Skip to main content
Condividi su

IL NOBEL NON CI DÀ PACE: LE MINE NON FIRMANO IL TRATTATO DI OTTAWA.

Nell’assegnare il Premio Nobel, alla Campagna internazionale è stato riconosciuto il merito di aver dato l’esempio convincente di un’effettiva politica di pace, di aver proposto un modello che potrà assumere un’importanza decisiva nello sforzo internazionale per analoghi processi futuri di disarmo e di pace. In pochi anni, la Campagna ha trasformato da utopia a realtà l’interdizione delle mine. 

Siamo d’accordo. Abbiamo lavorato molto e bene. Ma il Nobel non ci dà pace.

L’Italia ha finalmente una Legge: “Norme per la messa al bando delle mine antipersona”. Una buona legge, ma poteva essere migliore: ha una buona definizione di “mina antipersona”, ma non prevede alcun organismo di verifica e di controllo per l’osservanza.

Il mondo ha finalmente un Trattato internazionale: “Convenzione per la messa al bando dell’uso, stoccaggio, produzione e trasferimento di mine antipersona, e per la loro distruzione”.  Un ottimo Trattato, ma con una definizione di mina antipersona debole ed equivoca (cfr. M.O. nov. ’97, pp. 18-24).

Molti stati hanno aderito al Trattato. Altri, si spera tutti, aderiranno a passo ridotto.   Ma sono anni che andiamo ripetendo: le mine non firmano gli accordi di pace!  Intelligenti o no, le mine non sanno che gli uomini hanno firmato un Trattato di disarmo.  Il terrore dello scoppio resta nella memoria delle vittime superstiti.  La paura di questi ordigni resta nell’animo di milioni di persone, vittime potenziali dei 120 milioni di “disertori della pace”, che si nascondono camuffati in mille forme e colori.  Non ci sarà pace finché, palmo a palmo, Madre Terra non sarà bonificata e restituita all’umanità come ambito di vita, senza rischio.

Non ci sarà pace finché i finanziatori, i generali e gli ingegneri delle mine, e di tanti altri ordigni che fomentano i conflitti, non convertiranno le proprie risorse umane, tattiche ed economiche alla produzione della pace nel rispetto dell’umanità.   Non vogliamo che le fabbriche chiudano.  Vogliamo che le amministrazioni civiche, politiche, militari, sindacali e aziendali credano e rilancino la scommessa culturale ed etica della riconversione.

Un appello va rivolto anche alla chiesa italiana. Da qualche tempo si sente molto parlare del “Progetto culturale”. Ma quale cultura la chiesa si propone di progettare? verso quale futuro? su quali basi? L’unico progetto che dà senso alla chiesa è il progetto audace del Vangelo. E se la chiesa non progetta con audacia la cultura della pace, non è fedele al Vangelo.

Molti si attendono da chi è preposto alla guida pastorale della chiesa italiana e delle forze armate, il coraggio di progettare la cultura della pace, per non continuare a peccare di omertà.

Serve a poco chiedere perdono per gli errori del passato, commessi da uomini che non sono più, se non ci si impegna onestamente a correggere gli errori presenti e a prevenire le conseguenze future dei nostri comportamenti attuali.

Servirà solo a tramandare alle generazioni del Terzo millennio motivi per purificare la memoria dei nostri stessi misfatti.

 



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito