ILLEGALE È LA POVERTÀ
Nelle festività natalizie abbiamo contemplato il mistero di un Dio, l’Emmanuele, che si è fatto bambino, piccolo, povero, per la gioia di tutti i bambini, i piccoli e i poveri del mondo. Mentre ammiravamo tanta fragilità e povertà, messa al centro della nostra attenzione da migliaia di presepi allestiti un po’ ovunque – nelle nostre case, nelle chiese, nelle piazze –, molti politici italiani facevano a gara per dirci, con gli auguri di Natale e di Capodanno, che l’unica via d’uscita dalla crisi per l’Italia sarebbe stata la crescita economica.
Come suona strana e ridicola la musica natalizia di un Dio che gratuitamente decresce, si fa piccolo, povero, per arricchirci tutti: “Cristo, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”, scrive l’apostolo Paolo ai Corinzi.
Mi chiedo allora, come cristiano e cittadino alle prese con agende politiche ed economiche di partiti ormai con la febbre elettorale, se ci sia ancora spazio per confrontarsi con questa scandalosa povertà di Betlemme. Sì, è vero, la povertà evangelica non fornisce ricette facili per le agende dei governi, ma non sarebbe del tutto inutile prendervi ispirazione, almeno a livello di metodo: perché tutti crescano, bisogna che qualcuno – ricco – diventi povero!
Questa discesa in campo di Dio dalla parte dei poveri potrebbe suggerire a tutti un nuovo stile politico, in primis ai cristiani, che non potranno indossare a cuor leggero l’una o l’altra agenda, ma dovranno discernere tra quella che fabbrica impove-rimento nella maggioranza dei cittadini e quella che crea comu-nione dei beni. Dal canto loro, le Chiese non dovrebbero inseguire a tutti i costi l’assetto politico del momento, ma mantenere una giusta autonomia, garanzia di libertà e di profezia.
Dovrebbero, invece, sì, mettersi sempre e comunque dalla parte dei poveri, se vogliono davvero continuare a rendere loro visibile e credibile il mistero della preferenza di Dio.
Gli ultimi numeri sulla povertà in Italia stanno purtroppo confer-mando che essa è in aumento. Il Rapporto 2012 dell’Istat mostra un’Italia più dualizzata rispetto a qualche decennio fa: da una parte i poveri, sempre più poveri (il 50% delle famiglie italiane dispone solamente del 10% della ricchezza nazionale); dall’altra i ricchi, sempre più ricchi (il 10% delle famiglie italiane detiene ben il 46% del patrimonio).
Sembra che il modello neoliberista, cui gli ultimi governi si sono ispirati, stia trascinando la nazione verso parametri tipici dei paesi del sud del mondo, in cui vige una separazione netta, spesso abissale, tra i pochi ricchi, sempre più ricchi, e i molti poveri, sempre più poveri.
Ebbene, nell’approccio alla sfera politica e nel discernimento delle agende che i partiti vogliono applicare al paese, i cristiani e le Chiese non possono prescindere dai poveri: li dovranno sempre preferire e mettere al centro delle loro attenzioni.
È tempo di indignazione, ma anche di mobilitazione contro la povertà, non certo quella di Betlemme, vissuta dall’Emmanuele, Dio con noi, ma quella generata dalla finanza neoliberista al-l’origine della crescita di una ricchezza sempre più ineguale, ingiusta e predatrice, come sostiene l’iniziativa internazionale Banning Poverty 2018, cui anche la nostra rivista ha aderito, che vuole far approvare all’Onu nel 2018 (70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) una risoluzione nella quale si proclami l’illegalità di quelle leggi, istituzioni e pratiche sociali collettive che alimentano la povertà nel mondo.
Nessuno nasce povero. Poveri si diventa. La povertà è una costruzione sociale. Dichiariamo illegale questa povertà!







