo legame. I due collaborano volentieri perché riconoscono di essere mossi dallo stesso spirito e di lavorare per lo stesso scopo.
FORME DIVERSE DI IMPEGNO MISSIONARIO
Attorno a Paolo ruotano anche altre figure, come ad esempio Epafrodito, inviato dai cristiani di Filippi per portargli delle offerte e per sostenerlo nella prigionia (Fil 2,25-30). Paolo riconosce e loda la sua abnegazione nel rappresentare presso di lui la partecipazione della comunità alla sua opera apostolica. Anche un breve sguardo al variegato mondo dei collaboratori di Paolo mostra da una parte la ricchezza della vita delle prime comunità, dall’altra fa vedere come il carisma dell’Apostolo sia all’origine di forme di impegno missionario diverse, ma tutte di grande apporto all’evangelizzazione.
Tra queste, la scelta di vivere con Paolo condividendo in toto la sua avventura spirituale, anticipa in qualche modo le diverse e ricchissime esperienze di donazione completa al vangelo vissute dai fondatori delle Famiglie Religiose e dai loro seguaci.
Rimane l’intensità della loro dedizione, la ricchezza dei loro rapporti, la fecondità della loro proposta. Una primavera che si rinnova nei secoli.







