IL RUOLO DELLE DONNE / UN NUOVO VOLTO DELLA CHIESA?
Nella mia riflessione sul “nuovo volto della Chiesa” vorrei partire da alcune domande. Anzitutto, come apparirebbe questo volto con un ruolo diverso delle donne? Sarebbe automaticamente più pronta ad affrontare il futuro? Potrebbe annunciare in modo migliore il Vangelo e adempiere più efficacemente alla sua missione? Mi viene in mente una frase della femminista austriaca nonché ministra federale Johanna Dohnal, che già alla fine degli anni ‘70 affermava: “La visione del femminismo non è un futuro più femminile, ma un futuro più umano”.
Un nuovo volto di quale Chiesa?
Ma si pone subito un’altra domanda: parlando di “nuovo volto della Chiesa”, di quale Chiesa stiamo parlando? Infatti, la Chiesa ha molteplici volti, a seconda del punto di vista da cui la osserviamo e questo volto è stato disegnato in modi diversi lungo i secoli.
Un tentativo significativo di risposta è stato offerto dal Concilio Vaticano II. Ritengo utile prenderlo senz’altro in considerazione, poiché comprendere cosa intendiamo per Chiesa è fondamentale per affrontare la questione del ruolo delle donne al suo interno.
Il Vaticano II ha descritto essenzialmente due dimensioni della Chiesa, ponendole in feconda tensione tra loro. Da un lato c’è la Chiesa gerarchico-istituzionale, come corpo di Cristo e Cristo stesso come suo capo, guidata dal papa come successore di Pietro e dalla comunione dei vescovi (LG7-8).
Nella sua struttura gerarchica, gli uffici con potere di governo sono centrali (LG 17ss). Dall’altro c’è l’immagine della Chiesa come communio (comunione), che comprende tutto il popolo di Dio, in cui tutti i battezzati partecipano alla triplice missione di Cristo e quindi al sacerdozio comune dei fedeli (LG 9ss). In questa visione di Chiesa, si sottolinea il legame vivente tra i credenti, tra di loro e con Cristo, che trova la sua espressione massima nella celebrazione eucaristica.
Le donne nella Chiesa di Bolzano-Bressanone
Guardando al volto della Chiesa come “comunione”, le donne svolgono un ruolo fondamentale nella nostra Chiesa locale. Già il Sinodo diocesano 2013-2015 ha sottolineato la necessità di rafforzare il ruolo e la visibilità delle donne nella Chiesa locale. Da allora sono stati fatti alcuni passi, come la nomina di donne in posizioni di responsabilità nell’ordinariato vescovile, a partire dal 2017, tanto che oggi su un totale di 9 uffici, 4 sono diretti da donne (oltre all’Ufficio matrimonio e famiglia, anche l’Ufficio missionario, la Caritas diocesana e l’Ufficio scuola e catechesi). Una misura suggerita dal Sinodo era anche la creazione di una Commissione diocesana per la parità di genere che, come suo primo progetto, scelse l’elaborazione e implementazione di linee guida per un linguaggio sensibile al genere nella Diocesi.
Guardando oltre la curia vescovile, nelle parrocchie si evidenzia la presenza significativa delle donne in vari ambiti. Circa il 58 per cento dei membri dei Consigli pastorali parrocchiali attuali è composto da donne, e tra i loro presidenti più della metà (53 per cento) sono donne. I team pastorali delle parrocchie, con circa 420 volontari, sono composti per il 65 per cento da donne, e la metà delle persone che coordinano questi team pastorali sono donne (53 per cento).
Inoltre, è importante menzionare nella nostra diocesi la Katholische Frauenbewegung, un’associazione ecclesiale che nel contesto italiano si potrebbe descrivere come ramo femminile dell’Azione cattolica adulti, che attualmente conta circa 12.800 membri. Con grande impegno, sebbene con risultati moderati, il movimento ha lavorato negli ultimi anni a ringiovanire la sua fascia di età. Molte donne sono attivamente impegnate sia a livello diocesano, sia nelle proprie parrocchie: nell’annuncio della fede, nella preparazione al battesimo e nella pastorale familiare, nell’accompagnamento al lutto, nella liturgia, in attività comunitarie e di preghiera nonché nel sostegno a progetti di sviluppo nei paesi del Sud del mondo. Infine, l’associazione si impegna insieme ad altre realtà diocesane anche in questioni ecclesiali di ampia portata, come l’accesso delle donne ai ministeri ordinati, in particolare il diaconato.
In ambito liturgico, a livello diocesano, negli ultimi anni sono state formate numerose guide della celebrazione della Parola – attualmente sono più di 230, di cui il 55 per cento sono donne. Un fenomeno simile si sta verificando anche nella formazione dei laici per la guida delle celebrazioni funebri. Infine, non va dimenticato un gruppo che, purtroppo, nelle statistiche viene spesso trascurato: quelle persone, prevalentemente donne, che vivono la cosiddetta “prima evangelizzazione”. Nonostante la crisi che colpisce anche questo ambito, sono proprio loro che continuano, oggi come in passato, nelle famiglie a introdurre i bambini ai temi e alle pratiche della fede.
Dunque, un nuovo volto della Chiesa?
Ritornando al “nuovo volto” della Chiesa: come potrebbe e dovrebbe essere per integrare pienamente le donne e rispondere al contempo alla missione della Chiesa? La tuttora significativa presenza delle donne all’interno della Chiesa non deve farci dimenticare che, guardando al suo volto gerarchico, persiste una frattura che fa sì che intere generazioni di donne non si sentano più coinvolte. Questo tema, forse a causa dell’influsso culturale del mondo di lingua tedesca, si presenta in modo particolarmente sentito nella nostra diocesi. Infatti, siamo chiamati a confrontarci con domande e sfide legate ai ruoli e alle questioni di genere e alle diverse concezioni di famiglia che stanno attraversando la nostra società e alle quali, come Chiesa, non possiamo più sottrarci. E ancora, queste questioni pongono una distanza tra noi, come Chiesa, e le persone che ci interpellano, rendendo sempre più difficile trasmettere loro il messaggio che però siamo chiamati ad annunciare. Se la questione della donna nella Chiesa, così com’è oggi, ostacolasse dunque l’annuncio del Vangelo, e se il nostro modo di affrontarla rendesse difficile per molte persone (e in particolare per le donne) entrare in contatto con il messaggio di Gesù, che passi potrebbe fare la Chiesa? Come leggere i segni dei tempi? A quali passi ci chiama lo Spirito Santo?
E così, tornando alle domande iniziali, mi sento spinta a continuare ad immaginare (e sognare) questo “nuovo volto” della Chiesa e a concludere, sulle orme di Johanna Dohnal: la visione che noi donne abbiamo della Chiesa forse non è semplicemente una Chiesa più femminile, ma una Chiesa più evangelica!
Un impegno significativo, ma con una spaccatura profonda
Tutto questo, considerando la “crisi della Chiesa” in generale, è positivo e incoraggiante, poiché dimostra ancora un forte impegno da parte delle donne (e degli uomini!), soprattutto nelle attività di volontariato all’interno della Chiesa. Tuttavia, il vero punto di rottura deve ancora arrivare: come abbiamo visto, le donne svolgono una parte sproporzionata del lavoro “di base” della Chiesa, ma sono ancora scarsamente rappresentate o addirittura del tutto assenti nelle posizioni decisionali, cioè nel volto istituzionale e gerarchico della Chiesa. Il parlare della presenza femminile in posizioni di responsabilità non deve nascondere il fatto che le posizioni di leadership effettive sono ancora inaccessibili, sebbene esista un piccolo margine che potrebbe essere sfruttato, come ci ha più volte mostrato papa Francesco. Si tratta di quelle posizioni che potrebbero già essere ricoperte da donne, e che comporterebbero una reale capacità decisionale, anche nei confronti dei chierici – un aspetto sottolineato anche nel recente rapporto indipendente sugli abusi sessuali nella Diocesi: “In relazione agli sviluppi indesiderati prodottisi all’interno della Chiesa, si osserva non di rado, a ragione, che una possibile causa potrebbe risiedere anche nella natura di un sistema manifestamente intriso di cameratismo maschile. A una constatazione di questo tipo si potrebbe ovviare […] trasferendo intenzionalmente in capo a donne funzioni dirigenziali in ambito ecclesiastico [...]” (cfr. https://westpfahl -spilker.de/wp-content/uploads/2025/ 01/Gutachten_Dioezese-Bozen-Brixen_IT-1.pdf, p. 611).
Ma la spaccatura persiste: il fatto che le donne siano escluse dalle funzioni decisionali e di leadership della Chiesa, e che, tale esclusione sia categorica e basata sul genere, non è più tollerato da molte donne, soprattutto dalle nuove generazioni. Mentre la generazione delle nostre madri e la mia si opponevano “a voce alta” a questa situazione, l’opposizione si fa sempre più silenziosa e molte donne scelgono di non avvicinarsi nemmeno a un’organizzazione che le esclude a priori, tanto meno di sostenerla. È quindi evidente quale campo di tensione si stia aprendo, e che questo problema e le sue conseguenze emergeranno con forza solo nel prossimo futuro.







