Come sta cambiando il suo Istituto?
L’Istituto sta cambiando e dovrà cambiare ulteriormente. Dobbiamo rimanere fedeli al carisma, che ci dice ciò che siamo, modellandolo però su una realtà in continuo cambiamento e su una missione vissuta oggi da confratelli che provengono da più di trenta paesi, con culture diverse da quella in cui siamo nati. Dobbiamo rimanere “famiglia”, come ci voleva il fondatore, ma costruirla su un modello interculturale. È difficile, ma ci dà credibilità e forza di testimonianza. Stiamo anche imparando ad aprirci a spazi nuovi. Nati per l’Africa, sviluppatici anche in America latina, di recente l’Istituto ha fatto una scelta decisa per l’Asia, aprendosi a Corea (1988), Mongolia (2003) e Taiwan (2014).
In Europa da anni si parla di crisi degli Istituti missionari…
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