I MARTIRI DI BARAKA E FIZI CINQUANT’ANNI DOPO
IL SENSO DELLA VITA
Non li ho conosciuti personalmente. Il primo contatto è stato attraverso il monumento a loro dedicato nella chiesa della comunità saveriana di Zelarino (Ve), dove frequentavo le scuole superiori. Un modo per ricordare ai giovani aspiranti saveriani la vita missionaria come dono di sé “fino in fondo”.
Lo scrutavo durante l’inverno, in quella grande chiesa fredda, e sognavo il caldo dell’Africa, le foreste, la semplicità di vita, il bene che si può fare, così, gratuitamente. Era a fianco dell’altare e lo è tuttora, nella nuova cappella della comunità. Il sacrificio di Cristo – sacerdote, vittima e altare – e accanto il ricordo di fratel Vittorio Faccin, dei padri Luigi Carrara e Giovanni Didonè e dell’abbé Atanasio Joubert, uccisi a Baraka e Fizi il 28 novembre 1964…
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