IL MIO GIUBILEO A BONDO - INCORAGGIAMENTI...
Abbiamo amici in tutto il mondo. Una volta all’anno i nostri lettori ci perdoneranno un po’ di narcisismo.
IL MIO GIUBILEO A BONDO
Sono passati quasi due mesi da quando ho lasciato l’Italia, mesi che ho passato soprattutto viaggiando. Mi rendo conto di avere il privilegio di vivere un pellegrinaggio insolito, verso un tempio che non è fatto di pietre, bensì di carne, un tempio che il Signore ha scelto come luogo in cui abitare, l’uomo, in particolare l’uomo sofferente.
Penso agli itinerari europei verso le nostre basiliche, mentre percorro centinaia di km. attraverso la foresta, attraverso una chiesa che vuole iniziare a ricostruirsi nel segno della “fraternità”. Vivo così il mio Giubileo. Nel desiderio di vivere con questa gente, in questa chiesa di Bondo, la gratuità di Dio, il quale dà anche quando l’uomo non produce. E nella contemplazione di questa gratuità, prendere coraggio di credere in un tempo nuovo, malgrado la presenza, ancora forte, di segni di devastazione e di guerra.
Mentre percorrevo centinaia di km. nella foresta, sottoposta ai ritmi e ai contrattempi che essa impone, ho dovuto rivedere i miei parametri di tempo e di spazio; non ero più io a condurre la vita, ma essa a condurmi. Riscoprivo nella gente che incontravo un senso di gratitudine verso Dio per il semplice fatto di esistere, di essere vivi, di avere avuto la possibilità di incontrarci. La sera sedevo intorno al fuoco, insieme agli altri, nella solennità della notte tropicale, fatta di silenzio e di mille voci sconosciute: la mia mente andava al clamore mediatico attorno al Giubileo, che avevo lasciato prima della mia partenza e, visto da quel contesto, mi sembrava il vociferare dei mercanti nel tempio all’epoca di Gesù, più che un reale invito alla conversione.
Ci sono molti modi per espropriare le persone della loro terra. In America latina si inviano i pistoleros a scacciare i contadini, qui si scava ovunque, alla ricerca di oro e di diamanti. Si scava piano piano, fino a far scomparire il desiderio e la possibilità di coltivare la terra, fino a rendere questo popolo schiavo di un miraggio che porta solo verso la fame e la morte. Un giorno i figli di questo popolo, invece di mangiare riso, si nutriranno di diamanti, sempre che il mercato globale ne lasci qualcuno.
ANTONIA, Bondo, RdC.
INCORAGGIAMENTI DAI NOSTRI AMICI
Da cinque mesi sono in Perù e Missione Oggi mi arriva tempestivamente. Desidero dirvi grazie per il vostro impegno per i contenuti che ci provocano a riflettere e ci tengono informati in forma “profonda”. Alcuni articoli li fotocopio e li passo ad amici.
La situazione nel Perù è sconcertante. La dittatura è ormai proclamata nelle sue espressioni più dure. Le elezioni di aprile e di maggio avevano consumato una frode sfacciata, calpestando la dignità di questo popolo: fame, violenza, impunità sono il pane quotidiano. Ora si apre uno spiraglio…
MARISA BESACCHI - Lima, Perù.
Seguo Missione Oggi, è stupenda. Ammiro il vostro coraggio, ma state attenti… perché toccare certi temi, vedi il dossier sulle armi, è assai pericoloso.
Perché l’Osservatore Romano non scrive queste cose? Non sarebbe opportuno diffondere queste notizie attraverso i grandi giornali? Amare i poveri oggi significa riuscire a far discutere sulle “verità” che sono evidenti. I temi “mondializzazione, armi, povertà” sono nel cuore del popolo: devono entrare nel cuore di chi comanda, nella certezza che la verità è più forte del denaro…”
MARIO FORADINI, Torino.
Apprezzo la rivista, per cui non solo ne ho parlato con le nostre sorelle che stanno in Brasile, le quali mi hanno pregato di fargliela avere, ma visto che mi trasferirò in California, ho fatto un abbonamento anche per noi là.
BIGNAMI ROSSELLA, Bari.
Vi mando i più vivi apprezzamenti per la qualità della rivista, che da cinque anni leggo con passione. In luglio vado in Usa per approfondire l’inglese e poi parto per la Papua Nuova Guinea.
GIOVANNI DI LENARDA, Latisana (Udine).







