LA QUESTIONE ENERGETICA E IL FUTURO DI TUTTI
Il 2003 è stato l'anno in cui il problema energetico è balzato con più evidenza alla ribalta dell'opinione pubblica: la seconda guerra all'Iraq, ormai chiaramente immotivata se non per acquisire il controllo da parte degli Usa su una regione strategica per le riserve di petrolio; i ricorrenti rischi di blackout che hanno attraversato tutto l'Occidente, compresa l'Italia; il lungo e drammatico ferragosto vissuto al buio da 50 milioni di cittadini di New York e di altre regioni degli Stati Uniti e del Canada; il riproporsi nel nostro Paese dell'opzione nucleare.
Dunque, alle soglie del terzo millennio, scopriamo con preoccupazione come le nostre società ipersviluppate, il nostro straordinario benessere, siano dipendenti dalle fonti energetiche e come questa dipendenza ci renda fragili, esposti al pericolo che tutto possa improvvisamente arrestarsi, lasciandoci nelle condizioni di qualche secolo fa.
È possibile che in questi blackout, peraltro non ancora chiariti nella loro dinamica, vi sia la volontà d'impaurire l'opinione pubblica e persuaderla ad accettare soluzioni altrimenti indigeste: spendere ingenti risorse finanziarie e vite umane per mantenere la contrastata dominazione neocoloniale in Iraq; o accettare i rischi di un rilancio dell'energia nucleare su grande scala.
In ogni caso, queste vicende segnalano a tutti la centralità del problema energetico per il futuro dell'umanità e come ad esso siano collegate le prospettive di un mondo di pace o di conflittualità, di cooperazione nel segno della giustizia e del riequilibrio tra le regioni della misera e quelle dello spreco, o di un approfondimento del fossato che divide popoli ricchi e popoli poveri.
Temi questi, particolarmente cari alla nostra rivista e che ci inducono quindi a cercare di chiarire l'enigma energetico ed indicare possibili percorsi che privilegino l'unica via per noi eticamente percorribile, quella della pace e della giustizia.
FRANCO E MARINO RUZZENENTI.









