L’UNIVERSALITÀ DELLA MISSIONE CRISTIANA
Forse per noi oggi è scontato attribuire alla Chiesa una dimensione di universalità, abituati come siamo ad assistere a eventi ecclesiali il cui respiro abbraccia uomini e donne che vengono da ogni angolo del mondo e che condividono, nonostante la grande diversità delle culture di provenienza, la medesima adesione alla fede in Gesù. Eppure, gli Atti degli apostoli ci ricordano che all’inizio della vita della Chiesa non fu semplice riconoscere e accettare un tale afflato universale. Si veda il controverso episodio del battesimo dei primi pagani (At 10,44-48).
Non va dimenticato che i primi cristiani, provenendo dal giudaismo, ne condividevano i principi fondamentali, compreso quello della necessità di mantenersi separati dalle altre nazioni per conservare integra la santità derivante dall’elezione divina e, così, preservarsi dal pericolo dell’idolatria.
IL PRIVILEGIO DELL’ELEZIONE DIVINA
Certamente, almeno per buona parte degli appartenenti alla fede giudaica, non si trattava di assumere posizioni che oggi definiremmo discriminatorie; più semplicemente, si avvertiva la necessità di custodire il privilegio dell’elezione perché solo così il popolo di Israele avrebbe potuto contribuire efficacemente al disegno universale di salvezza voluto da Dio. Tuttavia, è bene ricordare che i pensieri di Dio sono imperscrutabili e che la sua volontà non si lascia certo condizionare dai progetti degli uomini: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”, aveva detto un giorno il profeta Isaia a nome di Dio (Is 55,8). Del resto, fin dai primordi della storia del popolo di Israele, Dio aveva parlato ad Abramo del suo desiderio di vedere coinvolte nel suo disegno di salvezza tutte le nazioni della terra: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le nazioni della terra” (Gen 12,1-3). Ora, secondo il giudaismo tradizionale, tale benedizione avrebbe continuato a riversarsi sull’umanità proprio grazie alla mediazione di Israele, senza un coinvolgimento “attivo” degli altri popoli. Ma con il cristianesimo questa “esclusività” di fatto viene a cadere.
NON È ESCLUSIVO
L’episodio che ha innescato quella che potremmo definire una vera e propria rivoluzione in ambito religioso viene descritto nell’incontro tra Pietro e il centurione pagano Cornelio nella casa di quest’ultimo (At 10,1-43). L’evangelista Luca si premura di informare i lettori che tale incontro, preceduto da due rispettive visioni aventi come destinatari Pietro e Cornelio, è stato voluto da Dio, proprio per far comprendere a Pietro la necessità di abbattere le barriere religiose tipicamente giudaiche e consentire anche ai pagani di accogliere l’annuncio del Vangelo.
LO SPIRITO SCENDE SU TUTTI…
Proprio mentre l’apostolo sta predicando Gesù in mezzo alla nuova assemblea composta da uomini e donne provenienti dal paganesimo, accade un evento straordinario: “Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola” (At 10,44). Provenendo dallo Spirito Santo, l’interruzione del discorso assume un significato teologico, a indicare che da questo momento è Dio a prendere il controllo degli avvenimenti. Detto in altre parole, ad abbattere le barriere religiose del giudaismo non è Pietro, ma Dio stesso, e questo è il motivo per cui “i fedeli circoncisi”, cioè i giudeocristiani presenti sulla scena, rimangono profondamente impressionati. Non è poi un caso che questa nuova effusione dello Spirito venga descritta in modo molto simile all’evento della prima Pentecoste narrata in Atti 2: “li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio” (At 10,46; cf. At 2,11: “… li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”). È perciò evidente che Dio ha impresso una nuova direzione al cammino della Chiesa nascente, spalancando le porte anche ai non giudei.
… E IL BATTESIMO È UN DONO PER TUTTI
All’apice del racconto di questa nuova Pentecoste, Pietro pone la domanda decisiva: “Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?” (At 10, 47). La formulazione in greco presuppone una risposta negativa: ovviamente nessuno può e deve opporsi all’azione dello Spirito di Dio. Non va dimenticato che l’eunuco della regina Candace aveva formulato una medesima richiesta al diacono Filippo: “che cosa impedisce che io sia battezzato?” (At 8,36). Attraverso la domanda, Pietro invita i propri compagni di fede a chinare il capo dinanzi alla volontà di Dio. Come dicevamo sopra, quella che a noi, oggi, sembrerebbe essere un’ovvietà, non doveva esserlo all’inizio della vita della Chiesa. A ben vedere, la domanda dell’apostolo intende rispondere all’obiezione giudeo-cristiana secondo cui prima i pagani avrebbero dovuto essere circoncisi e poi, in un secondo momento, venire battezzati. Pietro, invece, ribadisce che il battesimo non può essere loro rifiutato perché “hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo”. Ovviamente il “noi” si riferisce alla prima comunità giudeo-cristiana che, per la prima volta, si trova davanti a uomini e donne provenienti dal paganesimo e che chiedono di entrare a far parte, a pieno titolo, della famiglia dei discepoli e delle discepole di Gesù.
Pietro allora ordina che Cornelio e quelli della sua casa “fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo” (v. 48). È importante notare che Luca utilizza qui – come altrove, quando si tratta del conferimento del battesimo – il verbo passivo essere battezzato: il credente, infatti, non si dà il battesimo, ma può solo riceverlo. In questo modo diventa ancora più evidente che la vita nuova nella quale Cornelio e quelli della sua casa vengono inseriti è un dono, non certo un merito. Da questo dono, poi, scaturisce l’appartenenza al Signore Gesù, che d’ora in poi diviene il centro dell’esistenza dei nuovi credenti.
D’ACCORDO CON LA VOLONTÀ DI DIO…
Giustamente molti esegeti hanno notato all’interno del racconto di At 10,44-48 un’anomalia. Fin dai primordi della vita ecclesiale, il percorso di chi chiede il battesimo è scandito secondo le seguenti tappe: pentimento, battesimo, perdono dei peccati, ricezione dello Spirito. Nel caso di Cornelio e della sua casa, però, non si parla né di pentimento, né di perdono, anzi, l’effusione dello Spirito precede il conferimento del battesimo. In realtà, l’anomalia è presto spiegata come l’eccezione che conferma la regola. Come nota Gérard Rossé, “l’effusione dello Spirito, che interrompe al momento opportuno il discorso di Pietro, dimostra che la nascita della Chiesa con membri provenienti dal paganesimo non è frutto della decisione dell’uomo. Luca non vuole dunque negare il legame tra battesimo e dono dello Spirito Santo, ma mettere in luce l’iniziativa divina a favore dei pagani, che accolgono il Vangelo. Ciò implica che la nascita della Chiesa con membri provenienti dal paganesimo non è neanche conseguenza del rifiuto di Israele, ma è voluta direttamente da Dio”.
… CHE VUOLE FARE DEL MONDO UNA GRANDE FAMIGLIA
L’ultima notazione del v. 48, nella quale leggiamo che Cornelio invitò Pietro e i suoi compagni a fermarsi a casa sua, non costituisce una semplice conclusione narrativa. Dopo la visione che impone a Pietro di superare i tabù alimentari e, con essi, le barriere religiose tipiche del giudaismo, la condivisione della casa esprime, nella concretezza, l’inedita comunione fra cristiani provenienti da mondi culturali, etnici e religiosi assai diversi. Di fatto, nella città di Cesarea, in cui si trova l’abitazione di Cornelio, prende vita una nuova chiesa domestica. È bello pensare che, proprio grazie all’azione dello Spirito Santo, uomini e donne con provenienze così diverse si scoprano parte di una grande famiglia, all’interno della quale c’è posto per tutti, nessuno escluso. Ed è triste dover constatare che, dopo duemila anni, questa lezione è ancora ben lungi dall’essere recepita da parte di tanti, troppi, cristiani.







