Skip to main content
Condividi su

“I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’è una minoranza: i ministri ordinati…”. Questa affermazione perentoria si trova al n. 102 della Evangelii Gaudium di papa Francesco. La Chiesa però stenta a prenderne atto, c’è ancora troppo clericalismo che, dice papa Francesco, ”li mantiene al margine delle decisioni”. L’Evangelii Gaudium, che si può definire la Regola dell’annuncio cristiano per il Terzo Millennio, rappresenta una comprensione più avanzata della natura della Chiesa e del ruolo dei fedeli, rispetto a quella che esisteva prima del Concilio.

I laici erano l’immensa maggioranza dei fedeli anche prima del Concilio, però non erano percepiti così; al contrario era stata elaborata tutta un’ideologia del laicato, come entità a se stante, che prendeva le forme della teologia del laicato e dell’apostolato dei laici, mentre erano state create per loro apposite strutture separate come quelle dell’Azione Cattolica. Prima del Concilio i laici erano considerati come una porzione subalterna del popolo cristiano, secondo quella bipartizione che risaliva al decreto di Graziano: “duo sunt genera christianorum”, i chierici e i laici, gli uni superiori, gli altri inferiori; dicotomia che poi si era articolata ulteriormente nella distinzione tra tre generi di cristiani, i religiosi, i chierici e i laici; in tal modo erano venuti a definirsi tre “stati” o ordini  nella Chiesa, diversi per dignità, poteri e funzioni. Non si trattava, rispetto ad oggi, di una diversa collocazione del laicato, si trattava di una diversa concezione della Chiesa: ed è quella concezione frammentata della Chiesa che si rifletteva nel cosiddetto schema de Ecclesia del Concilio, che al primo posto metteva “la costituzione gerarchica della Chiesa”, ossia l’episcopato.

Ma al Concilio quella Chiesa finì. Nella riscrittura del testo il primo capitolo della Lumen Gentium divenne “il mistero della Chiesa”, e il secondo capitolo divenne “il popolo di Dio”, e in questo capitolo fermentava una potente dinamica interna, perché in prima istanza il popolo di Dio veniva identificato con la Chiesa visibile ma in ultima istanza e nel processo storico fino al suo compimento esso veniva identificato con tutti gli uomini e tutti i popoli per i quali Gesù aveva steso le braccia sulla croce, e in definitiva era identificato con l’umanità tutta intera, unico vero e universale popolo di Dio.

SACERDOZIO COMUNE E SACERDOZIO MINISTERIALE

Tuttavia il Concilio restava ancora invischiato nella vecchia concezione, sicché nell’ecclesiologia conciliare rimaneva l’idea che il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico “differiscano essenzialmente e non solo di grado” (Lumen Gentium, al n. 10), e cercava ancora di ritagliare per i laici delle competenze e dei ruoli specifici, come fa nel decreto sui laici, Apostolicam actuositatem, e come quando riserva a loro (nella Gaudium et Spes al n. 43), “propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività temporali”.

Si tratta di una posizione che sarà esplicitamente confutata da papa Francesco nella Evangelii Gaudium, quando dice: “Sebbene si possa dire in generale che la vocazione e la missione propria dei fedeli laici è la trasformazione delle varie realtà terrene affinché ogni attività umana sia trasformata dal Vangelo, nessuno può sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale” (n. 201), cioè nessuno può essere messo fuori dalla missione universale della Chiesa.

DAI “LAICI” AI “DISCEPOLI MISSIONARI”

Nella Evangelii Gaudium la Chiesa non è la somma di chierici, religiosi e laici, ma è la comunità dei “discepoli missionari”. In forza di questo principio il problema non è quale spazio i laici devono occupare nella Chiesa (e quale spazio le donne come laiche nella Chiesa) con la conseguente rivendicazione delle posizioni e dei ruoli di potere che invece ora sono loro negati, ma è quello del processo di costruzione e svolgimento della Chiesa di Dio in cui sono inseriti in forza del battesimo; in questa nuova comprensione essi vanno collocati prima di tutto nel tempo, nel processo storico. In questo senso già in un Convegno di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” per ricordare i 50 anni dal Concilio, il 15 settembre 2012, fu posto il problema della successione laicale. Non c’è solo una successione apostolica nella Chiesa, c’è anche una successione laicale, che dai discepoli anonimi che Gesù amava, dal discepolo che rimane fino al ritorno di Gesù (Giov. 21, 22), è giunta fino a noi; e questa successione discepolare non è meno importante dell’altra, perché anch’essa fa parte della Tradizione che viene da Gesù e che insieme alla Scrittura porta con sé la divina rivelazione e rende attuale per ogni generazione la parola di Dio.

LA TRADIZIONE DEI DISCEPOLI

Nella storia cristiana si è a lungo dimenticato come nella tradizione viva della Chiesa ci fosse anche la tradizione trasmessa dai discepoli. Anzi si è dimenticato che senza i discepoli non ci sarebbe alcuna tradizione, non ci sarebbe un popolo di Dio, e non ci sarebbe nemmeno la Chiesa degli apostoli. Senza le discepole venute alla tomba vuota, gli apostoli non avrebbero avuto l’annunzio della resurrezione, perché la spiegazione di quella tomba vuota l’angelo la diede alle donne, furono le discepole, Maria di Magdala, Giovanna (di cui nessuno mai si ricorda), l’altra Maria, le prime a fare l’esegesi, e un’esegesi ispirata, quasi “dettata dallo Spirito Santo” , per usare una formula del Tridentino, della pietra rotolata dal sepolcro. E fu il discepolo che Gesù amava quello che riconobbe il Signore risorto sulla riva del lago: ed è sulla parola di quel discepolo che Pietro si gettò nelle acque per raggiungere il Maestro (Giov. 21, 7). Senza il discepolo, Pietro non si butta: e questo credo che sia il nostro compito di discepoli nei confronti del papa anche oggi.

Questo carisma dei discepoli è ben presente a papa Francesco, che più volte ha ricordato il ruolo che i laici, i semplici battezzati, hanno avuto per la conservazione e la trasmissione della fede, come è accaduto in Giappone, dove, nel XVII secolo, dopo la cacciata dei missionari stranieri, per più di duecento anni non erano rimasti sacerdoti. «Quando sono tornati di nuovo altri missionari» ha raccontato Francesco in un’omelia Santa Marta il 17 aprile 2013, «hanno trovato tutte le comunità a posto: tutti battezzati, tutti catechizzati, tutti sposati in chiesa, e quelli che erano morti, tutti sepolti cristianamente. Non c’era prete... Chi ha fatto questo? I battezzati!».

Dunque i laici sono il popolo universale di Dio in mezzo al quale ci sono diversi ministeri e carismi; le differenze tra loro sono meno importanti della condizione comune che li assimila come battezzati e figli ed eredi di Dio. Ed è questa la riforma della Chiesa che il papa ha preconizzato nel suo discorso per il cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo; e qui l’espressione più forte è stata quella secondo cui la Chiesa è, sì, una piramide, ma una piramide capovolta dove il vertice sta sotto, e dove non ci sono poteri, perché il potere è rovesciato in servizio.  

TUTTI I BATTEZZATI AGISCONO “IN PERSONA CHRISTI”

Da questo vanno tratte tutte le conseguenze, e solo in questa prospettiva si può risolvere il problema dell’eguaglianza e della pari dignità della donna nella Chiesa. Infatti, c’è una discriminazione che il papa tuttora dichiara insuperabile: quella del sacerdozio ministeriale, come privilegio maschile. A questa contraddizione la Evangelii Gaudium, al n. 104, cerca di rispondere dicendo che il sacerdozio ministeriale non va inteso come un potere, che alle donne sarebbe negato; esso si pone nell’ambito delle funzioni, non della dignità, che è la medesima per tutti, uomini e donne, in quanto scaturisce dal battesimo; resta però che la riserva ai maschi di amministrare il sacramento dell’eucarestia deriva dal fatto che agiscono “in persona Christi”, secondo la formula di san Tommaso.

Ma per l’appunto la rinnovata coscienza ecclesiale dice che ad agire in persona Christi nella Chiesa e nel mondo sono tanto gli uomini che le donne, tanto i chierici che i laici per l’unità del battesimo e della missione.



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito