Volentieri ospitiamo questa lettera aperta, giuntaci in 14 febbraio scorso. Una denuncia ma anche una serie di proposte concrete da chi cammina a fianco dei rom e sinti a Roma.
Perché non invertire la rotta, procedendo verso la programmazione di piccoli campi a carattere familiare, strutturati secondo le reali esigenze delle singole famiglie zingare?
Il bambino rom ucciso dal freddo in uno dei campi nomadi di Roma ha richiamato brutalmente l’attenzione dell’opinione pubblica sulla cosiddetta “emergenza zingari”. Non è stato certamente un caso, visto che sono già undici negli ultimi tre anni, le vittime innocenti di un popolo segregato tra discariche e cimiteri di auto.
Telecamere e giornalisti, terminato il lavoro, condannati dall’audience, hanno fatto presto a voltare…
Articolo disponibile solo agli abbonati. Se hai già un abbonamento accedi con le tue credenziali oppure clicca sul pulsante rosso per attivare un nuovo abbonamento.