IL NUOVO TECNOCRATICO ROMANO IMPERO AMERICANO
Il film Megalopolis di Francis Ford Coppola, uscito in Italia nell’ottobre 2024, è stato generalmente male accolto dal pubblico e dalla critica in patria e in Europa. Credo che l’opera non sia giudicabile secondo i gusti della massa né con i consueti criteri critici. Coppola lo concepì molti decenni fa come proiezione al futuro anteriore dell’America che per tanti versi è oggi quella di Trump e Musk, che a quei tempi stavano alla cova nell’uovo del serpente fascistoide che li ha partoriti. Penetra come un bisturi visionario nel corpo malato di quella nazione e lo fa costruendo, con caotica maestria, sequenze cinematografiche travolgenti che si rivelano come vere e proprie manifestazioni della complessità contemporanea; utilizza una logica narrativa fantasmagorica, asimmetrica e ibrida, come fosse nata direttamente dal mondo torbido e scaleno di cui parla.
La storia si svolge a New Rome, città degradata che mescola elementi della New York moderna e dell’antica Roma, dove un’élite patrizia vive nel lusso mentre i cittadini comuni lottano con la povertà. Cesar Catilina, architetto inventore di Megalon, materiale indistruttibile ma ecologico, vuole ricostruire la città, ma viene ostacolato dal sindaco, ex procuratore, Francis Cicero, un uomo corrotto che preferisce investire su realtà più redditizie e Clodio, giovane depravato e leaderpopulista. Catilina porta avanti il suo progetto nonostante un’accusa infondata di aver portato la moglie al suicidio, intrighi, tradimenti, manipolazioni e rivolte popolari che riuscirà a superare grazie all’aiuto di suo zio, il banchiere Hamilton Crasso III, e di Julia, figlia di Cicero con la quale non solo realizza Megalopolis ma instaura anche una relazione amorosa dalla quale nascerà Sunny Hope, simbolo di una nuova era.
La New Rome reale si edifica sull’Agenda di Trump sostenuta dagli oligarchi BigTech tra i quali spicca il criptonazista Elon Musk. Eccone alcuni pilastri: deportazione dei migranti, protezionismo interno e uso dei dazi come ricatto economico, aumento delle spese militari, rimozione del blocco per Israele all’uso delle superbombe e via libera all’occupazione di nuovi territori in Cisgiordania, mire aggressive per Groenlandia e Panama, uscita dal trattato sul cambiamento climatico e minaccia di lasciare l’Oms, espansione del progetto satellitare Starlink e dell’IA per il controllo e la manipolazione dell’informazione, colonizzazione di Marte.
Il rapporto tra realtà e cinema pare qui abbia raggiunto il proprio punto di fusione negativo sembrando una superfetazione distruttiva e rovesciata dell’idea di Coppola che invece nel finale della sua opera pianta un seme di senape come speranza incarnata da Sunny Hope. Ma nella vita reale quel seme è ben lungi dal mettere radici. Nelle attuali circostanze bisogna essere consapevoli che tutto non sarà come prima e che il lavoro per uscire dall’incubo sarà duro e difficile. Il che ci porta a condividere, per il momento, le parole conclusive del romanzo di Antonio Scurati, del 2009, Il bambino che sognava la fine del mondo: “E non piangere, bambino, non piangere. Non hai nulla da temere dal futuro. La fine è già arrivata. Tanto tempo fa”.







