I VESCOVI DEL CONGO DENUNCIANO
L’AGGRESSIONE DEL RWANDA, UGANDA E BURUNDI
Il cardinale e i vescovi della Repubblica Democratica del Congo, partecipanti al Giubileo dei preti il 18 maggio scorso a Roma, hanno inviato un energico appello all’Onu, all’Oua, all’Unione europea e alla Corte internazionale di Giustizia, per denunciare la drammatica situazione del loro paese e per presentare precise richieste.
In particolare denunciano
- “l’aggressione di cui il nostro paese è vittima da parte degli eserciti rwandesi, ugandesi e burundesi”;
- “lo sterminio del popolo congolese e il clima generale d’insicurezza”;
- “l’occupazione di fatto di una parte del paese e la sua balcanizzazione, allo scopo di impadronirsi delle sue risorse minerarie e agricole”.
All’Onu chiedono
- “un serio impegno per esigere un cessate il fuoco immediato e il ritiro degli eserciti stranieri dal territorio”;
- l’invio d’urgenza di una forza d’interposizione e d’imposizione della pace lungo le frontiere del paese”.
All’Oua chiedono di “farsi garante della Conferenza internazionale sui Grandi Laghi”.
All’Unione europea chiedono di
- “smascherare i paesi europei (Francia, Italia, Inghilterra, Belgio…) e alleati (Usa, Israele…) impegnati nella vendita di armi e in altre operazioni di spoliazione delle risorse minerarie, attraverso istituzioni e strutture intermediarie e occulte”;
- “dissuadere questi paesi dall’appoggio fornito al Rwanda, Uganda e Burundi in questa assurda occupazione”.
Alla Corte internazionale di Giustizia chiedono di “aprire una seria inchiesta sulle stragi di congolesi operate dagli eserciti rwandesi, ugandesi e burundesi, sui fornitori di armi, sui beni del paese di cui gli eserciti hanno preso possesso, perseguendo i mandanti, africani e internazionali (multinazionali, banche, holding…) e alcuni governi d’Oltremare, beneficiari delle risorse del suolo congolese”.
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