OGNI SACERDOTE È PER IL MONDO INTERO
Le riviste missionarie italiane esprimono le loro attese in merito al Convegno “Preti per la missione: la dimensione missionaria nella spiritualità del presbitero diocesano”.
Dal 3 al 5 febbraio si terrà a Roma un importante Convegno di studio per i sacerdoti della chiesa italiana. Ai partecipanti, in segno di amicizia e come nostro contributo, esprimiamo alcune nostre attese, tra quelle che più ci stanno a cuore:
La prima attesa riguarda la dimensione “universale” di ogni vocazione sacerdotale. Negli anni trenta sembrò rivoluzionaria la tesi sostenuta da alcuni missionari: non esiste una vocazione sacerdotale per i preti che restano in patria e un’altra per quelli che vanno in missione, ma ogni sacerdote è “consacrato” per il mondo intero, per cui il vescovo potrebbe mandarlo in qualsiasi parte del mondo. Il Concilio ha assunto questa concezione e i Papi la richiamano di continuo. Al Convegno chiediamo, quindi, di indicare come, con quali mezzi, far sì che questa concezione diventi veramente “coscienza” di ogni sacerdote; come far sì che diventi mentalità normale, quotidiana, di tutta la formazione del seminario.
La seconda attesa riguarda una modalità di attuazione di questa dimensione universale del sacerdozio: “rendersi concretamente disponibili per essere mandati ad annunciare il Vangelo oltre i confini del nostro paese” (Giov. Paolo II). Notiamo spesso quanta fatica le nostre chiese incontrano per portare avanti una piccola missione diocesana; a volte manca una volontà di ricambio, sia a livello di chi ha responsabilità diocesane, sia nei singoli sacerdoti che dovrebbero offrirsi. Notiamo anche che sono quasi scomparse le entrate di seminaristi o di sacerdoti diocesani negli istituti missionari ad vitam, nonostante la ricca tradizione in merito. Al Convegno chiediamo, quindi, di rinnovare l’invito alla disponibilità e alla effettiva “partenza”, e di sollecitare anche la promozione di iniziative atte ad accrescere nel clero e nei seminari la conoscenza e il coinvolgimento nelle missioni diocesane, come pure un interesse abituale alle grandi sfide attuali della missione universale e alle testimonianze di altre chiese.
Una terza attesa riguarda la presa di coscienza del compito dei sacerdoti “nell’educare e stimolare le loro comunità a partecipare alla missione universale della chiesa” (Giov. Paolo II). Nei contatti con i gruppi missionari constatiamo, a volte, la sofferenza di persone che vorrebbero impegnarsi per la crescita di uno spirito universale e missionario della parrocchia, ma trovano nei sacerdoti un’indifferenza e disinteresse che raffreddano la loro volontà di impegno.
Al Convegno chiediamo, quindi, di richiamare la finalità delle nostre parrocchie, che non è di pensare solo a se stesse ma di essere a servizio del progetto di Dio, che riguarda tutto il mondo. Al fine di creare questa “coscienza di chiesa” ci sembra importante il ruolo della catechesi, della liturgia e della stessa azione caritativa, alle quali il sacerdote ha la missione di richiamare l’intrinseca dimensione universale.
Anche la collaborazione con i gruppi e le persone che già sono o potrebbero essere impegnate per l’animazione missionaria della parrocchia, ci sembra dovrebbe ricevere dal Convegno un chiaro incoraggiamento.
- Editoriale in comune delle riviste FESMI.







