La vita religiosa in Egitto
Tra contemplazione e promozione umana.
L’Egitto è la culla del monachesimo. Questa è la terra dei padri del deserto, Antonio, Paolo e molti altri, che hanno avuto una grande influenza sulla ricerca della perfezione, in risposta alla chiamata di Dio. Nella Chiesa ortodossa copta, nell’ultimo mezzo secolo, si è verificata una rinascita della vita monastica e i monasteri vi giocano un ruolo importante, non solo fornendo vescovi alla Chiesa stessa, ma anche come poli d’attrazione per i laici, che li visitano in cerca di un ristoro fisico e spirituale.
Nella Chiesa cattolica, esiste certo la vita contemplativa (ne parlerò tra breve), ma la vita religiosa è dominata da congregazioni apostoliche.
L’incontro di San Francesco d’Assisi con il sultano Malik al-Kamil, nel 1219, nel bel mezzo delle Crociate, ha ovviamente ispirato molti. Tra le dodici congregazioni maschili presenti nel paese, i Francescani hanno il maggior numero di membri. Essi prestano servizio in varie parrocchie, compresa Santa Caterina, la cattedrale del vescovo latino di Alessandria e San Giuseppe, la chiesa latina nel centro del Cairo. Essi gestiscono scuole e orfanotrofi e dirigono il Centro cattolico per il cinema, che costituisce un forum di dialogo con il mondo della cultura. Tra le oltre quaranta congregazioni femminili, nove appartengono alla famiglia francescana. Bisogna menzionare almeno le Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, note come Francescane d’Egitto.
Nel 1859, sei sorelle provenienti da un convento di clarisse di Ferentino (in provincia di Frosinone) giunsero al Cairo su invito del delegato apostolico. La leader del gruppo, la Beata Caterina Troiani, fondò una nuova congregazione apostolica, fiorita sia in Egitto sia all’estero. Esse non furono la prima congregazione femminile ad essere presente in Egitto. Le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli vi erano giunte nel 1844, insieme alla Congregazione della Missione (Lazzaristi). Esse furono seguite un anno dopo dalle Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore.
Poco dopo, i Fratelli delle Scuole Cristiane (de la Salle) vennero a lavorare nel campo dell’istruzione. I Missionari Comboniani, uomini e donne, guidati da San Daniele Comboni, i padri della Società delle Missioni Africane, le Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, i Gesuiti, i Salesiani, i Domenicani, i Carmelitani, tutti arrivarono per dare il loro contributo alla crescita e all’attività della Chiesa cattolica in Egitto.
Non bisogna pensare che la pratica della vita religiosa sia una questione esclusiva della Chiesa Latina.
Vi sono due congregazioni femminili copte cattoliche fondate in Egitto, le Religiose Egiziane del Sacro Cuore, che celebreranno il loro centenario nel 2013, e le Suore Copte di Gesù e Maria. Vi sono inoltre le Suore Armene, le Suore Greche Cattoliche Basiliane, e le Figlie di Maria del rito orientale del Kerala (India). Tra i religiosi, vi sono i membri dell’Ordine Maronita Mariamita. Le congregazioni maschili e femminili gestiscono un gran numero di scuole, molto apprezzate. Queste scuole svolgono un ruolo ancora più importante nel “nuovo” Egitto (dopo la “rivoluzione” del 25 gennaio – n.d.r.), formando ai doveri della cittadinanza sia cristiani sia musulmani. Altri religiosi sono impegnati nel campo medico, nell’educazione degli adulti o nella promozione dello sviluppo sociale. Esse sono la testimonianza vivente dell’amore senza confini che Gesù esige dalla sua Chiesa.
Un cenno va fatto anche ai contemplativi. Vi sono due conventi contemplativi femminili, le Carmelitane, fondate quasi cento anni fa dal Convento del Padre di Gerusalemme, e le Clarisse, fondate a Nancy (Francia) qualche anno dopo. C’è anche il Monastero Copto Cattolico dell’Annunciazione, fondato di recente, che sta lentamente crescendo nei due rami maschile e femminile.
I religiosi in Egitto sono di varia provenienza internazionale: uomini e donne sono originari di differenti parti d’Europa, da vari paesi del mondo arabo, da altre zone del continente africano, dal Nord America e dall’America latina ed anche da paesi asiatici.
Tuttavia, molte comunità sono composte in maggioranza da egiziani, che spesso occupano posizioni di responsabilità. È un buon segno e promette bene per il futuro.
- Il Cairo, 15 maggio 2011.







