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L’ultimo missionario, L’abate G.Battista Sidotti

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Ultimo Missionario LibroIl Giappone ha sempre affascinato l’Occidente. I primi europei, tre portoghesi, vi giunsero nel 1542. Poi arrivarono i missionari. Il 15 agosto del 1549 sbarcò a Kagoshima Francesco Saverio, che trascorse in Giappone due anni, lasciando un bel gruppo di battezzati. I gesuiti ne continuarono l’opera spingendosi fino a Kyoto, ottenendo buoni risultati. A loro si aggiunsero altri missionari: domenicani e francescani.

La pacifica convivenza tra Buddha e Cristo fu interrotta nel 1587 dall’editto dello shogun Hideyoshi che decretò l’espulsione di tutti i missionari.

La persecuzione raggiunse il suo culmine nel 1613: migliaia di martiri (anche donne e bambini) resero testimonianza della loro fede. Per secoli le porte del Giappone rimasero chiuse ai missionari europei. Chi tentò di violare questa ordinanza venne facilmente identificato, processato e condannato a morte.

Tuttavia Giovan Battista Sidotti, prete siciliano entrato dai gesuiti perché colpito dall’esperienza del Saverio e dai racconti del Giappone, decise di tentare l’avventura.

Con il permesso del papa Clemente XI s’imbarcò a Genova verso le Filippine, nel 1703. Dopo una lunga sosta in India, il Sidotti raggiunse Manila. Il vescovo e i confratelli di là tentarono di dissuaderlo dall’avventura. Favorito da alcuni mercanti europei, l’abate fece costruire una fregata capace di affrontare i cicloni del Mar della Cina e nell’agosto del 1708 intraprese un viaggio di 1800 Km. Dopo sei settimane, l’equipaggio scorse all’orizzonte una striscia di terra: era l’isola di Yakushima, l’estremo sud del Giappone. La sera del 10 ottobre 1708 il Sidotti, vestito alla giapponese, si presentò all’equipaggio con i capelli raccolti a crocchia, salutò i compagni di viaggio e, su una giunca, si fece portare a terra. Lo straniero fu ben presto catturato e condotto a Nagasaki per essere processato.

L’anno successivo venne trasferito a Edo (l’attuale Tokyo). Da allora dell’avventuroso gesuita siciliano non si seppe più nulla. Il saveriano Renzo Contarini, che trascorse gli ultimi anni della sua vita in completa solitudine nell’isola di Yakushima, decise di riportare in vita la memoria del Sidotti, cercando e studiando i documenti relativi. Fortuna volle che s’imbattesse in un testo, Seiyo Kibun (Notizie sull’Occidente), scoperto da un missionario americano in una biblioteca di Tokyo nel 1859. L’autore, Arai Hadukuseki, vi trascrive l’interrogatorio da lui stesso condotto sull’intruso occidentale negli anni 1709-1710. Fu lo stesso shogun ad ordinare all’Arai, figlio d’un samurai, di presiedere il processo.

Il Seiyo Kibun si articola in tre parti: la prima tratta dell’incontro con il prigioniero e degli interrogatori protrattisi per quasi due anni; la seconda riporta riflessioni sull’Europa. La terza è il resoconto degli interrogatori, accompagnato dal tentativo di confutare la dottrina cristiana.

La domanda fondamentale è: “Nella mia nazione è in vigore una legge assai severa che proibisce a qualsiasi straniero di venire tra noi. Perché l’hai trasgredita?”.

La risposta: “Mi trovo qui con il vivo desiderio che venga riconosciuta l’infondatezza dell’accusa contro il cristianesimo e perché venga revocata la legge che ci esclude da questa nazione”.

Nel finale Arai esprime la sua ammirazione verso lo straniero per la sua intelligenza, moralità e gentilezza, e confuta la leggenda sugli occidentali che miravano alla conquista del Giappone. Nello stesso tempo riafferma la supremazia del buddhismo sul cristianesimo.

Infine presenta tre proposte: la prima (a suo parere la migliore) prevede di rimandare lo straniero in patria; la seconda di trattenerlo in prigione a vita; la terza (ritenuta la peggiore) di condannarlo a morte. Proprio in quel periodo viene promulgata una nuova legge: bruciare qualsiasi nave straniera, sterminandone l’equipaggio.

Sugli ultimi anni del Sidotti cadde il silenzio. L’ultima notizia lo coglie in prigione, “legato e calato in una cella sotterranea, buia”. Arai informa pure sulla morte: “nell’inverno del 1715, il sette del decimo mese (novembre): si ammalò e il ventuno, a notte fonda, morì”. Aveva 47 anni.

In questo libro, opera incompiuta del saveriano Renzo Contarini – che il Signore ha chiamato a sé nel 1998 –, il confratello Augusto Luca ci offre delle pagine dense e documentate sull’evangelizzazione del Giappone, trasformatasi quasi subito in persecuzione, che i cristiani ebbero ad esperimentare in quel terribile ‘700.



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