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LE RICHIESTE DEI MISSIONARI ALLE ISTITUZIONI POLITICHE

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I 150 missionari partecipanti al Forum di Ariccia hanno emesso, l’8 febbraio scorso, un “comunicato stampa” per esprimere preoccupazioni e richieste a nome dei popoli del Sud del mondo.

Noi, 150 missionarie e missionari partecipanti al Forum organizzato dalla Cimi (Conferenza istituti missionari italiani) e dal Suam (Segretariato unitario di animazione missionaria) ci rivolgiamo alla società italiana, alle istituzioni politiche ed ecclesiali facendoci voce delle popolazioni con le quali condividiamo la vita, le sofferenze e le speranze.

Esprimiamo la nostra preoccupazione per il crescente clima di diffidenza e paura, di violenza ed emarginazione che percepiamo nella società italiana e in alcuni recenti orientamenti politici.

In particolare circa:

– l’adesione alla guerra come risposta agli atti di terrorismo. Con il papa riteniamo che “mai le vie della violenza conducono a vere soluzioni dei problemi dell’umanità”. La guerra non solo non risolve i problemi ma è contraria alla Costituzione Italiana (art. 11) e al diritto internazionale vigente;

  • la gestione delle politiche migratorie secondo una logica di mercato. Siamo convinti che gli immigrati presenti sul nostro territorio sono innanzitutto persone prima che “forza lavoro” e che i loro diritti vanno riconosciuti.
  • – il disegno di legge n. 1927 che modificherà la legge 185/90 sul controllo del commercio di armi. Chiediamo che la normativa attualmente in discussione al parlamento non stravolga i principi ispiratori della legge 185/90 (divieto di esportare armi a nazioni in guerra o che violano i diritti umani) e introduca invece misure di controllo sulla destinazione finale di armi per evitare “triangolazioni”;

– l’aumento delle spese militari e la riduzione degli aiuti per la cooperazione. Dopo che nel biennio 2000-01 l'incremento delle spese militari era già stato del 10%,  per quest’anno è previsto un aumento del 15%, mentre la quota che l’Italia destina nell’aiuto allo sviluppo non raggiunge ancora lo 0,2 % del Pil, ben lontano dalla percentuale del 0,7% fissata dall’Onu.

Chiediamo in particolare alle istituzioni politiche di:

– sviluppare una politica estera italiana ed europea a favore della prevenzione e la soluzione nonviolenta dei conflitti. In particolare chiediamo un impegno preciso per porre fine al conflitto israelo-palestinese e alle numerose guerre dimenticate ancora in atto in varie nazioni del Sud del mondo;

– introdurre una tassazione sulle transazioni finanziarie (tipo Tobin tax) nella zona euro per ridurre le speculazioni ridistribuendo le risorse ricavate a favore dello sviluppo;

– farsi promotrici nelle istituzioni internazionali (Fmi, Omc, Banca mondiale) di politiche economiche per favorire scambi commerciali più equi nei confronti dei paesi impoveriti e rapporti più paritari tra i paesi del Nord e del Sud del mondo.

Auspichiamo inoltre che le comunità cristiane non vengano meno al loro dovere di cittadinanza attiva per costruire una società più giusta e rispettosa dei diritti di tutti.

PER FAVORIRE I MERCANTI DI ARMI

  • IL PARLAMENTO STA MODIFICANDO LA LEGGE 185/90

Con un tacito accordo tra maggioranza e opposizione, si è concluso alla Camera l'esame del disegno di legge n. 1927 che, se approvato, porterebbe gravi modifiche alla legge 185/90 sul controllo del commercio delle armi. Intende, infatti, "facilitare la ristrutturazione e le attività dell'industria europea per la difesa" secondo le direttive di un "accordo-quadro" sottoscritto il 27 luglio 2000 dai ministri della Difesa di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Svezia. La normativa in discussione introduce un nuovo tipo di autorizzazione per il commercio delle armi: la "licenza globale di progetto", che esclude dal controllo parlamentare tutte le operazioni svolte nel quadro di programmi intergovernativi e adegua l'Italia alle normative di paesi più permissivi in materia di commercio d'armi.

Viene così annullato tutto lo sforzo di questi anni. La giustificazione data è di "conformarsi ai requisiti della nuova Europa". Ma non si capisce perché mai quello della produzione e del commercio delle armi debba diventare il primo settore in cui l'Italia rinuncia alla propria normativa nazionale. È
auspicabile, invece, che l'Italia richieda agli altri paesi europei maggiore severità nel controllo dell'export delle proprie armi e maggiore impegno nella prevenzione dei conflitti.

Esprimiamo la nostra indignazione di fronte al tacito consenso delle forze politiche di introdurre una normativa intesa ad annullare la volontà esplicita della società civile espressa nella legge 185/90 e invitiamo tutti a far sentire la propria protesta ai parlamentari affinché questo disegno di legge non venga approvato.

M.O.



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