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L’universalismo, come destino comune dell’umanità sulla Terra, al di là dei confini e delle diverse culture, fino a qualche anno fa era il faro cui tendevano tutte le attuali generazioni, dopo il terribile tentativo di oscurare definitivamente quell’orizzonte comune, definito da liberté-egalité-fraternité, ad opera di fascismo e nazismo, in nome di un ipernazionalismo razzista, totalitario, imperialista, che sfociò “necessariamente” nella catastrofe della guerra e della Shoah. L’universalismo era il faro dell’internazionalismo programmatico della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, della costituzione dell’Onu, in cui si riconoscevano, in forme diverse, i “due blocchi”: quello sovietico, costitutivamente internazionalista (almeno in teoria, la realtà sarà più contradditto…

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